ROMA, SPIAGGIA DI BETTINA: LA CONCESSIONE IMPOSSIBILE

Nero Oro Gala Invito_20260403_164829_0000La Spiaggia di Bettina è, per legge, dal 1995 area di preminente interesse nazionale, legata alla sicurezza e alla navigazione marittima. Il Comune non poteva concederla. Esposto alla Capitaneria e al MIT.

 

C’è una vicenda sul litorale romano che è sotto gli occhi di tutti.
La conoscono le istituzioni, la conoscono gli uffici pubblici e la conoscono perfino molti addetti ai lavori. Eppure continua a essere trattata come se non esistesse.

Parliamo di un fatto documentato nero su bianco da un atto dello Stato: il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 21 dicembre 1995, con il quale sono state individuate le aree del demanio marittimo escluse dalla delega alle Regioni prevista dall’articolo 59 del DPR 24 luglio 1977 n. 616 (LINK).

In termini semplici: esistono tratti del litorale italiano che non possono essere dati in concessione. Non possono esserlo perché lo Stato li considera di preminente interesse nazionale, legati alla sicurezza e alla navigazione marittima. Uno di questi tratti si trova proprio sul litorale romano dove il Sindaco Roberto Gualtieri sta portando la legalità.

Il tratto di costa che non doveva essere dato a nessuno
Nel decreto del 1995 l’area è indicata in modo preciso e inequivocabile:

Comune: Roma

Località: Castel Fusano

Destinazione: Stabilimento balneare del Ministero della Marina Mercantile

Ubicazione: litorale compreso tra il complesso Maresole e il CRAL ACI

Superficie: 16.882 mq

Annotazione (unica in tutta Italia): “Area per eventuale consegna al Corpo delle Capitanerie di Porto per fini istituzionali”

Questa area è oggi conosciuta come La Spiaggia di Bettina, già ex stabilimento Corallo. Il decreto stabilisce chiaramente che questa porzione di costa è esclusa dalla delega prevista dal DPR 616/1977, proprio perché ritenuta strategica per gli interessi dello Stato e per la sicurezza della navigazione. Quindi, non avrebbe dovuto essere concessa a privati. Mai.

I riferimenti geografici
Il decreto cita due punti di riferimento molto chiari:

1) Il “Complesso Maresole” indicava all’epoca l’insieme delle strutture oggi note come l’area degli attuali cottages e la zona di Peppino a Mare (ristorante e stabilimento)

2) Il CRAL ACI, che corrisponde all’attuale stabilimento La Spiaggia.

Anche la superficie indicata nel decreto – 16.882 metri quadrati – coincide con l’estensione dell’area oggi occupata. Non si tratta quindi di interpretazioni. I confini sono esattamente quelli.

La concessione che non poteva esistere
Nonostante questo quadro normativo chiarissimo, quella stessa area è stata nel tempo concessa, prorogata e infine messa addirittura a bando nel 2020 (LINK). Il bando è stato firmato dal direttore del Municipio Roma X, Nicola De Bernardini, insieme al Direttore Giacomo Guastella.
Ma c’è un dettaglio ancora più sconcertante.
Le prime concessioni sarebbero state rilasciate proprio dalla Capitaneria di Porto di Roma, cioè l’ente che, secondo lo stesso decreto, avrebbe dovuto eventualmente ricevere quell’area per fini istituzionali. Dunque, la Capitaneria aveva il titolo per occuparla, ma anche il dovere di non concederla. Eppure è accaduto l’opposto.

Lo stabilimento che esisteva già negli anni ’80
Le anomalie non finiscono qui. Le foto aeree del 1986 mostrano che sull’area erano già presenti insediamenti balneari privati (LINK). Questo significa che l’occupazione della zona precede di anni il decreto del 1995, che infatti segnala una situazione già problematica.

Un ulteriore elemento emerge dal portale SID del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (LINK), il sistema ufficiale del demanio marittimo. Nella scheda della concessione relativa alla Spiaggia di Bettina, aggiornata al 2021, compare infatti la Ingiunzione n. 125 del 1992

Un dato tutt’altro che secondario. Questo tipo di ingiunzione indica generalmente un provvedimento di autotutela amministrativa spesso legato a occupazione abusiva oppure al mancato pagamento dei canoni concessori. In altre parole, già prima del decreto del 1995 esistevano contestazioni formali sull’occupazione dell’area.

La società vincitrice e i passaggi societari
Il bando del 2020 ha portato alla concessione dell’area alla società Ecoseaglobe Srl, costituita il 15 gennaio 2021, proprio in occasione della gara. La società ha sede in via Armando Armuzzi, 6 a Ostia. Tra le figure coinvolte nei passaggi societari c’è Claudio Balini, amministratore dal 16 dicembre 2022 al 14 marzo 2024. La società risultava detenuta al 90% da Laura De Rose, collaboratrice dello stesso Balini.

Un altro dettaglio temporale merita attenzione. Il ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio che ha portato al riconoscimento del titolo concessorio alla Ecoseaglobe (ricorso n. 08365 depositato il 30 luglio 2024 dopo il cambio di amministratore della società ).

La sentenza del TAR e i dubbi rimasti aperti
Con sentenza N. 07917/2025 REG.PROV.COLL. N. 08365/2024 REG.RIC., il TAR (sez. Seconda) ha restituito la concessione alla Ecoseaglobe Srl, ma la domanda centrale resta irrisolta: come può essere concessa un’area che un decreto dello Stato dichiara non concedibile? Gli articoli di stampa usciti solo oggi (RomaToday, Canale10) non affrontano il nodo giuridico preliminare, cioè la concedibilità stessa dell’area, ma parlano di un “dissequestro” che, alla luce della normativa citata, non potrebbe neppure esistere.

Il costo per i cittadini
Chi paga davvero sono appunto i cittadini. Prima del sequestro della struttura, molti avevano già versato abbonamenti stagionali a Claudio Balini, con cifre che – secondo diverse testimonianze – oscillano mediamente tra 3.000 e 5.000 euro. Soldi pagati in anticipo. Soldi che ci si augura verranno prima o poi restituiti.

Cui prodest?
Ai cittadini no e nemmeno alla legalità. Forse a quella parte dello Stato che per decenni non ha visto, non ha controllato e non ha agito e che oggi rischia di cancellare ogni responsabilità con un colpo di spugna. Nel nome della legalità si sta rischiando di far sparire il c.d  corpo del reato.

L’esposto alle autorit
Per le ragioni sopra descritte sarà trasmesso un esposto formale alla Capitaneria di Porto di Roma e alla Direzione Generale per il mare, il trasporto marittimo e per vie d’acqua interne affinché chiariscano ciò che, sulla carta, ci appare chiarissimo da oltre trent’anni.

 

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