Mentre negli altri stabilimenti i concessionari uscenti sono stati chiamati a rispondere degli abusi e a pagare le demolizioni, nel caso Village il Comune di Roma ha cambiato improvvisamente impostazione. La determina di Carlo Mazzei parla di società estinta e di “ignoti responsabili”, ma il fascicolo camerale, il bilancio e la procedura di liquidazione giudiziale raccontano una vicenda molto più complessa.
Il punto più debole dell’intera vicenda Village non riguarda la demolizione in sé, un fabbricato in muratura di circa 12,40 × 13,60 m, pari a circa 168 mq e una tettoia in legno di circa 7,50 × 13,60 m, pari a circa 98 mq (di cui LabUr ha parlato già dal 2016) bensì il presupposto giuridico sul quale il Comune di Roma ha costruito tutto il procedimento.
Nella Determinazione QC/1458 del 4 maggio 2026, il Direttore Direttore della Direzione Rigenerazione del Litorale e Grandi Progetti di Roma Capitale, Carlo Mazzei, afferma che la concessionaria Malibu Beach S.r.l. risulta estinta e che, proprio per tale motivo, il Comune non può procedere per gli abusi nei confronti del contravventore. Da qui la scelta di chiedere alla Prefettura di intervenire esercitando i poteri di autotutela dello Stato per ragioni di pubblica sicurezza.
È questa l’affermazione sulla quale poggia l’intera costruzione amministrativa. Eppure gli atti oggi disponibili mostrano una realtà decisamente più articolata.
Il presupposto della determina: una società davvero estinta?
Il fascicolo storico della Camera di Commercio, aggiornato al 19 luglio 2026, identifica infatti la società come “Malibu Beach S.r.l. in liquidazione”, riportando una PEC della procedura concorsuale, una liquidatrice nominativamente individuata, Giovanna Palermo Di Meo, e precisando addirittura che l’impresa è “in fase di aggiornamento” a seguito di un protocollo depositato il 14 luglio 2026.
La differenza non è soltanto terminologica. Nel linguaggio giuridico una società estinta è una società che ha cessato definitivamente la propria esistenza.
Una società in liquidazione, invece, continua ad esistere come centro di imputazione di rapporti giuridici fino alla definizione della procedura prevista dalla legge. Cambia la finalità dell’attività sociale, che non è più quella di esercitare l’impresa, ma di liquidarne il patrimonio, definire i rapporti pendenti, soddisfare i creditori e chiudere definitivamente ogni posizione ancora aperta. Compresa la demolizione degli abusi.
Nel caso della Malibu Beach la procedura è ancora più particolare.
Cosa raccontano gli altri documenti
Dopo la definitiva confisca nell’ambito delle misure di prevenzione antimafia, il Tribunale di Roma ha aperto la liquidazione giudiziale n. 638/2025, dichiarata il 19 settembre 2025.
Con la sentenza non è stata autorizzata la prosecuzione dell’attività d’impresa, ma ciò non significa affatto che la società sia improvvisamente scomparsa dal punto di vista giuridico. Lo stesso fascicolo camerale continua infatti a riportare una rappresentanza della procedura e una PEC dedicata.
Anche il calendario della procedura racconta una storia diversa rispetto a quella che emerge dalla determina comunale a firma di Carlo Mazzei.
Liquidazione giudiziale non significa scomparsa della società
Sul portale ufficiale della liquidazione giudiziale risultava infatti fissata un’udienza il 22 aprile 2026 dedicata all’esame delle domande tardive di insinuazione al passivo. Si tratta delle domande presentate dai creditori oltre il termine ordinario previsto per partecipare al concorso. La legge fallimentare ne consente comunque l’esame attraverso specifiche udienze fissate dal giudice.
Questo significa che il 22 aprile 2026, appena sei giorni dopo il rilascio della nuova concessione al Consorzio Il Melograno e un solo giorno prima della riunione del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica richiamata da Mazzei per le demolizioni, la procedura concorsuale era ancora pienamente operativa.
Anche il bilancio racconta una società ancora in gestione
Anche il bilancio 2024 contribuisce ad arricchire il quadro.
La società dichiara di avere redatto il bilancio secondo la Circolare ANBSC n. 1/2020, cioè applicando la disciplina prevista per le aziende sequestrate e confiscate alla criminalità organizzata.
Dai documenti emergono ancora un patrimonio in gestione, crediti iscritti, debiti per centinaia di migliaia di euro e perfino anticipazioni economiche erogate dall’Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati per assicurare la gestione della società.
