OSTIA PERDE LA CASERMA, I VIGILI DEL FUOCO PAGANO L’OSTELLO

Copia di Nero Oro Gala Invito_20261103_115028_0000Via Celli diventa inagibile, il presidio passa da una sistemazione provvisoria all’altra e lo Stato finanzia l’adeguamento di un altro immobile comunale. Dopo le promesse sulla manutenzione e le polemiche sul trasferimento a Fiumicino, resta una domanda: si sta costruendo una soluzione per il soccorso o finanziando l’ennesima emergenza senza una scadenza?

 

Una caserma resa inutilizzabile dal cedimento di un solaio. Un trasferimento contestato a Fiumicino. La sistemazione temporanea presso la Guardia di Finanza all’Infernetto. Infine, l’ex Ostello Litus, da adattare alle esigenze di un presidio operativo. La vicenda dei Vigili del Fuoco di Ostia racconta una programmazione che non è riuscita a impedire l’emergenza e che adesso rincorre i suoi effetti.

Il risultato materiale è questo: la sede di via Angelo Celli è uscita dall’uso operativo e le risorse vengono impiegate per rendere utilizzabile un’altra struttura, anch’essa comunale. Nella documentazione finora reperita, manca completamente un percorso verificabile di recupero, con finanziamento, progetto, affidamento e tempi di riapertura.

Dalle promesse alla provvisorietà

LabUr aveva già ricostruito la vicenda nell’inchiesta del 24 giugno 2026, Ostia, la storia della caserma dei VV.FF.: dal cronoprogramma all’inagibilità, richiamando una programmazione manutentiva che prevedeva interventi già negli anni precedenti, un cronoprogramma con conclusione entro il 2023 e ulteriori riferimenti alla manutenzione nella documentazione del 2025.
A questa ricostruzione si aggiunge il piano manutentivo riferito alla deliberazione di Giunta Capitolina n. 65 del 24 febbraio 2023. La programmazione, dunque, sulla carta c’era, ma resta da verificare quali interventi siano stati effettivamente affidati ed eseguiti e perché non abbiano impedito l’inagibilità della sede.

Anche l’ipotesi dell’ex Ostello Litus non nasce dopo il trasferimento all’Infernetto.
Già il 3 giugno la struttura era stata individuata dal Comando VVF come possibile sistemazione alternativa, mentre la Memoria di Giunta capitolina del 24 giugno, prot. RC/19630, ne indirizzava la valutazione per l’utilizzo.

Nell’approfondimento del 3 luglio, Ostia, senza caserma dei VV.FF. per tutta l’estate, LabUr aveva evidenziato come progettazione, affidamenti, lavori e verifiche rendessero difficilmente compatibile l’adeguamento del Litus con una soluzione immediata dell’emergenza.

Durante il Consiglio straordinario del Municipio X del 24 luglio 2026, la permanenza presso la Guardia di Finanza all’Infernetto veniva indicata in 60–90 giorni, necessari per allestire il Litus. Una promessa temporale precisa che è stata disattesa. Il successivo trasferimento al Litus infatti era stato annunciato per il 1° novembre, data riportata anche da alcuni organi di stampa, ma il trasferimento non è avvenuto nei tempi indicati. Secondo quanto appreso da LabUr da fonte interna ai Vigili del Fuoco, è stato ulteriormente rinviato a una data successiva al 15 novembre. Una nuova scadenza che si aggiunge a quelle precedenti, mentre non risulta ancora pubblicamente documentato un calendario definitivo di entrata in esercizio della sede provvisoria.

Nel frattempo sono proseguite le polemiche: ancora il 29 ottobre venivano richieste verifiche sulla sicurezza dell’ex colonia e degli spazi circostanti, mentre il trasferimento era descritto come imminente.

