Dal limite di 7,5 tonnellate a quello di 26 tonnellate senza che vengano resi pubblici gli atti tecnici richiesti da LabUr. Dopo l’esposto che portò alla Delibera ANAC n. 849/2021, la vicenda del Ponte della Scafa si arricchisce di nuovi interrogativi. Sullo sfondo, una traiettoria istituzionale che merita di essere osservata: oggi a guidare ANAS c’è chi, negli anni scorsi, ha presieduto una delle società coinvolte nella realizzazione del nuovo ponte e nel Parco del Mare: l’ex Prefetto di Roma dal 2008 al 2015, Giuseppe Pecoraro. Quello della “Mafia a Roma non esiste”.
Da un giorno all’altro il Ponte della Scafa passa da un limite di massa di 7,5 tonnellate a uno di 26 tonnellate. Un cambiamento rilevante per un’infrastruttura strategica, sul quale LabUr ha chiesto, nelle scorse settimane ad ANAS quali relazioni di calcolo, quali verifiche strutturali e quali prove giustificano questo salto.
La risposta è arrivata dopo la segnalazione trasmessa anche al Prefetto di Roma, Lamberto Giannini. Ma anziché produrre gli elaborati richiesti, ANAS ha ricostruito la storia degli interventi eseguiti, delle prove di carico e delle attività di monitoraggio svolte sul ponte, senza però allegare la relazione di calcolo, le verifiche strutturali, il collaudo o gli altri atti tecnici che consentano di verificare come sia stato determinato il limite oggi vigente.
In altre parole, molte spiegazioni, ma nessuna dimostrazione documentale.
Ed è proprio questo il punto. Il Ponte della Scafa non è una strada secondaria. È una delle principali porte di collegamento tra Roma, Ostia e Fiumicino, attraversata ogni giorno da migliaia di cittadini e da mezzi di soccorso. Quando si parla della capacità portante di un’infrastruttura di questo tipo non bastano rassicurazioni: servono documenti tecnici verificabili. Lo abbiamo visto proprio nella vicenda della caserma dei Vigili del Fuoco di Ostia.
Ma la vicenda del Ponte della Scafa non comincia oggi. Sono quasi vent’anni che il territorio aspetta il nuovo ponte. Un’opera annunciata, progettata, finanziata, rinviata e mai realizzata. Una storia sulla quale LabUr aveva già acceso i riflettori con un esposto che portò l’Autorità Nazionale Anticorruzione ad aprire il fascicolo n. 2367/2019, concluso con la Delibera ANAC n. 849 del 21 dicembre 2021, nella quale l’Autorità richiamava le criticità emerse nella gestione dell’intervento.
Oggi, tuttavia, la vicenda assume anche un altro significato.
Una storia istituzionale lunga quasi vent’anni
La cronologia racconta una sequenza che, quanto meno sotto il profilo istituzionale, merita di essere ricordata.
2009: Viene rilasciata la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) per il nuovo Ponte della Scafa.
Dicembre 2018: Giuseppe Pecoraro assume la presidenza di Italiana Costruzioni S.p.A. e della controllata ICI Italiana Costruzioni Infrastrutture S.p.A., società coinvolte nell’intervento relativo al nuovo Ponte della Scafa e che, negli anni successivi, saranno interessate da una grave crisi economica.
2021: L’ANAC conclude il procedimento aperto anche a seguito dell’esposto presentato da LabUr, evidenziando le criticità riscontrate nella gestione dell’opera.
6 marzo 2025: Giuseppe Pecoraro viene nominato Presidente di ANAS per il triennio 2025-2027.
2026: Il nuovo ponte è ancora fermo. Il vecchio continua a sostenere il traffico quotidiano. E LabUr chiede ad ANAS gli atti tecnici che giustificano il nuovo limite di transitabilità.
Ma la rilevanza di questa traiettoria istituzionale va oltre il Ponte della Scafa. Oggi ANAS non è soltanto il soggetto chiamato a realizzare il nuovo ponte. È anche la stazione appaltante della fase esecutiva del Parco del Mare, il più importante intervento di trasformazione urbana del litorale romano. Le due opere simbolo del futuro di Ostia convergono così sullo stesso soggetto attuatore e, oggi, sulla stessa governance. È un elemento che rende ancora più rilevante il tema della trasparenza e della verificabilità delle decisioni pubbliche.
Si tratta di una traiettoria istituzionale singolare: chi oggi presiede ANAS ha in passato guidato una delle società coinvolte nella realizzazione proprio di quel ponte che, dopo quasi vent’anni, ancora non esiste.
Nel frattempo Ostia continua ad aspettare il nuovo ponte e risposte tecniche complete. Aspetta anche che qualcuno spieghi perché un’infrastruttura strategica possa cambiare improvvisamente regime di transitabilità senza che i cittadini possano conoscere gli elaborati tecnici che lo giustificano. È l’ennesima fotografia di un territorio che continua a convivere con cantieri infiniti, infrastrutture incompiute e milioni di euro immobilizzati, mentre opere fondamentali, invece di offrire certezze, finiscono per alimentare nuovi interrogativi. A noi basterebbero gli atti, pperché la sicurezza di un ponte non si misura con i comunicati stampa e comunicazioni generiche, ma con i calcoli strutturali che ne dimostrano la capacità portante.
E c’è un’ultima considerazione che questa vicenda suggerisce. Le grandi opere non hanno soltanto una storia tecnica, ma anche istituzionale. E, a volte, seguendo quella storia, si scopre che le infrastrutture cambiano molto meno dei loro protagonisti.
LabUr è un laboratorio indipendente di ricerca urbana specializzato nell’analisi documentale dei procedimenti amministrativi che producono le trasformazioni urbane. Verifica atti, piani urbanistici, procedimenti amministrativi e politiche pubbliche nell’interesse collettivo.