Il Comune da mesi non parla d’altro che di legalità, bandi, demolizioni e sequestri ad Ostia. Ma intanto sulle spiagge del “Mare di Roma”, manca la cosa più importante: la sicurezza a mare.
Il Comune di Roma ha passato mesi a rincorrere ordinanze, controlli urbanistici e chiusure degli stabilimenti, salvo poi arrivare all’inizio della stagione balneare senza un vero sistema di salvamento operativo sul litorale. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: chilometri di costa praticamente senza bagnini, spiagge lasciate nel caos e cittadini abbandonati in acqua. E mentre il Campidoglio rivendica “legalità”, a Ostia continua a ripetersi lo stesso copione di ogni estate: il rischio concreto che qualcuno muoia annegato perché non c’è nessuno pronto a salvarlo.
Decine di pattini di salvataggio sono abbandonati in un deposito lungo via di Castelporziano mentre sul litorale romano si apre una stagione balneare segnata da ritardi, stabilimenti chiusi e copertura quasi inesistente del servizio di salvamento.
Sul litorale romano del 2026 la situazione è paradossale. A Capocotta il servizio di salvataggio è sostanzialmente assente. A Castelporziano è prevista una copertura solo nei weekend e in maniera limitata. Le spiagge libere attrezzate sono poche e operano tra mille difficoltà. Gli stabilimenti aperti sono ormai una minoranza e soltanto quelli ancora attivi garantiscono il servizio di salvamento attraverso i propri bagnini. Per il resto, tra stabilimenti chiusi, sequestrati o colpiti da provvedimenti amministrativi, e interi lotti di spiaggia libera ancora senza affidamento, il vuoto è quasi totale.
Eppure le ordinanze parlano chiaro. Roma Capitale ha disciplinato la stagione balneare imponendo precise condizioni di sicurezza. Anche la Guardia Costiera – Capitaneria di Porto di Roma-Fiumicino mantiene ogni anno l’obbligo e la necessità di garantire adeguati servizi di assistenza e salvamento lungo le aree balneabili. Come già accaduto nelle stagioni precedenti, le direttive della Guardia Costiera richiamano costantemente la necessità di assicurare una copertura continua per la tutela della vita umana in mare. Ma la domanda è semplice: chi sta controllando davvero che tutto questo venga rispettato?
Il punto non è soltanto la chiusura degli stabilimenti. Il punto è che il Comune di Roma ha demolito il sistema precedente senza sostituirlo con nulla. Si è partiti in ritardo sui bandi, in ritardo sugli affidamenti, in ritardo perfino sui controlli urbanistici ed edilizi che hanno prodotto la serrata di molte strutture a ridosso dell’estate. Una gestione caotica che ha lasciato interi tratti di costa senza operatori, senza servizi e soprattutto senza sicurezza.
E allora viene da chiedersi che fine abbiano fatto i fondi ricevuti dalla Regione Lazio per la sicurezza a mare nel 2026. Dove sono finiti quei soldi? Perché sulle spiagge di Ostia non si vedono bagnini, torrette operative, mezzi di soccorso o presidi adeguati? Possibile che nessuno debba rispondere del fatto che il “Mare di Roma” Capitale, all’inizio della stagione, sia praticamente privo di protezione?
La sensazione diffusa tra residenti e frequentatori del litorale è che il Comune abbia scelto la strada più facile: colpire stabilimenti e concessionari senza avere un piano alternativo credibile.
Peccato che la sicurezza pubblica non si garantisce con i comunicati stampa e neppure con le passerelle politiche sulla “legalità”. Quando manca il salvamento, quando non ci sono controlli reali e quando interi chilometri di costa vengono lasciati senza presidio, il rischio non è teorico, ma concreto e Ostia purtroppo lo sa perché ogni estate qualcuno rischia di pagarlo con la vita.
Nel frattempo il mare restituisce detriti, legname, rifiuti galleggianti e zone lasciate all’abbandono contro ogni regola ambientale. In certi punti del litorale romano, tra correnti, degrado e assenza di controlli, viene quasi da dire che forse è più sicuro attraversare lo Stretto di Hormuz che fare il bagno sulle spiagge di Ostia.