Non sembra quindi il quadro di una realtà amministrativamente “svanita”, bensì quello di una procedura concorsuale ancora in corso. Mazzei lo ignorava?? Perché è qui che nasce la principale criticità.
Perché il caso Village è diverso dagli altri stabilimenti
Negli altri avvicendamenti degli stabilimenti balneari di Ostia il Comune ha normalmente contestato gli abusi ai concessionari uscenti, imponendo loro la rimozione delle opere oppure recuperando nei loro confronti i costi delle demolizioni.
Nel caso Village, invece, l’impostazione cambia completamente. Eppure le demolizioni sono state stimate tra i 70 e i 100 mila euro.
Il Comune di Roma sostiene di non poter più individuare il contravventore perché la Malibù sarebbe estinta, chiede l’intervento della Prefettura per ‘pubblica sicurezza’ (con tanto di carro NBCR dei VVF per decontaminare l’area) e arriva perfino ad indirizzare l’ingiunzione ad “ignoti responsabili”.
Ma contemporaneamente avviene un altro fatto.
Il 16 aprile 2026 viene rilasciata la nuova concessione al Consorzio Il Melograno. Pochi giorni dopo, la stampa riferisce che il Comune ha consegnato il Village al nuovo concessionario, addirittura dichiarando che lo stabilimento sarebbe stato consegnato “privo di abusi”.
Chi ha riconsegnato il Village al Comune?
E qui emerge una domanda che nessuno, finora, sembra essersi posto. Se il responsabile degli abusi era ormai “ignoto” e la Malibù era ritenuta “estinta”, chi ha formalmente riconsegnato il bene al Comune?
Chi ha sottoscritto il verbale di rilascio? Esiste un verbale di consegna? Ha firmato un rappresentante della procedura? La liquidatrice? Un amministratore giudiziario? L’ANBSC? Oppure il Comune ha immesso direttamente nel possesso il nuovo concessionario senza alcun soggetto uscente?
Sono domande fondamentali perché il verbale di consegna rappresenta il punto di collegamento tra la vecchia e la nuova concessione. Neppure la Capitaneria di porto, firmataria del verbale, ha notato nulla?
Se un soggetto esisteva al momento della riconsegna, diventa inevitabile interrogarsi sulla coerenza della successiva affermazione secondo cui il destinatario dell’ingiunzione sarebbe ormai divenuto “ignoto”.
La contraddizione nelle schede del bando
A tutto questo si aggiunge un’ulteriore anomalia.
La scheda tecnica predisposta per il bando del Village, firmata dal Responsabile del Procedimento, nonché Direttore del Dipartimento Patrimonio di Roma Capitale, Tommaso Antonucci, afferma che le planimetrie riportano esclusivamente opere di difficile rimozione assentite o assentibili sulla base dei titoli reperiti e delle verifiche storiche svolte.
Pochi mesi dopo, parte delle stesse opere vengono considerate abusive e destinate alla demolizione a spese dello Stato. Anche questa discrasia meriterebbe un chiarimento istruttorio.
La legalità non si misura soltanto demolendo un edificio. Si misura soprattutto applicando le stesse regole a tutti. Ed è proprio questo il dubbio che oggi resta aperto. Perché mentre negli altri stabilimenti il concessionario uscente è rimasto il naturale interlocutore dell’Amministrazione anche ai fini della rimozione delle opere abusive, nel caso Village il procedimento cambia completamente strada, fondandosi sull’assunto che la Malibù fosse ormai “estinta”, secondo Mazzei.
I documenti che ora devono essere acquisiti
Gli atti oggi disponibili, però, raccontano che dietro la parola “estinta” si celava una realtà giuridica ben più complessa: una società cancellata dal Registro delle Imprese, ma inserita in una liquidazione giudiziale ancora aperta, con una rappresentanza formalmente individuata, una procedura concorsuale ancora attiva e una gestione patrimoniale tutt’altro che conclusa. È proprio questa apparente divergenza tra la ricostruzione contenuta nella determina e il quadro documentale oggi disponibile che rende indispensabile acquisire i verbali di rilascio, di consegna e di immissione nel possesso del Village, per verificare se tutte le fasi del procedimento amministrativo siano state realmente coerenti tra loro.
Per queste ragioni LabUr trasmetterà la documentazione raccolta al Prefetto di Roma e alla Corte dei Conti, chiedendo che venga verificata la correttezza dell’intero procedimento amministrativo.
LabUr è un laboratorio indipendente di ricerca urbana specializzato nell’analisi documentale dei procedimenti amministrativi che producono le trasformazioni urbane. Verifica atti, piani urbanistici, procedimenti amministrativi e politiche pubbliche nell’interesse collettivo.