Dalla mobilità alle reti idriche, dal consumo di suolo agli effetti cumulativi: LabUr trasmette 37 pagine di osservazioni sul Programma Urbanistico “Parchi della Colombo”. Il documento finale è stato presentato in nome e per conto delle associazioni, dei comitati e dei cittadini che hanno aderito all’iniziativa. È il terzo contributo trasmesso da LabUr nell’ambito della procedura di VAS. Si chiude oggi, 18 settembre, il lavoro che nelle ultime settimane abbiamo anticipato su alcuni degli aspetti più delicati del Programma Urbanistico “Parchi della Colombo”.
LabUr – Laboratorio di Urbanistica ha trasmesso all’Autorità Competente per la Valutazione Ambientale Strategica e all’Autorità Procedente le osservazioni complessive al Programma: un documento di 37 pagine che raccoglie e mette a sistema le questioni emerse dall’analisi del Rapporto Ambientale, dello Studio sulla Mobilità, del Piano di Monitoraggio e degli ulteriori elaborati specialistici.
È il terzo contributo trasmesso da LabUr nell’ambito della procedura di VAS.
L’8 settembre avevamo depositato una prima relazione tecnica sulla capacità della rete idropotabile dell’Infernetto, partendo da una criticità che lo stesso Rapporto Ambientale definisce come «potenziale inadeguatezza del sistema di approvvigionamento idrico».
Il 10 settembre è seguita la seconda relazione tecnica, dedicata al rapporto tra la cassa di espansione del Canale Palocco a Madonnetta e la vasca di laminazione W1 prevista dai Parchi della Colombo: due opere diverse, ma inserite nello stesso sistema idraulico territoriale.
Oggi abbiamo depositiamo l’ultimo documento: sei osservazioni che affrontano mobilità, effetti cumulativi, alternative di Programma, capacità delle reti idriche e fognarie, consumo e impermeabilizzazione del suolo con la componente idraulica e arborea, e Piano di Monitoraggio Ambientale. È esattamente la struttura con cui il documento individua le questioni che incidono sulla verificabilità del giudizio di sostenibilità ambientale.
Le osservazioni finali non sono state presentate soltanto da LabUr.
Il documento è stato trasmesso in nome e per conto delle associazioni/comitati LabUr – Laboratorio di Urbanistica, Salviamo le Riserve Naturali, Infernetto Attivo, Uniti con trasporto e dei cittadini Fabio Toreti, Cristiano Viviana, Carlo Fissore, Cristina Franchi, Marco Antonucci, Massimo Ferri, Margherita Celli, Rodolfo Leccese, Franca Brocca, Nadia Carneschi, Ida Mumolo, Alberto Lubrano, Luisella Proietti Gretti, Claudia Dominici, Paolo Ceroni e Anna Catalani. È il segno che su una trasformazione destinata a incidere sull’Infernetto e sull’intero quadrante si è costruita una richiesta comune: prima di dichiararne la sostenibilità ambientale, bisogna dimostrarla.
SEI OSSERVAZIONI, UNA SOLA QUESTIONE
Le osservazioni depositate riguardano sei grandi temi tra loro strettamente collegati: mobilità, effetti cumulativi, alternative di Programma, capacità delle reti idriche e fognarie, consumo e impermeabilizzazione del suolo con la componente idraulica e arborea, efficacia del Piano di Monitoraggio. Il filo che li attraversa è sempre lo stesso: quanto è verificabile, sulla base dei documenti oggi disponibili, il giudizio di sostenibilità ambientale della trasformazione?
VIA CRISTOFORO COLOMBO GIÀ CRITICA
La prima osservazione riguarda la mobilità.
Il nodo Colombo/Wolf Ferrari/Pindaro risulta già nello stato attuale in condizioni di sovrasaturazione, con indice medio 1,02 e Livello di Servizio F.
E persino nello scenario feriale utilizzato dal proponente la simulazione serale registra il peggioramento di numerosi parametri: diminuisce la velocità media, aumentano tempi di percorrenza, fermate, perditempo e domanda latente.
Ma abbiamo posto anche due questioni metodologiche.
La prima riguarda la ritaratura semaforica: nello scenario di progetto entrano contemporaneamente il nuovo carico urbanistico e una modifica della regolazione dei semafori. Senza simulare la nuova regolazione senza il nuovo insediamento, non è possibile isolare compiutamente quanto del risultato derivi dal nuovo traffico e quanto dal miglioramento gestionale della rete.
La seconda riguarda una caratteristica dell’Infernetto che chi ci vive conosce molto bene: la Colombo non ha lo stesso traffico tutto l’anno. Lo Studio non sviluppa uno scenario specificamente rappresentativo dei fine settimana e della stagione maggio-settembre, quando ai flussi ordinari si sovrappone il pendolarismo verso e dal litorale. Né questa lacuna viene recuperata dal Piano di Monitoraggio.
