Oggi sulla stampa l’Assessore all’Ambiente Sabrina Alfonsi annuncia che Tiberis passerà da spiaggia a parco e sarà aperto tutto l’anno grazie al bando di gara per la gestione di due chioschi.
LO SPAZIO PUBBLICO DIVENTA SPAZIO CONDIZIONATO DAL CONSUMO
Nel disciplinare si legge che l’affidamento in concessione è triennale. Il gestore ricaverà entrate da bar, noleggi, eventi e il valore della concessione è calcolato sui ricavi (PEF, Piano Economico Finanziario).
Non si tratta quindi di gestione pubblica diretta, né di amministrazione condivisa in senso proprio.
Si tratta di uno spazio pubblico messo a reddito, con un evidente cortocircuito tra interesse pubblico e sostenibilità economica del concessionario.
Se il modello sta in piedi solo attraverso il consumo, cambia la natura stessa dello spazio.
Il PEF lo esplicita: cibo e bevande, noleggi, attività ricreative a pagamento.
Il parco deve quindi “produrre flussi”, con effetti prevedibili: pressione commerciale, aumento degli eventi, selezione implicita dell’utenza (chi consuma e chi no).
QUANDO IL TEMPORANEO DIVENTA PERMANENTE
Tiberis, nato come spazio stagionale, diventa dunque parco permanente.
È uno schema noto: sperimentazione, proroga, stabilizzazione.
In questo processo la pianificazione però resta sullo sfondo. Si procede cioè per progetti, dentro una cornice narrativa che richiama masterplan e visioni, ma senza un passaggio pieno e trasparente nel livello pianificatorio.
Il masterplan costruisce semplicemente consenso, il progetto realizza a pezzi e il piano resta assente o viene aggirato.
Lo avevamo già evidenziato per il parco d’affaccio di Ostia Antica (LINK).
LE FRAGILITÀ
I parchi d’affaccio insistono su aree golenali del Tevere, soggette a vincoli idraulici e demaniali. Ogni allestimento deve quindi rispettare nulla osta specifici e limiti stringenti su strutture e usi.
Le criticità emergono quando aumentano le funzioni: eventi, chioschi, attività.
A ogni funzione corrispondono nuovi livelli autorizzativi e nuovi vincoli.
Si genera così una tensione strutturale:
se si rispettano pienamente i vincoli, il modello economico fatica;
se si spinge il modello economico, si comprimono i vincoli.
È un equilibrio instabile per definizione.
Non solo. Nel bando compaiono criteri come inclusione sociale, comunità LGBTQIA+ e categorie fragili.
Il tema non è il merito, ma il metodo. L’inclusione infatti diventa criterio di gara, cioè leva premiale per operatori economici, non politica pubblica strutturale.
Infine, la manutenzione è demandata al concessionario.
Con durata breve e ricavi incerti, il rischio è una gestione orientata al breve periodo, che difficilmente consente investimenti di qualità e lungo respiro.
UN MODELLO CHE SI REPLICA
I parchi fluviali stanno assumendo la forma di un nuovo format amministrativo: concessioni leggere fondate sull’uso e sul consumo.
Si è passati quindi dai Punti Verde Qualità (urbanistica travestita da servizio), al modello Capocotta (chioschi di tutela ambientale trasformati in stabilimento balneari di fatto),fino a Tiberis (servizio travestito da spazio pubblico),un modello che difficilmente fallisce in modo evidente, ma che rischia di deteriorarsi progressivamente.
Il PEF dovrebbe dimostrare la sostenibilità economico-finanziaria dell’intervento, ma resta uno strumento interno alla logica concessoria che dovrebbe dimostrare la capacità di generare utili e coprire i debiti ma che nessuno convalida.
Su beni pubblici, il punto non è solo se il privato regge il rischio, ma come quel rischio incide sulla qualità, sull’accessibilità e sulla natura dello spazio pubblico.