Demolire i vecchi chioschi, costruirne di nuovi, riscrivere servizi e affidamenti. Nel mezzo, ‘concessioni ponte’ per mantenere in funzione l’attuale sistema fino al nuovo assetto. A Castelporziano il problema non è soltanto che cosa si vuole fare, ma come ci si sta arrivando: senza che dagli atti disponibili emerga un confine demaniale chiaramente definito e con un ruolo della Presidenza della Repubblica ancora non conoscibile. Per questo LabUr invierà al Segretariato generale della Presidenza una richiesta formale di chiarimenti.
Castelporziano non è una spiaggia qualunque. È la spiaggia legata alla dotazione del Presidente della Repubblica e regolata per decenni da un rapporto particolare tra Presidenza, Stato e Comune di Roma. Proprio per questo dovrebbe essere uno dei luoghi amministrativamente più trasparenti e tutelati d’Italia. Purtroppo non appare così.
Roma Capitale si prepara infatti ad abbattere i chioschi esistenti e a ridisegnare completamente l’assetto della spiaggia. A luglio 2026, Risorse per Roma ha attivato un contratto applicativo che comprende i rilievi tecnici collegati alla “progettazione per l’abbattimento e la successiva rimozione di chioschi sul tratto di spiaggia libera di Castelporziano”.
I rilievi fanno capo all’accordo quadro aggiudicato a GRS S.r.l., società romana specializzata in rilievi topografici, geometrici e architettonici. L’accordo ha un valore massimo di 200.000 euro oltre IVA, durata di 36 mesi, ed è stato aggiudicato con un ribasso del 44,6%. Il RUP è Domenico Bartucca. Negli atti di gara compaiono inoltre, tra i soggetti sottoposti alle verifiche, Marco Santoni, Andrea Santoni e Giorgio Ascolese.
GRS, è bene precisarlo, non risulta progettista dei nuovi chioschi. Il suo ruolo, allo stato degli atti disponibili, è quello di fornire i rilievi tecnici necessari alla progettazione che Risorse per Roma sviluppa per conto di Roma Capitale. Ed è proprio questo che rende il passaggio cruciale: la demolizione dei chioschi è ormai entrata concretamente nel circuito tecnico della progettazione pubblica.
Ripercorriamo cosa è accaduto nei mesi scorsi.
Prima c’era stato il project financing (su progetto di Structura Srl) promosso dai gestori e preso in considerazione dal Comune: demolizione, ricostruzione, nuove strutture, nuovo modello di gestione.
Quel progetto è stato poi fermato dall’Avvocatura dello Stato, facendo emergere una questione fondamentale: Comune e operatori stavano immaginando insieme il futuro della spiaggia del Presidente dando per risolta una disponibilità giuridica dell’area che risolta non era.
Quindi, formalmente il project financing è stato bloccato ma è noto – anche dalle dichiarazioni ufficiali dell’Amministrazione Capitolina – che non sono scomparsi gli obiettivi che ne costituivano l’impianto. L’impostazione di fondo riemerge oggi nel percorso pubblico: abbattere, ricostruire, ridisegnare il sistema dei punti ristoro, riorganizzare servizi e concessioni.
Rimane dunque il nodo da chiarire: quanto del progetto privato bocciato dall’Avvocatura dello Stato finirà, al momento opportuno, dentro Risorse per Roma e dentro la nuova progettazione pubblica?
Oggi non abbiamo ancora un atto che dimostri il trasferimento formale degli elaborati, ma abbiamo una continuità di obiettivi abbastanza evidente da rendere indispensabile una verifica documentale completa. Nel frattempo, però, il vecchio sistema non può essere ‘spento’ ed è qui che entreranno in gioco gli ‘affidamenti ponte’, come già avvenuto sul resto del Litorale di Roma Capitale.
Tra il vecchio Castelporziano e quello futuro si sta costruendo una fase transitoria: affidamenti e rinnovi temporanei necessari a mantenere aperti i chioschi e garantire i servizi mentre si preparano demolizioni, nuove strutture e futuro assetto concessorio. Il c.d. ‘ponte’ serve esattamente a questo: tenere in vita gli attuali operatori fino a quando il nuovo modello non sarà pronto.