E c’è poi il problema della baseline: alcune fonti utilizzate nello Studio richiamano dati del 1998-1999, mentre l’Infernetto conta oggi circa 30.000 residenti e il complesso delle previsioni urbanistiche porta, a completa attuazione, a una capacità insediativa nell’ordine dei 65.000 abitanti.
NON ESISTE UN TERRITORIO NUOVO PER OGNI NUOVO PROGRAMMA
La seconda osservazione riguarda gli effetti cumulativi.
Il Rapporto Ambientale considera trasformazioni che, complessivamente, interessano oltre 25 ettari e comportano 192.673,60 metri cubi di volumetria, oltre 60.000 mq di SUL residenziale, 1.604 nuovi abitanti e 102 addetti. Ma la valutazione quantitativa cumulativa viene sviluppata principalmente traducendo questi carichi nella relativa domanda di mobilità.
La nostra osservazione pone una questione molto semplice: acqua, fognature, aria, suolo, sistema ecologico e infrastrutture non ripartono da zero ogni volta che viene valutato un nuovo intervento.
Occorre quindi conoscere la capacità residua e distinguere ciò che esiste oggi, ciò che è già stato autorizzato, ma non ancora realizzato, e ciò che deriva dalle ulteriori trasformazioni previste. Non basta, cioè, verificare separatamente che ogni singolo intervento possa essere assorbito dalla capacità disponibile oggi, se quella stessa capacità è destinata a essere utilizzata anche dagli altri carichi già pianificati.
LE ALTERNATIVE VANNO CONFRONTATE ANCHE AMBIENTALMENTE
La terza osservazione riguarda le alternative.
Il Rapporto Ambientale ne considera tre. Non abbiamo quindi sostenuto che le alternative non esistano, ma abbiamo posto un problema diverso: manca una comparazione ambientale omogenea che permetta di comprendere vantaggi e svantaggi delle diverse configurazioni rispetto a consumo di suolo, impermeabilizzazione, traffico, acqua, reflui, rumore, emissioni, rischio idraulico, patrimonio arboreo e servizi ecosistemici.
La presenza formale di più scenari, infatti, non esaurisce la valutazione delle alternative se non vengono confrontate le rispettive prestazioni ambientali attraverso criteri comuni.
Abbiamo quindi chiesto anche di verificare almeno una ragionevole alternativa a minore pressione ambientale oppure di motivarne puntualmente l’eventuale irragionevolezza o impraticabilità.
ACQUA E REFLUI: PRIMA LA CAPACITÀ, POI IL MONITORAGGIO
La quarta osservazione riprende una delle questioni che avevamo già anticipato nei giorni scorsi.
Sono gli stessi elaborati ambientali a individuare tra le principali criticità la «potenziale inadeguatezza del sistema di approvvigionamento idrico» e la «potenziale inadeguatezza del sistema di smaltimento dei reflui».
Per questo abbiamo chiesto che venga dimostrata quantitativamente la capacità residua delle reti, considerando anche i carichi cumulativi. Risparmiare acqua è utile. Monitorare è necessario. Ma né l’uno né l’altro dimostrano preventivamente che l’infrastruttura abbia capacità sufficiente.
Il documento distingue infatti tra mitigazione, monitoraggio e condizione necessaria all’attuabilità dell’intervento: se le reti risultassero prive della capacità residua necessaria, occorrerebbe individuare preventivamente gli adeguamenti, i responsabili della loro realizzazione e la loro entrata in esercizio rispetto alla tempistica del Programma.
IL SUOLO NON È SOLTANTO ACQUA CHE DEVE DEFLUIRE
La quinta osservazione mette insieme consumo di suolo, compatibilità idraulica e patrimonio arboreo.
Il Programma interviene su un’area attualmente libera e AUBAC ha inquadrato l’intervento come di «dimensione significativa» in un sottobacino caratterizzato da risposta idraulica elevata CL3. Nel frattempo, sul sistema territoriale interessato è prevista anche la cassa di espansione del Canale Palocco a Madonnetta.
Lo Studio assume inoltre, per il sottobacino afferente alla vasca W1, una configurazione post operam con circa il 69% di superficie impermeabile e un coefficiente medio di deflusso pari a 0,73. Da qui una distinzione fondamentale: invarianza idraulica e conservazione delle funzioni ecosistemiche del suolo non sono la stessa cosa.
Una vasca può compensare temporalmente l’aumento del deflusso prodotto dall’impermeabilizzazione, ma non restituisce, per questo solo fatto, le funzioni perdute di infiltrazione, evapotraspirazione, regolazione microclimatica, supporto alla vegetazione, habitat e stoccaggio del carbonio.
