La caserma dei Vigili del Fuoco di Ostia chiude, ma lo Stato dov’era? La storia di un immobile lasciato degradare mentre sul litorale si programmano demolizioni. Gli interventi manutentivi risultavano programmati da anni e avrebbero dovuto concludersi entro il 2023. Oggi la storica sede di via Angelo Celli è destinata all’inagibilità. La documentazione ricostruisce il percorso amministrativo che ha preceduto quella che appare come un’emergenza annunciata.
Da anni erano previsti lavori e manutenzioni, ma la sede storica di via Angelo Celli rischia l’inagibilità. Una vicenda che racconta il paradosso di uno Stato che gestisce il patrimonio pubblico, programma interventi e poi lascia degradare uno dei presidi di soccorso più importanti del litorale romano.
La storica caserma dei Vigili del Fuoco di via Angelo Celli, a Ostia, è destinata infatti a chiudere. Dopo il cedimento di una porzione di solaio e le verifiche tecniche effettuate nelle ultime settimane, Comune di Roma e Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco si apprestano a dichiararne l’inagibilità totale, costringendo il personale a trasferirsi in altra sede.
Non si tratta della chiusura di un semplice ufficio pubblico. Il distaccamento di Ostia garantisce il soccorso a un territorio vastissimo, con centinaia di migliaia di residenti, decine di chilometri di costa, la pineta di Castel Fusano, il porto turistico, importanti arterie stradali e un’area urbana tra le più complesse della Capitale.
Questa vicenda non nasce oggi. La documentazione ufficiale racconta infatti una storia ben diversa da quella di un’emergenza improvvisa.
Già nel triennio 2017-2019 il Provveditorato alle Opere Pubbliche aveva validato due interventi di manutenzione ordinaria per la caserma di via Celli 4, rispettivamente da 52.000 euro e 38.000 euro, classificando l’immobile come locazione passiva utilizzata dai Vigili del Fuoco.
Nel 2019 il Consiglio del Municipio X approvava una mozione nella quale si affermava esplicitamente la necessità di procedere alla ristrutturazione della caserma e al potenziamento del presidio.
Nel Piano Generale delle Manutenzioni predisposto ai sensi dell’articolo 12 del Decreto Legge 98 del 2011 quei due interventi vengono accorpati in un’unica operazione, identificata con il codice *INT_PROV_37461, con un quadro economico complessivo di 115.000 euro e un cronoprogramma che prevedeva la conclusione dei lavori entro il giugno 2023. Ma negli aggiornamenti del Piano al 30 giugno 2025 e al 31 dicembre 2025 lo stesso intervento risulta ancora semplicemente indicato come “Invariato”. Pochi mesi dopo arriva la prospettiva dell’inagibilità.
La vicenda assume contorni ancora più singolari se si guarda alla disciplina amministrativa.
La caserma di via Angelo Celli è classificata da anni come locazione passiva del Ministero dell’Interno. I documenti del 2016 e del 2018 la censiscono espressamente come immobile utilizzato dai Vigili del Fuoco. Per gli immobili utilizzati dalle amministrazioni dello Stato opera il sistema previsto dall’articolo 12 del D.L. 98/2011: è l’Agenzia del Demanio a programmare gli interventi di manutenzione, mentre il Provveditorato alle Opere Pubbliche svolge il ruolo di stazione appaltante, progettando ed eseguendo i lavori.
È lo stesso Demanio che, proprio in questi mesi, è protagonista sul litorale romano delle operazioni di recupero e demolizione degli stabilimenti balneari abusivi.
Da una parte, quindi, lo Stato interviene con forza sul patrimonio pubblico; dall’altra, uno dei suoi presidi strategici viene lasciato deteriorare fino al punto di non poter più garantire la sicurezza del personale e dei cittadini.
Nel patrimonio immobiliare di Roma Capitale la sede di via Angelo Celli 4 risulta concessa al Ministero dell’Interno – Dipartimento dei Vigili del Fuoco con un canone annuo di 23.939,64 euro.
Nei documenti del Ministero dell’Interno del 2016 la stessa sede è censita tra le locazioni passive con un valore di 71.989,13 euro, che nel censimento del 2018 diventa 61.270,42 euro.
Sul fronte delle manutenzioni, la programmazione ufficiale parla di due interventi da 52.000 e 38.000 euro, poi confluiti in un quadro economico complessivo di 115.000 euro, affidato al sistema centralizzato delle manutenzioni dello Stato.
La questione non è soltanto tecnica o burocratica. Se un intervento era stato validato già tra il 2017 e il 2019, programmato dall’Agenzia del Demanio, affidato al Provveditorato e corredato da un cronoprogramma che prevedeva il completamento entro il 2023, perché nel 2025 risultava ancora invariato e nel 2026 si arriva alla chiusura della caserma?
Sono stati effettivamente impegnati i 115.000 euro previsti? I lavori sono stati affidati, sospesi o mai avviati? Esistono verbali che giustificano il mancato completamento degli interventi?
Sono domande che riguardano direttamente la gestione del patrimonio pubblico e la sicurezza dei cittadini. Perché mentre Ostia assiste alla demolizione di stabilimenti balneari nel nome della legalità e della tutela del demanio, uno dei presidi fondamentali dello Stato rischia di essere abbandonato dopo anni di manutenzioni programmate ma mai tradotte, almeno secondo la documentazione disponibile, in una soluzione capace di evitarne l’inagibilità.
Dopo il cedimento del solaio sono già state presentate un’interrogazione parlamentare al Ministro dell’Interno e una mozione in Assemblea Capitolina che chiedono di garantire il mantenimento del presidio operativo e di definire rapidamente un cronoprogramma per il ripristino della sede. Entrambe le iniziative, tuttavia, si concentrano soprattutto sulle conseguenze dell’inagibilità, mentre resta ancora da chiarire perché un intervento programmato da anni, corredato da un cronoprogramma e ancora presente nei Piani di manutenzione del 2025, non abbia impedito l’attuale prospettiva di inagibilità.
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