Nelle stesse ore in cui Roma Capitale ricorda che «il rispetto delle regole, delle procedure e delle valutazioni ambientali non è un ostacolo. È una garanzia», sul Parco del Mare restano aperte alcune domande che meritano risposte documentate che ad oggi non esistono.
Il 19 giugno 2026 ANAS, quale stazione appaltante della fase esecutiva (secondo quanto previsto dall’Ordinanza commissariale n. 10 del 19 febbraio 2026), comunica ufficialmente che, nella serata precedente, sono partiti i lavori del Parco del Mare, presentando l’intervento come il principale progetto di rigenerazione del litorale romano: oltre 7,4 chilometri di lungomare da riqualificare e un primo investimento di circa 24 milioni di euro (LINK)
Noi abbiamo fatto quello che riteniamo debba fare chiunque si occupi seriamente di urbanistica: siamo andati sul posto il 19 giugno e poi a 17 giorni di distanza.
I sopralluoghi restituiscono un’immagine ben diversa: un’area recintata senza cartello lavori, alcune attività preliminari di sfalcio il 4 luglio.
Quale attività è realmente iniziata il 18 giugno?
Il progetto del Parco del Mare (che abbiamo ampiamente sviscerato in diversi articoli v. LINK), è una trasformazione urbanistica davvero dubbia per come è stata costruita sotto il profilo amministrativo.
Primo nodo.
Il Giubileo è finito. I poteri straordinari no.
Il Parco del Mare è stato inserito nel Programma dettagliato degli interventi del Giubileo con il DPCM 11 giugno 2024 (ID 276) (LINK)
Con l’Ordinanza commissariale n. 10 del 19 febbraio 2026 (LINK) il Commissario straordinario Roberto Gualtieri attribuisce ad ANAS le funzioni di stazione appaltante per la fase esecutiva.
Sul piano formale ciò è possibile, poiché la legge mantiene il Commissario in carica fino al 31 dicembre 2026.
Il tema però non è la legittimità dell’incarico, bensì un altro.
Secondo gli stessi documenti ufficiali, il Parco del Mare sarà completato nel 2028, cioè molto tempo dopo la conclusione del Giubileo.
Quindi, quale concreto interesse giubilare giustifica il ricorso ai poteri straordinari per un’opera destinata a produrre i propri effetti solo negli anni successivi?
Secondo nodo.
Prima la fase esecutiva, poi il progetto?
La successione degli atti merita attenzione.
- 19 febbraio 2026: ANAS viene individuata quale stazione appaltante della fase esecutiva.
- 17 aprile 2026: viene approvato il Progetto di Fattibilità Tecnica ed Economica (PFTE) e adottata la variante urbanistica.
- 28 maggio 2026: la variante urbanistica viene definitivamente approvata.
Come può essere già individuata la stazione appaltante della fase esecutiva prima dell’approvazione del progetto e della variante urbanistica definitiva?
Una spiegazione esiste certamente. Sarebbe però utile che fosse resa esplicita.
Terzo nodo.
I fondi non sono del Giubileo, ma europei.
L’intervento non è finanziato con risorse giubilari. L’Ordinanza commissariale richiama espressamente il Programma Regionale Lazio FESR 2021-2027, che finanzia l’opera con 23.833.000 euro nell’ambito della Strategia Territoriale di Roma Capitale.
Si tratta quindi di fondi europei che impongono precisi obblighi di attuazione e rendicontazione.
È proprio in prossimità della scadenza del target amministrativo del 18 giugno 2026 che ANAS comunica l’avvio del cantiere.
- Quando è stato sottoscritto il contratto dei lavori?
- Quando è stato firmato il verbale di consegna?
- Quale documentazione è stata trasmessa alla Regione Lazio per attestare il raggiungimento del target FESR?
- Quale stato di avanzamento risultava certificato il 18 giugno?
Non sono domande politiche, ma amministrative e come tali hanno una risposta negli atti che però non sono pubblici.
Rigenerazione urbana o riqualificazione del lungomare?
Gli atti qualificano il Parco del Mare come un intervento di rigenerazione urbana e ambientale.
Vale però la pena interrogarsi sul significato di questa definizione: il lungomare di Ostia non è un’area industriale dismessa, né un quartiere abusivo, né una periferia priva di pianificazione. È già disciplinato dal Piano Regolatore Generale, dal Piano di Utilizzazione degli Arenili, è sottoposto a vincoli paesaggistici ed è individuato dalla stessa Regione Lazio come il principale fronte turistico-balneare della Capitale.
Quindi, quale situazione di degrado urbanistico viene concretamente rigenerata?
Se l’intervento consiste prevalentemente nella depavimentazione, nell’incremento del verde, nella riorganizzazione della mobilità e nella riqualificazione degli spazi pubblici, non sarebbe forse più corretto parlare di riqualificazione paesaggistica e ambientale, piuttosto che di rigenerazione urbana in senso proprio?
La trasparenza si misura sugli atti.
Il sopralluogo non dimostra, da solo, che qualcosa non abbia funzionato. La cronologia degli atti, letta insieme allo stato dei luoghi, rende necessario un chiarimento pubblico, cioè vogliamo vedere gli atti, a partire da un cartello lavori con tanto di CIG.
Perché la trasparenza amministrativa non si misura con i comunicati stampa, ma nella possibilità per ogni cittadino di ricostruire con chiarezza chi decide, chi progetta, chi finanzia e chi realizza un’opera pubblica.
Nelle stesse ore in cui Roma Capitale afferma che «il rispetto delle regole, delle procedure e delle valutazioni ambientali non è un ostacolo. È una garanzia» dopo la sentenza TAR per il Porto della Concordia a Fiumicino, non possiamo che condividere questo principio.
Ed è proprio per questo che chiediamo che venga applicato con lo stesso rigore anche al Parco del Mare perché le regole non valgono a corrente alternata. Se sono una garanzia a Fiumicino, lo sono anche a Ostia.
LabUr è un laboratorio indipendente di ricerca urbana specializzato nell’analisi documentale dei procedimenti amministrativi che producono le trasformazioni urbane. Verifica atti, piani urbanistici, procedimenti amministrativi e politiche pubbliche.