Lo stesso vale per gli alberi. L’indagine ante operam ne censisce 59, 46 dei quali risultano nelle classi di stato buono o medio. La stessa relazione definisce le querce «l’ossatura ecologica di maggior valore e stabilità dell’area», mentre il bilancio definitivo tra esemplari conservati e rimossi viene rinviato alle successive fasi progettuali. Aumentare numericamente gli alberi non equivale automaticamente a ricostruire le funzioni ecosistemiche degli esemplari maturi eventualmente rimossi.
E ALLA FINE BISOGNA POTER MISURARE
La sesta osservazione riguarda il Piano di Monitoraggio Ambientale.
Ed è il punto che chiude logicamente tutti gli altri: se una VAS individua effetti, obiettivi e mitigazioni, deve poi essere possibile sapere se quelle previsioni si stanno verificando oppure no.
Per questo abbiamo chiesto indicatori realmente misurabili, baseline, soglie o valori-obiettivo ove tecnicamente applicabili, frequenze, responsabilità e soprattutto misure correttive da attivare quando i risultati si discostano da quanto previsto. Perché monitorare non significa semplicemente raccogliere dati. Significa costruire un sistema capace di accorgersi quando qualcosa non sta andando come previsto e stabilire che cosa accade dopo.
TRE CONTRIBUTI ALLA VAS
Il documento depositato oggi conclude quindi un percorso iniziato nei giorni scorsi.
L’8 settembre LabUr ha trasmesso la prima relazione tecnica, dedicata alla rete idropotabile dell’Infernetto e alla necessità di verificare la capacità effettiva del sistema rispetto al nuovo carico urbanistico.
Il 10 settembre abbiamo trasmesso la seconda relazione tecnica, dedicata al rapporto tra la cassa di espansione del Canale Palocco a Madonnetta e la vasca di laminazione prevista dal Programma Urbanistico, ponendo il problema del coordinamento tra programmazione dei lavori pubblici, pianificazione urbanistica e governo del bacino idrografico.
Il 18 settembre sono state infine depositate le osservazioni complessive: 37 pagine, sei osservazioni e una serie di richieste puntuali all’Autorità Competente, questa volta presentate in nome e per conto dell’insieme di associazioni, comitati e cittadini indicati nel documento.
ADESSO TOCCA ALLA VAS
Queste osservazioni non chiedono alla VAS di sostituirsi alla pianificazione urbanistica e non attribuiscono ai Parchi della Colombo il compito di risolvere tutte le criticità pregresse dell’Infernetto. Chiedono qualcosa di più preciso: che il nuovo carico venga valutato rispetto al territorio che esiste davvero, alle infrastrutture realmente disponibili, alle trasformazioni già pianificate e agli effetti cumulativi che esse producono.
Dopo anni di compensazioni urbanistiche una questione politica va posta.
Le compensazioni hanno stufato, non perché i diritti edificatori possano essere semplicemente ignorati, ma perché non è più accettabile continuare a spostarli sulla città come se ogni territorio di destinazione fosse un foglio bianco e ogni Accordo di Programma potesse essere valutato come un francobollo separato da quello accanto.
L’Infernetto è forse uno degli esempi più evidenti di questa contraddizione: ogni trasformazione viene istruita singolarmente, mentre nelle Conferenze dei Servizi e negli stessi elaborati ambientali le Autorità e gli enti competenti continuano a far emergere criticità sulla mobilità, sull’assetto idraulico, sulle reti, sul consumo di suolo e sulla capacità del territorio di assorbire ulteriori carichi. Se una rete idrica ha una capacità residua, quella capacità è una sola. Se un nodo stradale è già saturo, non torna libero all’apertura del procedimento successivo. Se più trasformazioni scaricano sullo stesso sistema idraulico, l’acqua non distingue quale provenga da un Accordo di Programma e quale da quello vicino. E un ettaro di suolo impermeabilizzato resta impermeabilizzato anche quando si chiude la Conferenza dei Servizi.
È per questo che abbiamo insistito tanto sugli effetti cumulativi. La domanda non può più essere soltanto: “questo singolo intervento è compatibile?”. Bisogna finalmente chiedersi: quanto altro carico può sostenere complessivamente questo territorio, considerando tutto ciò che esiste, tutto ciò che è già stato autorizzato e tutto ciò che è ancora previsto?
La relazione è stata depositata. Questa volta dietro quelle 37 pagine non c’è soltanto LabUr. Ci sono associazioni, comitati e cittadini che hanno scelto di sottoscrivere insieme una richiesta che è tecnica, ma inevitabilmente anche politica: basta pianificare per francobolli. Prima di aggiungere altro carico urbanistico bisogna sapere quanto carico il territorio può ancora sostenere. Adesso la parola passa all’Autorità competente.
Il documento completo osservazioni VAS “Parchi della Colombo”.