Piazza Anco Marzio ne ha viste tante: i funerali simbolici dei commercianti, le bare contro la criminalità e adesso persino il funerale di Giulio Cesare. Con “Roma Aeterna” arrivano gladiatori, legionari, un’arena e l’immancabile mercatino gastronomico, questa volta ribattezzato Thermopolium. Il tutto con il contributo dichiarato di Roma Capitale e Zètema, ma senza che siano pubblicamente conoscibili i costi dell’operazione. Cultura, turismo o l’ennesima occupazione commerciale della piazza?
A Piazza Anco Marzio mancava soltanto il funerale di Giulio Cesare. Dopo quelli simbolici dei commercianti e della legalità, dall’8 novembre si potrà aggiungere anche quello dell’imperatore mancato. Ma il vero funerale, stavolta, rischia di essere quello della cultura.
Dal 5 all’8 novembre va in scena “Roma Aeterna”, una rievocazione dell’antica Roma con gladiatori, legionari, cerimonie, un’arena e persino un Thermopolium, nome altisonante per un’area gastronomica accompagnata dal consueto mercatino.
Tutto questo in Piazza Anco Marzio, che dell’antica Roma conserva il nome, ma certamente non la vocazione archeologica. A pochi chilometri esiste Ostia Antica, uno dei siti archeologici più importanti al mondo. Eppure, anziché valorizzare la storia autentica, si preferisce ricostruirne una versione scenografica nel centro del Lido.
Se questa sia cultura è discutibile. Che possa rappresentare un’effettiva attrazione turistica è tutto da dimostrare. Che invece costituisca un’altra occasione per allestire stand e mercatini in uno spazio pubblico è decisamente più evidente.
Naturalmente la rievocazione storica può avere un valore culturale. Ma non basta vestire qualcuno da centurione, montare un’arena e chiamare Thermopolium un punto di ristoro per trasformare automaticamente l’intrattenimento in valorizzazione del patrimonio.
Quando Disney progettò un parco sulla storia americana accanto ai campi di battaglia della guerra civile, lo storico C. Vann Woodward parlò di “commercializzazione e volgarizzazione” del passato. In Francia, quattro storici hanno passato al setaccio gli spettacoli del Puy du Fou e ne hanno ricavato un libro dal titolo beffardo Le Puy du Faux – Inchiesta su un parco che deforma la storia. A Roma basta scorrere il programma di Roma World, che si presenta per quello che è: un parco a tema fatto di arena, gladiatori, mercato, riti e ristoro in latino.
A Ostia quel copione — una parata di aquile, gladiatori e imperi da cartolina, intrisa di stilemi nostalgici e messa in scena secondo un’estetica cafonal all’americana — si monta sul selciato del Lido in pieno novembre, con il lungomare deserto e zero flussi turistici, a un passo dagli scavi autentici. Di tutta la nostra storia, perché si finisce sempre per comprare il pacchetto di chi marcia?
E soprattutto: chi paga?
La locandina annuncia espressamente il contributo di Roma Capitale e Zètema Progetto Cultura, senza indicarne natura e importo. Le ricerche condotte da LabUr non hanno finora consentito di individuare pubblicamente il quadro economico della manifestazione né gli atti che quantificano tale sostegno. Sappiamo invece che il Municipio X, con determinazione CO/2590 del 3 novembre 2026, ha autorizzato l’occupazione di Piazza Anco Marzio e che l’associazione ACR La Torre risulta coinvolta nella richiesta di accesso dei mezzi per gli allestimenti. Ma restano da chiarire costi, beneficiari effettivi, condizioni di occupazione ed eventuali concessioni commerciali.
Per altro, il 1° novembre Roma World ha chiuso la sua stagione a Castel Romano. Quattro giorni dopo, il Gruppo Storico Romano — partner abituale del parco per sette mesi l’anno — sbarca a Ostia Lido replicandone il medesimo repertorio: gladiatori, riti, mercatino. Se l’obiettivo dichiarato è attirare turisti, chi si pensava di richiamare sul litorale a novembre? Se l’obiettivo è fare cultura per i residenti, perché finanziare la succursale di un parco divertimenti a pochi chilometri dal Parco Archeologico?
Non è ostilità verso i rievocatori, ma una questione di priorità amministrative e trasparenza nell’uso delle risorse pubbliche. Ostia merita una programmazione culturale radicata nella propria identità, non piazze trasformate nell’ennesimo contenitore commerciale effimero.
LabUr chiede che Roma Capitale e Zètema rendano pubblici i costi dell’operazione, i soggetti beneficiari e il progetto culturale che motiverebbe questo impiego di fondi.
Domenica si celebrerà il funerale di Giulio Cesare. Almeno quello è regolarmente a programma. Per il funerale della cultura, invece, non è servita nemmeno la cerimonia.