Dall’analisi di migliaia di pagine del progetto esecutivo emergono tre questioni: la cronologia dell’avvio dei lavori, numerose incongruenze negli elaborati progettuali (alcune persino comiche) e il mancato riscontro, negli atti esaminati, del provvedimento di approvazione del progetto esecutivo. A 35 giorni dalla posa del bandone arancione e video di propaganda, un cantiere fantasma
Ci hanno raccontato che il Parco del Mare era finalmente partito il 18 Giugno. Hanno organizzato sopralluoghi, diffuso comunicati stampa, fatto fotografare reti arancioni e mezzi all’opera. L’assessore all’Urbanistica Maurizio Veloccia ha parlato dell’avvio dei lavori e ANAS ha rilanciato la stessa narrazione, contribuendo a far credere ai cittadini che il cantiere fosse ormai una realtà.
Ma la propaganda ha un limite: prima o poi incontra i documenti. Ed è proprio leggendo gli elaborati tecnici che la narrazione mostra i suoi piedi di argilla.
L’area recintata presso il Canale dei Pescatori – che abbiamo documentato da settimane – non era il cantiere del nuovo ponte, bensì l’area destinata alla Bonifica Sistematica Terrestre da ordigni bellici. Una fase preliminare obbligatoria che, secondo gli stessi elaborati progettuali, deve concludersi prima ancora che possano essere predisposte le aree di cantiere e iniziare le opere vere e proprie.
Il prerequisito della Bonifica Sistematica Terrestre (BST)
Non è un’opinione di LabUr. È scritto nel progetto esecutivo.
Prima serve il parere vincolante dell’Autorità Militare. Poi devono essere eseguite la bonifica superficiale e quella profonda. Successivamente devono essere rilasciati i certificati di collaudo da parte dell’Amministrazione della Difesa. Solo a quel punto il terreno diventa realmente cantierizzabile.
E allora perché il 19 giugno ANAS annunciava l’apertura del cantiere? La risposta diventa ancora più interessante osservando le date.
Che cosa accade tra il 17 e il 19 giugno
Gli elaborati del cosiddetto progetto esecutivo risultano formalizzati il 17 giugno 2026. La cartella definitiva viene costituita il 18 giugno, proprio il giorno indicato come consegna dei lavori. In pratica, mentre ai cittadini veniva detto che il cantiere era partito, la documentazione progettuale risultava appena completata. Quindi, quando sarebbe stata organizzata tutta la complessa macchina amministrativa, tecnica e operativa necessaria per avviare un’opera pubblica di decine da oltre 80 milioni di euro?
La vicenda diventa ancora più delicata se si considera che il 18 giugno rappresentava una data fondamentale per il Programma Regionale FESR, entro la quale dovevano essere raggiunti specifici obiettivi sugli affidamenti contrattuali.
Da qui nasce il sospetto che la comunicazione politica abbia trasformato una semplice fase preliminare in un presunto “inizio dei lavori”, alimentando una rappresentazione molto diversa da quella che emerge dagli atti.
Copio male e incollo peggio: da Rimini alle Marche passando per Bari
Ma c’è di più. Analizzando decine di elaborati, e dunque migliaia di pagine, emergono numerose incongruenze progettuali, alcune persino comiche: piani manutentivi con prescrizioni tra loro contraddittorie e uso smodato di espressioni “quando occorre”, classificazioni botaniche errate (il leccio diventa ‘specie latifoglie decidue’, senza contare le contraddizioni sulla fertilizzazione ordinaria), componenti tecnologiche prive di specifici programmi di manutenzione, modelli standard copiati da edifici residenziali e adattati a un parco costiero, oltre a differenti quote della falda riportate in elaborati diversi. Non si tratta necessariamente di errori invalidanti, ma di elementi che rendono ancora più importante comprendere come sia stata svolta la verifica tecnica del progetto e con quali esiti.
La fretta, si sa, è cattiva consigliera. E così compare nel glossario Piano di Gestione Informativa come committente addirittura il Comune di Bari, evidente residuo di un modello predisposto per un altro intervento. Nel Capitolato Speciale d’Appalto, dedicato alla pubblica illuminazione, viene inizialmente richiamata perfino la Legge Regionale Marche, corretta solo più avanti con il riferimento alla normativa del Lazio. La stessa Relazione sui Criteri Ambientali Minimi dichiara non applicabile la conservazione del topsoil, lo strato superficiale del terreno, pur trattandosi di un progetto che individua nella rinaturalizzazione e nel rafforzamento del sistema dunale uno dei propri obiettivi principali. Giusto per fare qualche esempio.
Come è stata svolta la verifica tecnica finale del progetto?
Il nodo del PFTE (Progetto di Fattibilità Tecnica ed Economica)
Ed è proprio qui che si apre la questione più seria. Negli elaborati acquisiti da LabUr compare la dicitura “Progetto Esecutivo”. Manca però l’elemento fondamentale: il provvedimento amministrativo che ne attesta l’approvazione, la validazione, il verbale di verifica e l’atto che autorizza il passaggio dalla progettazione alla fase esecutiva. Un elaborato tecnico, da solo, non sostituisce un atto amministrativo.
Bisogna infatti distinguere due passaggi amministrativi che spesso vengono confusi. Il Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica (PFTE) risulta approvato dal Commissario Straordinario e costituisce l’atto che ha consentito anche la variante urbanistica. Ma il PFTE non coincide con il Progetto Esecutivo: sono due fasi diverse del procedimento. Proprio per questo la domanda posta da LabUr riguarda il provvedimento con cui il progetto esecutivo sarebbe stato approvato e validato, consentendo il passaggio dalla progettazione alla fase di esecuzione. È questo l’atto che, negli elaborati esaminati, non compare. Per questo LabUr ha chiesto i giorni scorsi formalmente ad ANAS di esibire il provvedimento di approvazione del progetto esecutivo, la validazione, il verbale di verifica, il verbale di consegna dei lavori e tutta la documentazione che dimostri la regolarità del procedimento.
Nei prossimi giorni realizzeremo un dossier sui documenti del c.d. Progetto Esecutivo, ma intanto poniamo una domanda molto semplice: se il progetto esecutivo era stato regolarmente approvato, verificato e validato, perché non pubblicarne gli atti? Se invece il 19 giugno era in corso soltanto una bonifica bellica preliminare, perché raccontare ai cittadini che il cantiere del Parco del Mare era già iniziato?
Lo ripetiamo fino alla nausea: la trasparenza delle opere pubbliche non si misura con conferenze stampa, fotografie o slogan. Si misura con gli atti. Perché le reti arancioni possono nascondere un terreno, i comunicati raccontare sogni, ma i documenti, prima o poi, raccontano sempre la verità.
LabUr è un laboratorio indipendente di ricerca urbana specializzato nell’analisi documentale dei procedimenti amministrativi che producono le trasformazioni urbane. Verifica atti, piani urbanistici, procedimenti amministrativi e politiche pubbliche nell’interesse collettivo.
Metodo LabUr — Questo contributo è stato realizzato attraverso l’analisi di atti amministrativi, strumenti urbanistici, normativa vigente e documentazione tecnica. L’obiettivo è verificare attraverso fonti documentali i procedimenti che producono le trasformazioni urbane e valutarne la coerenza con la pianificazione urbanistica, la normativa vigente e l’interesse pubblico.