Un ostello non diventa caserma soltanto cambiando gli occupanti

Una sede di soccorso non è semplicemente un edificio nel quale sistemare letti e armadietti. Servono percorsi rapidi e sicuri per i mezzi, spazi di servizio adeguati, impianti compatibili con l’attività e condizioni che consentano al personale di operare senza aggiungere difficoltà a un lavoro già complesso.

La segnalata assenza di tensostrutture esterne a protezione dei mezzi dovrà essere spiegata dall’amministrazione così come deve spiegare quali ricoveri alternativi siano previsti e su quali valutazioni poggi la sistemazione. L’assenza di una tensostruttura rende infatti necessario conoscere il progetto logistico e le misure adottate per proteggere mezzi, attrezzature e operazioni del personale. Il provvisorio non può diventare un modo per abbassare le esigenze di un servizio essenziale.

Il Comune possiede l’immobile, i VVF finanziano i lavori

Per il Litus è stato individuato l’affidamento CIG BCBC78D7FD, della Direzione regionale dei Vigili del Fuoco del Lazio, da 127.107,98 euro, denominato “Lavori di manutenzione ordinaria per trasferimento del distaccamento di Ostia presso l’ex Ostello Litus”. Dunque è l’amministrazione dei VVF a sostenere quella spesa. L’affidamento, tuttavia, non prova né la conclusione dei lavori né l’idoneità complessiva della sede.

È regolare spendere risorse statali in un immobile comunale? Può esserlo. Non è automaticamente illegittimo. La disciplina contempla infatti interventi delle amministrazioni utilizzatrici anche su immobili di terzi. Per piccola manutenzione e adeguamenti alla sicurezza sono previste specifiche competenze dirette. Non basta però chiamare un intervento “manutenzione ordinaria” per risolvere ogni questione di competenza e contabilizzazione.

Occorre sapere:

  • il titolo che assegna gli spazi ai VVF e la durata dell’utilizzo;
  • l’accordo sulle manutenzioni e l’autorizzazione del proprietario;
  • il progetto e il computo delle opere effettivamente finanziate;
  • il capitolo, l’impegno e la corretta imputazione della spesa;
  • la disciplina delle migliorie che resteranno all’immobile alla riconsegna.

Il confronto economico deve inoltre spiegare perché questa soluzione sia conveniente rispetto alle alternative, soprattutto se destinata a durare poco. Una spesa può essere contabilmente coperta e lasciare comunque aperti interrogativi sulla convenienza e sulla programmazione. Senza questi atti non può essere considerata giustificata soltanto perché funzionale ad un’emergenza.

Il conto della mancata programmazione

Il problema non è contrapporre Comune e Vigili del Fuoco mentre il presidio deve continuare a intervenire. È pretendere che gli enti spieghino chi mette a disposizione cosa, chi paga, per quanto tempo e con quali garanzie. Una questione che LabUr pone dal 18 luglio (Ostia, una caserma da 110 milioni per la Finanza, una sistemazione di fortuna per i VVF): mentre per altre amministrazioni dello Stato la politica patrimoniale ha prodotto investimenti e infrastrutture, il presidio di Ostia continua a dipendere da soluzioni temporanee, senza una sede moderna progettata e localizzata in funzione del territorio da servire.

Oggi, ad oltre cinque mesi dal cedimento di via Angelo Celli, la questione si arricchisce di un ulteriore elemento: risorse pubbliche vengono destinate all’adeguamento di un secondo immobile comunale, mentre il destino della caserma originaria rimane privo di un percorso di recupero pubblicamente verificabile.
Ostia non ha bisogno di un’altra inaugurazione della provvisorietà. Ha bisogno di sapere quando il presidio avrà una sede adeguata e quale sarà il destino di via Celli. Fino ad allora, il costo della mancata soluzione ricade sul bilancio pubblico, sull’organizzazione del soccorso e sui Vigili del Fuoco: quelli che devono garantire la sicurezza degli altri, mentre continuano ad aspettare certezze sulla propria sede.

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