IDROSCALO DI OSTIA, 3 ANNI PER FINIRE I CANTIERI MA DOPO 3 ANNI NON C’È NEMMENO IL PROGETTO

Copia di Nero Oro Gala Invito_20261017_094025_0000Nel bilancio di fine mandato Falconi rivendica la riqualificazione dell’Idroscalo e la salvaguardia del borgo storico, attraverso il suo Assessore Giuseppe Sesa. Ma la delibera del 2023 approvava soltanto gli indirizzi per un accordo interistituzionale mai sottoscritto. Nel frattempo sono rimasti sulla carta case popolari, fognature, parchi, opere pubbliche e finanziamenti PNRR. Martedì 20 ottobre la Comunità Foce del Tevere tornerà in Municipio per discutere ancora delle acque meteoriche di via dell’Idroscalo.

 

Il 15 ottobre 2026, durante la presentazione del bilancio di fine mandato al Teatro del Lido, il Presidente del Municipio Roma X, Mario Falconi, ha inserito tra i risultati della propria amministrazione la Deliberazione n. 4 del 10 febbraio 2023, relativa alla riqualificazione dell’Idroscalo di Ostia.

«Il Municipio X ha al suo interno diverse zone di disagio sociale legato alle politiche dell’abitare», ha dichiarato, ricordando come l’amministrazione si fosse posta fin dall’inizio l’obiettivo di recuperare le aree più fragili, in collaborazione con l’assessorato capitolino.

Poi il riferimento all’Idroscalo: «Delibera di riqualificazione dell’Idroscalo di Ostia, pensando alla riqualificazione del quartiere partendo dai cittadini che lo hanno sempre vissuto, pensando alla salvaguardia del nucleo storico prevedendo la possibilità di un borgo che tutelasse tali realtà».

Parole che, ascoltate senza conoscere gli atti e la storia amministrativa del quartiere, potrebbero far pensare a un programma di rigenerazione almeno avviato.

La realtà è diversa.

A tre anni e otto mesi dall’approvazione della delibera non risulta sottoscritto l’accordo interistituzionale che avrebbe dovuto dare avvio al percorso. Non esiste un progetto attuativo approvato della riqualificazione annunciata, non sono stati aperti i relativi cantieri e nessuna delle principali opere promesse è stata realizzata.

E c’è un dettaglio che rende il bilancio di fine mandato ancora più singolare.

Martedì prossimo, 20 ottobre, la Comunità dell’Idroscalo tornerà negli uffici del Municipio X per discutere del problema delle acque meteoriche di via dell’Idroscalo. Una questione infrastrutturale irrisolta, sulla quale lo stesso Falconi si era impegnato a interloquire con il Porto Turistico di Roma.

Il giovedì si rivendica la riqualificazione del quartiere. Il martedì successivo si torna a discutere di come smaltire l’acqua piovana.
Non è una battuta. È la misura della distanza tra il racconto politico e l’effettiva capacità dell’amministrazione di affrontare problemi conosciuti da anni.

La delibera del 2023: l’urgenza di un accordo che non è mai arrivato

La Deliberazione della Giunta municipale n. 4 del 10 febbraio 2023 ha un oggetto preciso: l’approvazione degli indirizzi per un accordo interistituzionale relativo alla rigenerazione urbana, alla messa in sicurezza, alla vigilanza urbanistica e all’edilizia residenziale pubblica dell’Idroscalo.

Il dispositivo è molto più limitato di quanto la successiva comunicazione politica abbia lasciato intendere.
La Giunta approva le linee di indirizzo e conferisce mandato al Direttore apicale del Municipio X di predisporre gli atti necessari alla formalizzazione dell’accordo tra le istituzioni interessate.
Non approva un progetto urbanistico. Non individua un cronoprogramma dei lavori. Non finanzia direttamente nuove infrastrutture. Non istituisce un borgo storico e non disciplina la permanenza delle famiglie nelle abitazioni esistenti.
La deliberazione viene dichiarata immediatamente eseguibile per l’urgenza di provvedere.
Eppure, a distanza di quasi quattro anni, proprio il primo risultato atteso, l’accordo interistituzionale, non è arrivato.

Questo è il dato che rende problematica la rivendicazione di Falconi: un atto propedeutico viene inserito nel bilancio di fine mandato senza che il percorso amministrativo per il quale era stato approvato abbia prodotto i risultati annunciati.

Ma per comprendere quanto fosse ambizioso quel racconto bisogna tornare al maggio 2023.

Maggio 2023: tre anni per completare i cantieri

Il 15 maggio 2023 la Repubblica, titola «Villette e vie asfaltate, la rinascita dell’Idroscalo di Ostia», in cui racconta il progetto del Municipio X come un programma di trasformazione già avviato.

