Le osservazioni e gli emendamenti al Piano di Utilizzazione degli Arenili (P.U.A.) del mare di Roma proposti da LabUr in Commissione Patrimonio.
Dopo mesi di discussione nelle stanze del Dipartimento Patrimonio tra Amministrazione e balneari, finalmente approda in Commissione Patrimonio la Relazione Tecnica P.U.A di Roma Capitale, presieduta da Yuri Trombetti.
LabUr – Laboratorio di Urbanistica ha predisposto una relazione tecnica preliminare e una proposta di emendamenti, consegnati alla Commissione, finalizzati ad approfondire alcuni nodi strutturali del Piano che meritano ulteriore attenzione amministrativa, infrastrutturale e territoriale.
Il tema centrale non è se il litorale debba cambiare oppure no, ma come venga governata questa trasformazione.
Dalla Relazione Tecnica d’Ufficio (Prot. QF/2026/0014156 del 7 maggio 2026) emerge infatti un modello molto più complesso di una semplice regolamentazione degli arenili:
– La frammentazione in 30 Sub-Ambiti (SAMB) per il coordinamento territoriale;
– L’istituzione di 81 Unità Minime di Intervento (UMI), intese come vere e proprie “cellule fondamentali di gestione” (ripartite in 50 destinate a concessione demaniale e 31 a convenzione per spiagge libere e con servizi);
– La creazione delle ACM (Aree di Concentrazione dei Manufatti) per il diradamento volumetrico;
– Un coordinamento vincolante tra pianificazione urbanistica, gestione del patrimonio e procedure di evidenza pubblica.
Si tratta di un modello che produrrà effetti destinati a incidere sul litorale romano per i prossimi decenni e che si intreccia direttamente con altre grandi trasformazioni territoriali già in corso (ed evocati nel PUA), a partire dal progetto del Parco del Mare (DGC n. 326/2025) e dal ridisegno complessivo del waterfront ostiense. Ed è proprio qui che emergono le principali criticità tecniche sollevate da LabUr.
IL TEMA DEL TRANSITORIO E IL RISCHIO DI INCERTEZZA AMMINISTRATIVA
La relazione tecnica del PUA riconosce esplicitamente che, sebbene i censimenti delle concessioni siano aggiornati, la verifica sistematica dello stato legittimo dei manufatti e delle strutture sul litorale risulta tuttora “in fase di completamento”.
Eppure, il Piano interviene già dettando regole stringenti su riordini, redistribuzione della SUL (Superficie Utile Lorda) legittima, aggregazioni delle UMI e trasformazioni morfologiche.
Quindi:
– Come verrà governata concretamente la fase di transizione senza un quadro conoscitivo totalmente consolidato? Chi sosterrà economicamente i costi reali di demolizione, ricollocazione e riordino funzionale? Come verranno gestiti i potenziali contenziosi amministrativi e la continuità delle attività economiche durante la fase di riordino?
– Il combinato disposto tra modularità gestionale e possibilità di assegnazioni aggregate delle UMI rischia di favorire esclusivamente operatori ad altissima capacità finanziaria, penalizzando le imprese minori del tessuto storico locale?
MOBILITÀ, PARCO DEL MARE E CAPACITÀ DI CARICO
Il PUA richiama più volte la sostenibilità, il coordinamento con il PUMS e la capacità di carico del sistema infrastrutturale. Parallelamente, Roma Capitale promuove il Parco del Mare con la previsione di “parcheggi green” e ciclabili.
Tuttavia, nella documentazione esaminata non emerge alcuna evidenza quantitativa o studio trasportistico organico.
Mancano:
– Modellazioni dei flussi veicolari e pedonali e simulazioni dei carichi stagionali;
– Verifiche comparative degli impatti infrastrutturali tra l’assetto attuale e quello previsto;
– Valutazioni integrate sugli effetti cumulativi tra il nuovo impianto del PUA e le opere del Parco del Mare.
Il litorale di Ostia non è assimilabile ad altri modelli costieri. Soffre di una dipendenza cronica dalla mobilità automobilistica e di una forte fragilità strutturale delle arterie longitudinali. Riprogettare l’arenile (con la metrica delle spiagge libere ogni 300 metri o la concentrazione dei manufatti) senza una preventiva e scientifica dimostrazione della capacità di assorbimento dei flussi è un rischio che la città non può correre.
CAPOCOTTA E CASTELPORZIANO: GOVERNARE LA REALTÀ, NON L’IMMOBILISMO
Una parte sostanziale della proposta elaborata da LabUr riguarda il tratto Capocotta–Castelporziano lungo la SP601. Qui il problema non è “costruire nuova urbanizzazione”, ma prendere atto di una trasformazione territoriale già consolidata nei fatti negli ultimi trent’anni. La fascia costiera è oggi utilizzata come infrastruttura lineare di mobilità balneare stagionale, affetta da sosta spontanea sulle banchine, attraversamenti irregolari e degrado funzionale permanente.
Ignorare questa condizione in nome di una “rinaturalizzazione integrale” teorica – resa impraticabile dalla presenza stessa della litoranea e della viabilità interna parallela che hanno spezzato la continuità ecologica dunale – significa condannare l’area al degrado permanente.
Gli emendamenti di LabUr chiedono di inserire nel PUA specifici approfondimenti tecnico-trasportistici per:
– Pianificare e ordinare la mobilità balneare e la sosta lineare;
– Migliorare la sicurezza degli attraversamenti pedonali;
– Salvaguardare i corridoi strategici per future forme di trasporto pubblico costiero rapido di superficie, compatibili con la tutela ambientale e necessari per ridurre la pressione automobilistica nel lungo periodo.
Un PUA destinato a governare il mare di Roma per i prossimi 20 o 30 anni non può limitarsi a ridisegnare gli spazi sulla carta. Deve dimostrare la sostenibilità reale del transitorio amministrativo e della capacità di carico territoriale della nostra costa.
Il LINK al documento integrale con osservazioni tecniche ed emendamenti proposti da LabUr in Commissione Patrimonio del 27 maggio 2026: PUA_EMENDAMENTI_FILIGRANA
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