OSTIA, PARCO DEL MARE: LA GRANDE VERGOGNA DELLA DEROGA

Copia di Nero Oro Gala Invito_20260618_101516_0000L’approvazione definitiva della variante urbanistica arriva con un’ordinanza del Commissario Straordinario del Giubileo e attraverso deroghe alle procedure ordinarie. Quando l’eccezione diventa il metodo, la partecipazione resta uno slogan.

Mentre ai cittadini di Ostia veniva raccontata la nascita di una nuova stagione fatta di rigenerazione urbana, sostenibilità e partecipazione, il progetto Parco del Mare ha preso la strada delle procedure straordinarie. La data del 18 giugno? L’ennesima deroga.

Con l’Ordinanza Commissariale n. 29 del 28 maggio 2026 (Prot. RM/2026/0002987), Roberto Gualtieri, nella veste di Commissario Straordinario del Giubileo, ha approvato definitivamente la variante urbanistica necessaria alla realizzazione dell’opera. Non attraverso il normale percorso urbanistico previsto per le trasformazioni del territorio, ma utilizzando i poteri eccezionali attribuiti dalla normativa giubilare.

L’atto è particolarmente significativo perché dichiara espressamente di operare in deroga a diverse norme che normalmente regolano le varianti urbanistiche.

La deroga riguarda innanzitutto l’articolo 42 del Testo Unico degli Enti Locali, che attribuisce all’Assemblea Capitolina le decisioni fondamentali in materia urbanistica. In questo caso la decisione non viene assunta dall’organo rappresentativo della città ma direttamente attraverso un’ordinanza commissariale.

La deroga riguarda inoltre l’articolo 19 del DPR 327/2001, la norma che disciplina l’approvazione delle opere pubbliche comportanti variante urbanistica e che prevede specifiche garanzie procedurali.

L’ordinanza supera anche il percorso previsto dalla Legge Regionale Lazio n. 19 del 2022, la norma che ha trasferito a Roma Capitale importanti competenze urbanistiche e che disciplina modalità, tempi e forme di partecipazione dei cittadini nei procedimenti di variante.

Persino la pubblicazione della variante segue una strada diversa da quella ordinaria. Lo stesso provvedimento riconosce che la pubblicazione è avvenuta in deroga alle modalità previste dalla legge regionale, giustificando tale scelta con la necessità di accelerare i tempi e rispettare le scadenze del finanziamento europeo. Secondo l’ordinanza, la procedura ordinaria non avrebbe consentito di rispettare il termine del 17 giugno 2026 previsto per gli adempimenti collegati al finanziamento FESR. L’urgenza diventa quindi la motivazione che consente di comprimere procedure e passaggi amministrativi ordinari.

Eppure la narrazione politica aveva raccontato altro.

Fin dall’inizio Roberto Gualtieri ha presentato il Parco del Mare come uno degli interventi più importanti per il rilancio di Ostia. Alla firma della convenzione tra Roma Capitale e Regione Lazio insieme al Presidente Francesco Rocca, il sindaco parlava di una “sfida fondamentale” per il recupero del litorale e sottolineava la “fortissima sintonia” tra Campidoglio e Regione Lazio.

Anche l’assessore all’Urbanistica Maurizio Veloccia ha descritto il progetto come una trasformazione storica destinata a cambiare il volto del mare di Roma: oltre 7 chilometri di lungomare riqualificato, nuove piazze, percorsi pedonali e ciclabili, dune e spazi pubblici restituiti ai cittadini.

La comunicazione istituzionale insiste da mesi sugli stessi concetti: sostenibilità, qualità urbana, valorizzazione del paesaggio, recupero del rapporto tra città e mare. Lo stesso Comune ha promosso il progetto attraverso un apposito percorso definito partecipativo.

Ma è proprio qui che emerge la contraddizione.

Se il progetto è davvero il frutto di una nuova stagione di partecipazione, perché è stato necessario ricorrere a poteri commissariali e deroghe urbanistiche per approvarne gli atti fondamentali?

Se il confronto con il territorio è davvero centrale, perché la variante urbanistica viene approvata saltando i normali passaggi politico-istituzionali previsti per le trasformazioni del territorio?

In questa vicenda il ruolo della Regione Lazio non è marginale. Francesco Rocca non è un semplice spettatore. La Regione finanzia l’intervento, sottoscrive la convenzione con Roma Capitale e partecipa politicamente alla costruzione del progetto. La “fortissima sintonia” rivendicata pubblicamente da Gualtieri e Rocca produce un effetto concreto: Comune e Regione avanzano insieme su una delle più rilevanti trasformazioni urbanistiche del litorale romano.

Da tempo LabUr contesta questa impostazione (LINK). Nei propri studi e interventi pubblici ha evidenziato che dietro la narrazione della rigenerazione manca una visione organica del territorio, denunciando l’assenza di un vero disegno complessivo per il waterfront di Ostia, criticando la carenza di analisi strutturali e mettendo in discussione l’impianto procedurale dell’intervento. Ha inoltre evidenziato come la gara per la progettazione fosse stata avviata prima ancora della firma della convenzione tra Regione e Comune, elemento che alimenta interrogativi sulla costruzione dell’intero percorso amministrativo.

La critica più dura riguarda però il metodo. Il problema non è soltanto il progetto, ma la tendenza a sostituire pianificazione, trasparenza e dibattito pubblico con masterplan, annunci e procedure accelerate.

Ed è qui che si arriva al punto politico della vicenda.

Il Giubileo 2025 è terminato. Eppure nel 2026 i poteri straordinari del Commissario continuano a produrre effetti concreti sulle trasformazioni urbanistiche di Ostia.

Può essere perfettamente legittimo sul piano formale. Ma sul piano democratico la questione resta aperta.

Quando un Sindaco può contemporaneamente essere amministratore della città e Commissario dotato di poteri derogatori, quando una variante urbanistica può essere approvata evitando i normali percorsi decisionali, quando la velocità diventa più importante del confronto pubblico, allora la domanda non riguarda più soltanto il Parco del Mare, ma la qualità della democrazia amministrativa. Perché la trasparenza non si misura con i disegni ad effetto, con le conferenze stampa o con gli slogan sulla rigenerazione urbana. La trasparenza si misura nella capacità di rispettare le regole ordinarie, di garantire il controllo democratico e di consentire ai cittadini di partecipare davvero alle decisioni che cambiano il loro territorio.

E nel caso del Parco del Mare resta una domanda che nessuna ordinanza può cancellare: è normale che un Giubileo già concluso continui a giustificare deroghe urbanistiche e poteri straordinari destinati a incidere sul futuro di Ostia?

Oggi, 18 giugno 2026, ad Ostia non ci sarà un solo cantiere del Parco del Mare ma solo una grande menzogna.

Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

I commenti sono chiusi.