La prospettiva era quella di un quartiere ecosostenibile, con abitazioni recuperate, infrastrutture rinnovate, spazi pubblici attrezzati e nuove soluzioni abitative.

La tempistica annunciata era di tre anni: il primo per la progettazione, i successivi due per le procedure di affidamento e la realizzazione delle opere.
Il termine è scaduto nel maggio 2026. Siamo ad ottobre e il programma non è stato realizzato. Non sono partiti i cantieri della rigenerazione e nemmeno approvato il progetto che avrebbe dovuto sostenerli.

Non siamo davanti a un’opera incompleta o a un cantiere rallentato. Siamo davanti a una trasformazione annunciata come imminente e rimasta allo stadio delle intenzioni.

Vale allora la pena ripercorrere, una per una, le promesse del 2023.

L’argine contro le mareggiate: la confusione tra mare e fiume

Tra gli interventi annunciati compariva un nuovo argine per proteggere l’Idroscalo dalle mareggiate. Peccato che un argine fluviale e una scogliera marittima non siano la stessa cosa.

La protezione dalle mareggiate riguarda le opere di difesa costiera, tra cui la scogliera dell’Idroscalo, oggetto di precedenti interventi ovviamente regionali. L’argine di Ostia Ponente, invece, riguarda la sicurezza idraulica della riva sinistra del Tevere e la mitigazione del rischio di esondazione nel quadrante di Nuova Ostia. Se realizzato ‘manderebbe a bagno l’abitato dell’Idroscalo’.

Si tratta di sistemi differenti, destinati a contrastare fenomeni differenti e appartenenti a percorsi amministrativi distinti. La stessa Deliberazione n. 4/2023 richiama la necessità dell’argine di Ostia Ponente, ma non approva alcuna opera di difesa costiera.

La distinzione è essenziale per comprendere quali interventi siano realmente necessari, chi debba realizzarli e con quali finanziamenti. Confondere la difesa dalle piene del Tevere con quella dalle mareggiate significa costruire un racconto della riqualificazione nel quale perfino la natura delle opere pubbliche perde precisione.

Strade asfaltate e fognature: il problema rimane

Il progetto del 2023 prometteva il rifacimento delle strade e la realizzazione di un nuovo sistema fognario.
Nell’ottobre 2026 la rete viaria dell’Idroscalo non è stata oggetto della riqualificazione complessiva annunciata. L’intervento di asfaltatura ha riguardato solo via dell’Idroscalo, sistemata in occasione delle iniziative legate al Punta Sacra Film Fest. Non è dunque il programma di trasformazione infrastrutturale raccontato tre anni prima.
Quanto alle fognature, il sistema promesso non è stato realizzato.

E qui emerge una vicenda amministrativa ancora più antica, che LabUr documenta da anni: quella dello smaltimento delle acque meteoriche lungo via dell’Idroscalo e degli obblighi collegati all’Accordo di Programma per la realizzazione del Porto Turistico di Roma.

La questione delle acque piovane non nasce nel 2023 e non può essere trattata come un problema scoperto soltanto oggi. Era un’opera obbligatoria nell’Accordo di Programma della nascita del Porto di Roma ad Ostia. Falconi, n 2021 si era reso disponibile ad inizio mandato ad interloquire con il Porto per affrontare il problema. Nulla di fatto.

Il 20 ottobre, dopo 5 anni di mandato, la Comunità è nuovamente convocata in Municipio per discuterne. Dopo anni di amministrazione e dopo una delibera dichiarata urgente nel 2023, si continua ancora discutere di un’infrastruttura essenziale senza poter indicare una soluzione.

Piazza dei Piroscafi: il lungomare in legno può attendere, la pensilina anche

Il progetto annunciato nel maggio 2023 comprendeva la sistemazione di piazza dei Piroscafi, un parco giochi, un campo sportivo, spazi verdi e una passeggiata in legno per il birdwatching, la pesca e le attività artistiche.
Ad ottobre 2026 queste opere non esistono. Piazza dei Piroscafi non è stata trasformata secondo il programma annunciato. E, a distanza di cinque anni dall’inizio del mandato, gli abitanti attendono ancora la realizzazione di una pensilina alla fermata del capolinea della linea 05, cioè un elemento ordinario di servizio pubblico, non un’opera di particolare complessità urbanistica.

Il confronto è impietoso: nel 2023 si raccontava un nuovo lungomare attrezzato, mentre nel 2026 manca ancora una struttura per riparare dall’attesa chi utilizza l’autobus.

