All’ex Algida, alla fine della Cristoforo Colombo, tredici gatti mandano in crisi il parcheggio P9. Dopo milioni di euro, poteri commissariali e un Giubileo ormai archiviato, nell’ottobre 2026 si scopre che prima delle automobili bisogna sistemare i felini. Peccato che l’ASL non compaia nella Conferenza dei Servizi. E mentre i gatti conquistano un sopralluogo, ricci, uccelli e fauna selvatica rischiano di perdere casa. Sullo sfondo ricompaiono anche due vecchie conoscenze delle opere pubbliche romane: Roberto Botta e Giuseppe Pecoraro.
Il Parco del Mare continua a riservare sorprese. Questa volta a mettere in difficoltà il grande progetto di rigenerazione di Ostia non sono i cittadini, gli ambientalisti o qualche ricorso amministrativo. Sono tredici gatti.
Abitano nell’area dell’ex Algida, alla fine della Cristoforo Colombo, sulla destra guardando il mare, dove il progetto prevede il parcheggio P9, uno dei 10 previsti. E siccome i gatti, notoriamente poco rispettosi dei cronoprogrammi commissariali, non hanno pensato di trasferirsi spontaneamente, il 13 ottobre 2026 è stato necessario organizzare un sopralluogo con il servizio veterinario dell’ASL Roma 3.
Il tutto dopo un Giubileo 2025 gestito con poteri straordinari dalla Presidenza dei Ministri e dal Sindaco di Roma, una Conferenza dei Servizi conclusa e un progetto esecutivo approvato.
Peccato che proprio l’ASL Roma 3 non compaia tra le amministrazioni convocate alla Conferenza dei Servizi, conclusa il 6 marzo 2026. Una dimenticanza quantomeno singolare. La legge 281/1991 e la legge regionale Lazio 34/1997 attribuiscono ai servizi veterinari specifiche competenze sulle colonie feline. L’ASL avrebbe potuto segnalare la presenza degli animali, valutare preventivamente le interferenze con il cantiere e contribuire a individuare le necessarie misure di tutela. E, per quanto di competenza, avrebbe potuto esaminare eventuali criticità igienico-sanitarie delle aree interessate dagli interventi come si fa di solito. La convocazione non era necessariamente obbligatoria, ma qualcuno si è posto il problema? No, ed oggi una Conferenza dei Servizi frettolosa che dimentica i servizi competenti rischia di diventare una Conferenza delle Sorprese.
Eppure i gatti potrebbero essere i più fortunati.
Mentre si discute della loro sistemazione, chi pensa ai ricci che vivono tra i cespugli, agli uccelli che nidificano nella vegetazione, ai rettili e alla piccola fauna selvatica che trova rifugio negli spazi destinati a diventare parcheggi?
I gatti hanno una colonia riconosciuta e un veterinario. I ricci, evidentemente, dovranno presentare domanda in bollo. Almeno quelli sopravvissuti e non schiacciati dalle ruspe.
Dove sono le verifiche faunistiche? Chi ha controllato l’eventuale presenza di nidi? Quali misure sono state previste per evitare la distruzione degli habitat durante gli interventi sulla vegetazione?
E il WWF? L’associazione ha presentato osservazioni contro il progetto, ma sarebbe interessante conoscere quali risultati concreti abbia ottenuto per la tutela della fauna nelle aree dei parcheggi. Perché la biodiversità non si difende soltanto con le osservazioni protocollate: bisogna anche verificare che, quando arrivano le ruspe, ci sia ancora qualcosa da proteggere. Non basta chiedere il 5 per mille.
Il paradosso è tutto qui: si chiama Parco del Mare un progetto che promette nuova natura, mentre resta da chiarire come verrà salvaguardata quella che già esiste.
Per ultimo, Botta e Pecoraro: certe conoscenze ritornano.
Dal sopralluogo del 13 ottobre emerge anche il nome dell’ingegner Roberto Botta, già dirigente capitolino e della struttura commissariale del Giubileo. Il suo nome era comparso nelle indagini del 2015 sull’appalto del nuovo Ponte della Scafa, in relazione ai rapporti con il costruttore Luca Navarra. Si trattava di contestazioni investigative, che non equivalgono a responsabilità penali accertate.
Quello che è certo è che il Parco del Mare è in mano ad ANAS, oggi presieduta dall’ex prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro, già amministratore delegato di Italiana Costruzioni, società del gruppo Navarra impegnata proprio nell’appalto del nuovo Ponte della Scafa. Dal 2019 infatti ANAS gestisce nuovamente la SS296 e il ponte esistente.
Nessuna prova di irregolarità nel Parco del Mare, naturalmente, ma è una curiosa ricorrenza di protagonisti e infrastrutture del litorale romano, sulla quale sarebbe opportuno fare piena chiarezza quanto a incarichi e responsabilità.
Nel frattempo, all’ex Algida, i gatti aspettano di sapere dove potranno abitare. I ricci e gli uccelli, invece, non risultano ancora convocati.
E pensare che per realizzare un parcheggio sarebbe bastato cominciare da una domanda elementare: chi vive già qui?
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