La politica utilizza il successo dell’evento come prova del successo della trasformazione urbana. Ma è cosi?
Dopo venticinque anni, la Vela di Calatrava ha finalmente trovato una funzione urbana oppure continua a trovare, di volta in volta, un nuovo evento?
Un ponte non è buono perché un giorno ha retto cento camion. È buono perché li regge tutti i giorni, con margini di sicurezza, senza mandare in crisi il resto della rete.
Lo stesso vale per una città.
Il concerto di Ultimo a Tor Vergata è stato un evento straordinario: circa 250.000 spettatori, una macchina organizzativa imponente, un forte valore simbolico per un artista romano che ha scelto una periferia romana per un concerto da record.
Nessuno mette in discussione questo, ma l’urbanistica si pone sempre una domanda: il successo di un evento dimostra automaticamente che un luogo è pronto per diventare un’infrastruttura permanente per i grandi eventi?
La Vela di Calatrava non è un luogo qualunque per Roma (LINK). È una delle grandi incompiute urbanistiche della Roma contemporanea. In estrema sintesi, il progetto della Città dello Sport nasce nel 2005, sotto l’amministrazione Veltroni, con un costo iniziale previsto di circa 60 milioni di euro, diventati 120 già all’assegnazione dei lavori e poi cresciuti fino a stime di centinaia di milioni. L’opera, pensata per i Mondiali di Nuoto del 2009, non venne completata in tempo e l’evento fu spostato al Foro Italico (LINK)
Da allora, quell’area è stata continuamente attraversata da promesse di rifunzionalizzazione (LINK): Mondiali, Olimpiadi, Expo, Giubileo, Città della Conoscenza, grandi eventi. Cambia ogni volta la funzione annunciata (LINK).
Quale ruolo stabile ha questo luogo nella città?
Per il Giubileo 2025 l’area è stata finalmente oggetto di un importante intervento di riqualificazione (LINK). Roma Capitale parla di 80 milioni di euro di investimento per il recupero della Città dello Sport; l’Agenzia del Demanio descrive l’obiettivo come una nuova centralità metropolitana, una “Green City per la salute, la ricerca e la formazione”.
Sul piano infrastrutturale, l’intervento più rilevante resta il nuovo ponte sopra l’A1, utile a migliorare l’accessibilità dell’area, dell’Ateneo e del Policlinico (LINK). È un’opera importante, ma da sola non basta a trasformare una grande spianata in un’infrastruttura urbana capace di sostenere stabilmente flussi da centinaia di migliaia di persone.
La Vela non instagrammabile
Un dettaglio colpisce osservando le immagini degli eventi: la vela non c’è mai. Si parla continuamente della “Vela di Calatrava”, ma né il Giubileo dei Giovani né il concerto di Ultimo si sono svolti nella Vela. Entrambi hanno utilizzato la grande spianata antistante, già scelta nel 2000 per la Giornata Mondiale della Gioventù.
La Vela è diventata il simbolo della narrazione scritta. La spianata è il luogo reale dell’evento. È la differenza tra il valore iconico di un’opera sparita dai radar e la funzione effettiva di uno spazio.
Il nodo politico
Secondo l’Assessore ai Grandi Eventi di Roma Capitale, Alessandro Onorato, il “Modello Roma” funziona: oltre 650.000 euro corrisposti dagli organizzatori per i servizi pubblici, oltre 2 milioni di euro di imposta di soggiorno e un indotto stimato superiore ai 90 milioni (LINK).
È una comunicazione forte, ma la stima è stata diffusa a poche ore dalla conclusione dell’evento e, almeno pubblicamente, non risultano illustrati metodologia di calcolo, modello economico adottato e dati di base. Ogni numero è tanto più solido quanto più è trasparente il metodo che lo produce. Possiamo prendere atto della cifra, ma non verificarne il percorso di costruzione. E anche se quei 90 milioni fossero metodologicamente corretti, resterebbe aperta la domanda più importante: l’indotto economico basta a valutare la qualità di una scelta?
Matteo Scarlino, su RomaToday, ha posto il problema da un’altra prospettiva (LINK): il dispositivo straordinario ha concentrato risorse pubbliche e organizzative su un solo punto della città, con circa mille agenti della Polizia Locale, personale ATAC, AMA, sicurezza, sanità, Protezione Civile e inevitabili effetti sul funzionamento ordinario nei giorni successivi. Ha richiamato inoltre le criticità dell’area del Policlinico Tor Vergata, tra viabilità, parcheggi e accessibilità.
La coperta corta
Roma sa gestire lo straordinario. Lo ha dimostrato con il Giubileo dei Giovani, con circa un milione di partecipanti da 146 Paesi, e lo ha dimostrato con il concerto di Ultimo. Ma governare l’eccezione non significa automaticamente governare la città.
L’OCSE, nelle raccomandazioni sui grandi eventi e lo sviluppo locale (LINK), invita a valutare non solo gli impatti economici, ma anche quelli sociali, ambientali, la governance, la trasparenza, la capacità istituzionale e soprattutto la legacy: ciò che l’evento lascia stabilmente al territorio e al benessere dei cittadini.
Ed è proprio qui che le parole del Sindaco Roberto Gualtieri diventano importanti. Durante il concerto ha scritto sui social che, dopo il Giubileo, “le infrastrutture, le competenze e il metodo di collaborazione costruiti in questi anni continuano a lasciare un’eredità concreta per la città” (LINK).
Se l’eredità riguarda le competenze organizzative e il coordinamento istituzionale, è difficile negarne il valore. Se invece riguarda le infrastrutture urbane, la valutazione deve essere più esigente.
Una città non è più forte solo quando riesce a organizzare un evento eccezionale, ma quando quell’evento non deve supplire, ogni volta, a ciò che manca nella normalità.
La lezione di Edoardo Salzano e Paolo Berdini
L’urbanistica non serve a inseguire l’evento. Serve a costruire la città che rimane quando l’evento finisce.
Le Vele di Calatrava raccontano una storia lunga venticinque anni: non la storia di un concerto, ma quella di una città che continua a cercare negli eventi la funzione di un luogo che la pianificazione non è ancora riuscita a definire compiutamente. Forse è proprio qui che si misura la differenza tra la città dell’evento e la città dei cittadini.
Perché il palco si smonta. La città resta.
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LabUr è un laboratorio indipendente di ricerca urbana specializzato nell’analisi documentale dei procedimenti amministrativi che producono le trasformazioni urbane. Verifica atti, piani urbanistici, procedimenti amministrativi e politiche pubbliche.