Mentre il Tribunale di Roma ha respinto la richiesta di un cittadino dell’Infernetto di far eseguire un accertamento tecnico sul cantiere del Centro di Raccolta AMA di via Wolf Ferrari, emerge un nuovo fronte. Un esposto alla Corte dei Conti chiede ora di verificare la legittimità della variante da oltre 216 mila euro approvata da AMA e il ruolo degli organi di controllo che, pur avendo ricevuto per mesi una corposa documentazione tecnica, non hanno fornito alcun riscontro.
La vicenda del Centro di Raccolta AMA dell’Infernetto continua ad alimentare polemiche e interrogativi.
È noto che il Tribunale di Roma, in composizione collegiale, ha respinto il reclamo presentato da un cittadino residente all’Infernetto contro il precedente rigetto della richiesta di Accertamento Tecnico Preventivo sul cantiere di via Ermanno Wolf Ferrari. Secondo la difesa, l’obiettivo era far verificare da un tecnico indipendente le numerose criticità emerse nel procedimento autorizzativo e le possibili conseguenze sui diritti dei residenti, soprattutto dopo la scoperta di amianto all’interno dell’area di cantiere.
Il Collegio ha confermato la linea già adottata in primo grado, ritenendo che la questione appartenga alla giurisdizione amministrativa e non a quella ordinaria. Una decisione che viene contestata perché non affronta nel merito la questione dell’amianto trovato in cantiere e dei possibili rischi per la popolazione residente.
Ma mentre si chiude una strada giudiziaria, se ne apre un’altra.
È infatti stato trasmesdo alla Procura Regionale della Corte dei Conti del Lazio un articolato esposto che punta l’attenzione sulla Determinazione AMA n. 254 del 6 novembre 2025, con la quale è stata approvata una variante in corso d’opera del valore di oltre 216 mila euro. La variante è stata giustificata dal rinvenimento di circostanze definite da AMA “non previste e non prevedibili” in fase di progettazione, presupposto indispensabile per applicare la normativa utilizzata dall’azienda capitolina.
LabUr contesta che con la documentazione tecnica disponibile deve essere raccontata una storia diversa. Progetti, relazioni, perizie e documenti ambientali evidenziano elementi tali da rendere quantomeno discutibile la tesi dell’imprevedibilità del rinvenimento di materiali contenenti amianto.
L’aspetto più delicato riguarda però gli organi di controllo.
Dalla documentazione emerge infatti che già dall’11 dicembre 2025 erano state trasmesse ai Carabinieri Forestali segnalazioni riguardanti il cantiere di via Wolf Ferrari. Nei mesi successivi sarebbero seguiti incontri, integrazioni documentali e l’invio dell’intero fascicolo tecnico tramite posta elettronica certificata agli uffici competenti.
Nonostante ciò, dell’esposto, non è mai arrivato alcun riscontro formale, né sono stati comunicati esiti di verifiche o attività ispettive.
Per questo motivo la richiesta rivolta alla Corte dei Conti non si limita a verificare la correttezza della variante approvata da AMA e l’eventuale danno erariale derivante dalla maggiore spesa sostenuta. L’esposto chiede anche che la Procura contabile acquisisca direttamente dagli uffici forestali tutta la documentazione già trasmessa nei mesi scorsi e valuti se l’attività di vigilanza esercitata sia stata adeguata rispetto alla gravità dei fatti segnalati.
In altre parole, la domanda posta agli organi dello Stato è semplice: com’è possibile che una vicenda che coinvolge fondi pubblici, una variante da oltre 216 mila euro e il rinvenimento di amianto in un cantiere pubblico non abbia ancora prodotto, almeno all’esterno, alcun risultato conoscibile delle attività di controllo?
Una domanda che ora passa ufficialmente sul tavolo della magistratura contabile. I lavori, per avere i fondi, dovranno concludersi entro il 31 dicembre 2026 ma chi pagherà i 216 mila euro in più ?