Parco del Mare, l’ordinanza al posto della pianificazione: milioni in corsa e democrazia compressa.
Inutile il teatrino andato oggi in scena, tra aula e piazza, a Ostia sul cosiddetto Parco del Mare.
Sul litorale romano ogni “intervento urgente” degli ultimi decenni ha prodotto quasi sempre lo stesso esito: opere incompiute, progetti cancellati, fallimenti o grandi annunci rimasti sulla carta. Dal ponte della Scafa mai realizzato al sottopasso di Malafede cancellato, dalle stagioni rutelliana e veltroniana fino al porto turistico ancora sequestrato e al waterfront targato Alemanno, Ostia conosce bene questa storia.
È dentro questa lunga sequenza che nasce il Parco del Mare: non come svolta, ma come replica di un metodo già visto.
La differenza, oggi, è che si compie un passo ulteriore. Il Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, agisce come Commissario straordinario e utilizza questo ruolo per sostituire il normale processo democratico, evitando il passaggio in Assemblea Capitolina e comprimendo ogni reale spazio di confronto. Non si discute: si ordina.
L’ordinanza del 17 aprile 2026 lo dimostra chiaramente. Con questo atto viene approvato il progetto e adottata la variante urbanistica senza voto dell’Aula, in deroga alle procedure ordinarie previste dal Testo Unico degli enti locali e dalla normativa urbanistica. L’urgenza viene dichiarata in via automatica, i lavori diventano indifferibili e ogni margine sostanziale di revisione viene chiuso.
La partecipazione è ridotta a una finestra simbolica di quindici giorni per eventuali osservazioni: un termine lontanissimo dai tempi, dalle garanzie e dalla sostanza della pianificazione ordinaria.
Non solo. La stessa ordinanza si fonda sul potere commissariale di operare “in deroga a ogni disposizione di legge”, salvo poche eccezioni. È questo il punto politico e amministrativo: non una pianificazione che rispetta le regole, ma una decisione che piega le regole per arrivare a spendere risorse entro una scadenza.
Una scadenza nota da anni, ma mai governata con serietà.
Già il 12 marzo 2026 LabUr aveva denunciato questa deriva, spiegando come l’urgenza fosse costruita per giustificare scorciatoie e svuotare la partecipazione (LINK).
Oggi, nel consiglio straordinario municipale, quell’analisi trova piena conferma.
Il risultato è un progetto che avanza non perché condiviso, ma perché imposto. Non perché pianificato, ma perché accelerato. Non perché davvero discusso, ma perché finanziato.
Siamo davanti a un metodo riconoscibile: decisione accentrata, narrazione salvifica, uso sistematico dell’emergenza per legittimare deroghe. Un’amministrazione pubblica seria non dovrebbe funzionare così.
E allora i teatrini messi in scena tra piazze e aule municipali appaiono per quello che sono: irrilevanti. Non incidono su decisioni già prese altrove e non modificano un processo già blindato.
La pianificazione urbanistica è un’altra cosa. È regole, tempi, confronto, responsabilità.
Qui invece resta una sola scelta politica: spendere soldi rapidamente, venga quel che venga. E visto il passato del litorale romano, il rischio è purtroppo fin troppo prevedibile.
A questo punto resta solo da verificare se Comune e Regione (che rappresentano la legge, ma non sono la legge) abbiano davvero rispettato la legge, sempre che la conoscano.
La recente vicenda del termovalorizzatore di Santa Palomba, oggi di fatto bloccato anche grazie al lavoro di LabUr, dimostra che le scorciatoie amministrative possono presentare il conto. Anche quando sembrano blindate.