Un’interrogazione parlamentare riporta il Porto Turistico di Roma sotto i riflettori: governance, amministratori, società confiscate, un patrimonio valutato oltre 460MLN di euro. Tutte questioni importanti. Ma ancora una volta compare un piccolo esercito del giorno dopo. La domanda che LabUr pone da anni è sempre la stessa: con quale procedimento Porto Turistico di Roma S.r.l. è diventata concessionaria? Presentato un nuovo esposto-istanza a Roma Capitale, Ministero dell’Economia e delle Finanze, Agenzia del Demanio, Regione Lazio, ANBSC, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Capitaneria di Porto e, per quanto di eventuale competenza, Procura regionale della Corte dei conti.
Sul Porto Turistico di Roma sono tornati ad accendersi i riflettori.
Il 4 agosto 2026 la Sen. Cinzia Pellegrino ha presentato l’interrogazione parlamentare n. 4-03278 ai Ministri dell’Interno, delle Infrastrutture e dei Trasporti e dell’Economia e delle Finanze. Al centro ci sono la gestione del Porto e delle società confiscate, la governance, gli amministratori e i rapporti tra Porto Turistico di Roma S.r.l. e Gestione Servizi Porto di Roma S.r.l., all’interno di un patrimonio che la stessa interrogazione indica in oltre 460 milioni di euro.
Tutto importante.
Ma ancora una volta si arriva il giorno dopo. E si rischia di combattere la battaglia sul bersaglio sbagliato.
È una dinamica alla quale sul litorale romano di Ostia siamo ormai abituati: quando un problema diventa abbastanza grande da conquistare titoli, interrogazioni e attenzione politica, compare puntualmente un piccolo esercito del giorno dopo. Si discute di chi gestisce, di chi amministra, di incarichi, società e governance. Molto meno spesso si torna all’origine degli atti per chiedersi se il problema non sia cominciato prima. E nel caso del Porto di Ostia, molto prima.
Prima di discutere chi governa Porto Turistico di Roma S.r.l., come venga amministrata una società confiscata allo Stato e quali siano i rapporti tra le società che operano all’interno del Porto, esiste una domanda preliminare: con quale procedimento Porto Turistico di Roma S.r.l. è diventata concessionaria?
LabUr aveva già formalmente interessato l’ANBSC (Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata) il 14 luglio 2022, indicando espressamente la questione del cambio di titolarità della concessione demaniale marittima del Porto di Ostia da A.T.I. S.p.A. a Porto Turistico di Roma S.r.l. La richiesta di verifica era stata reiterata il 27 giugno 2023.
Quindi oggi, mentre il Parlamento domanda al Governo come venga gestito il Porto, quella questione è ancora lì. Non è una questione secondaria rispetto alla governance, ma viene prima.
La Porto Turistico di Roma non era la concessionaria originaria. La concessione demaniale marittima cinquantennale n. 129 del 30 ottobre 2001, repertorio n. 359/01, era stata rilasciata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – Capitaneria di Porto del Compartimento marittimo di Roma ad Attività Turistiche Imprenditoriali S.p.A. – A.T.I.
Porto Turistico di Roma S.r.l. vi subentra soltanto nel 2007 attraverso la Determinazione regionale B0892. Ed è proprio il procedimento che ha prodotto quel passaggio che LabUr chiede di verificare.
Quando il titolo vale milioni
Non stiamo parlando di una questione puramente formale. Nel bilancio 2024 di Porto Turistico di Roma S.r.l. risultano ancora i contenziosi ICI/IMU con Roma Capitale relativi alle annualità pregresse. Per gli anni 2011-2016, gli importi riportati nella documentazione societaria raggiungono complessivamente circa 5,15 milioni di euro.
Controversie che sono arrivate fino alla Corte di Cassazione e nelle quali la qualità di concessionario assume un rilievo determinante. La Cassazione ricostruisce espressamente il subingresso del 2007 da A.T.I. a Porto Turistico di Roma, ma quei giudizi riguardano il contenzioso tributario: non avevano ad oggetto la legittimità amministrativa della Determinazione regionale B0892 che quel subingresso aveva disposto.
Poi ci sono i canoni demaniali.
Dal bilancio 2024 risultano contabilizzati 808.201 euro per i canoni concessori demaniali relativi agli anni 2020, 2021, 2022, 2023 e 2024. La società dichiara però di essere ancora in attesa delle relative lettere di introito da Roma Capitale, nonostante i solleciti.
E dagli atti acquisiti da LabUr attraverso accesso documentale emerge anche un’ulteriore somma dovuta di circa 1,4 milioni di euro.
Quindi proviamo a rimettere insieme i pezzi: oltre 5 milioni di euro di contenzioso tributario, 808 mila euro di canoni contabilizzati, altri 1,4 milioni risultanti dagli atti, una società confiscata ormai acquisita allo Stato e una concessione oggi amministrata da Roma Capitale.
A questo punto verificare documentalmente la catena del titolo concessorio non è archeologia amministrativa, ma una questione patrimoniale attuale.
LabUr presenta esposto/istanza
Per questo oggi, 27 agosto, abbiamo presentato un nuovo esposto-istanza a Roma Capitale, Ministero dell’Economia e delle Finanze, Agenzia del Demanio, Regione Lazio, ANBSC, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Capitaneria di Porto e, per quanto di eventuale competenza, Procura regionale della Corte dei conti.
Chiediamo una cosa molto difficile da eludere: tirare fuori il fascicolo e verificare gli atti. Perché si può discutere per mesi di governance, amministratori e gestione, ma se il problema è il titolo, si sta combattendo intorno al Porto senza ancora essere arrivati al cuore del Porto.
L’esposto/istanza a questo link.