E qui si apre una questione delicatissima. Se la fase temporanea continua a mantenere gli stessi soggetti sul posto e, contemporaneamente, il nuovo sistema viene costruito attribuendo peso all’esperienza pregressa, il rischio è che il passaggio dal vecchio al nuovo finisca per produrre una continuità sostanziale anche dopo la gara.
La futura architettura amministrativa appare infatti abbastanza leggibile: rinnovo o rilascio della concessione demaniale a Roma Capitale, affidamenti ai privati, servizi di spiaggia, attività di ristorazione e nuove convenzioni, come avvenuto a Capocotta. Solo che Castelporziano è più complesso perché ancora non è stato definito il confine del demanio marittimo.
Dunque, prima di progettare, demolire, ricostruire e riaffidare, sarebbe necessario sapere con certezza su quale bene si sta intervenendo, quale amministrazione ne dispone e con quale titolo.
Come scriviamo da anni, una linea informatica (SID) non può sostituire una delimitazione giuridicamente certa. Nonostante ciò, l’Amministrazione procede programmando abbattimenti, affidando rilievi, immaginando nuove strutture, mantenendo in esercizio gli operatori attraverso una ‘fase ponte’ e preparandi un futuro assetto pluriennale.
Nel frattempo, il ruolo della Presidenza della Repubblica non emerge con chiarezza dagli atti pubblicamente disponibili, nonostante la trasformazione prevista sia destinata a modificare profondamente la spiaggia. Un ruolo necessariamente centrale, perché Castelporziano costituisce una dotazione del Presidente della Repubblica, non una proprietà della Presidenza.
È qui che si concentra il problema vero. Non sono i chioschi in sé, né le gare: è la trasparenza dell’intero percorso istituzionale. Proprio perché Castelporziano costituisce una dotazione del Presidente della Repubblica, la Presidenza dovrebbe rendere conoscibile la propria posizione e sollecitare Roma Capitale e gli altri soggetti coinvolti a pubblicare integralmente il precedente project financing, il parere dell’Avvocatura dello Stato, gli atti della Capitaneria, gli elaborati consegnati dai gestori, gli incarichi affidati a Risorse per Roma, i rilievi eseguiti da GRS, il progetto che ne scaturirà e tutti gli atti preparatori dei futuri affidamenti.
Solo allora sarà possibile capire se il project financing sia stato davvero definitivamente abbandonato oppure se, bocciato come iniziativa privata, stia semplicemente aspettando di ricomparire, pezzo dopo pezzo, dentro la progettazione pubblica.
Castelporziano appare sospeso tra due mondi: il vecchio sistema sopravvive attraverso concessioni ponte, mentre il nuovo viene lentamente costruito.
Ma siamo davvero sicuri che la spiaggia del Presidente della Repubblica sia la spiaggia più tutelata d’Italia? O proprio l’assenza di confini certi, atti pubblici completi e trasparenza rischia di trasformarla nel luogo dove politica e interessi imprenditoriali possono ridisegnare insieme il futuro di un bene che dovrebbe essere protetto più di ogni altro?
Le sorti di questo tratto di arenile della Capitale d’Italia, iscritto di fatto nella Costituzione italiana come dotazione del Presidente della Repubblica, non sono materia di interlocuzioni informali, mediazioni opache e interessi particolari.
Per questa ragione LabUr invierà una segnalazione al Segretariato della Presidenza chiedendo chiarimenti prima che si decida della autunnale destagionalizzazione e cioè dell’apertura dei lidi anche fuori dalla stagione balneare.
LabUr è un laboratorio indipendente di ricerca urbana specializzato nell’analisi documentale dei procedimenti amministrativi che producono le trasformazioni urbane. Verifica atti, piani urbanistici, procedimenti amministrativi e politiche pubbliche nell’interesse collettivo.