Quanto al campo sportivo, all’Idroscalo esiste oggi uno spazio informale realizzato in occasione dell’iniziativa civica nata dopo P.P.P. Podema Idroscalo, grazie all’ASD Ostia Calcio 1884, dove ogni sabato continuano gli allenamenti dei bambini e dei ragazzi e dove è cresciuta l’esperienza della squadra AC Idrosqalo. Non è un’opera realizzata dall’amministrazione municipale, ma un esempio concreto di come la comunità abbia continuato a costruire occasioni di socialità e presidio del territorio mentre la riqualificazione pubblica rimaneva sulla carta.

Le case regolarizzate, il borgo storico e cento alloggi popolari mai costruiti

La parte più delicata delle promesse del 2023 riguardava il futuro abitativo dell’Idroscalo. L’articolo di Repubblica prospettava la regolarizzazione e il recupero di parte delle abitazioni esistenti, con la possibilità per le famiglie storicamente insediate di rimanere nel quartiere. Per altri nuclei, circa un centinaio, secondo le stime allora riportate, veniva ipotizzato il trasferimento volontario in nuovi alloggi di edilizia residenziale pubblica, da realizzare nell’area dell’ex skate park di via Baffigo e nella zona terminale di via delle Azzorre. Tre anni dopo, quelle abitazioni non sono state costruite e chissà se lo saranno mai. Non risulta attuato il programma di ricollocazione descritto, né un progetto organico di regolarizzazione e recupero dell’edificato storico.

Ma c’è una contraddizione ancora più significativa, contenuta proprio nella delibera che Falconi ha rivendicato giovedì: il provvedimento richiama il programma di edilizia residenziale sociale denominato «Ostia Ponente – Idroscalo», per un importo complessivo di 15,75 milioni di euro, che prevedeva la demolizione delle abitazioni e la ricollocazione delle famiglie in nuovi alloggi pubblici. Nello stesso documento compare, tra le proposte di Print Fiumara, la messa in sicurezza del Borgo dell’Idroscalo per la salvaguardia del nucleo storico.
Da una parte, dunque, la demolizione e la ricollocazione. Dall’altra, la salvaguardia del borgo, obiettivi che avrebbero richiesto una precisa scelta urbanistica: quali edifici conservare, quali eventualmente rimuovere, con quali criteri, attraverso quali strumenti e con quali garanzie per gli abitanti. La delibera non scioglie questo nodo. Non individua il perimetro del borgo, non approva una disciplina di salvaguardia e non stabilisce un percorso di partecipazione dei residenti.

Nonostante ciò nel bilancio di fine mandato, Falconi torna a parlare di riqualificazione «partendo dai cittadini che lo hanno sempre vissuto» e di tutela del nucleo storico. Ma dove sono gli atti che traducono quelle parole in una scelta urbanistica effettiva?
La salvaguardia di una comunità non si realizza evocandone la storia e patrocinando iniziative celebrative del ventennio fascista. Richiede strumenti di pianificazione, progetti, risorse e garanzie concrete.

Cantieri nautici, investimenti privati e PNRR: finanziamenti annunciati, opere assenti

Nel maggio 2023 veniva prospettato anche il coinvolgimento dei cantieri nautici dell’Idroscalo.

Il Municipio avrebbe proposto alle società private di partecipare alla riqualificazione attraverso investimenti destinati alle opere urbane. Un’ulteriore linea di finanziamento sarebbe arrivata dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
Siamo ad ottobre 2026 e non risulta attuato alcun partenariato pubblico-privato per la rigenerazione annunciata, né risultano opere del programma realizzate con le risorse PNRR evocate allora. Le iniziative riguardanti Tor San Michele appartengono a un ambito specifico e non possono essere contabilizzate come interventi di rigenerazione dell’insediamento abitato dell’Idroscalo.

La questione è semplice: quali accordi sono stati sottoscritti con i cantieri nautici? Quali investimenti sono stati effettivamente impegnati? Quali progetti sono stati finanziati attraverso il PNRR? Nessuno.
Una disponibilità politica a coinvolgere soggetti privati non costituisce un partenariato e una possibile fonte di finanziamento non equivale comunque a risorse assegnate e spese che poi nemmeno sono mai esistite.

Nel frattempo arriva il PSO Tevere. Ma quale futuro per l’Idroscalo?

Mentre il programma municipale rimaneva inattuato, Roma Capitale ha sviluppato un altro percorso di pianificazione: il PSO Tevere.

LabUr ne ha già analizzato le previsioni, evidenziando le criticità dell’ambito Idroscalo–Isola Sacra–Ostia Antica e gli interrogativi relativi al rapporto tra valorizzazione ambientale, trasformazioni territoriali e permanenza degli abitanti.

Nel 2023 si prometteva la salvaguardia del nucleo storico, il recupero delle abitazioni e la possibilità per le famiglie di rimanere nel quartiere. Nel 2026 il nuovo scenario di pianificazione parla di delocalizzazione dell’intero quartiere.

Quale delle due visioni intende perseguire Roma Capitale?
Quale rapporto esiste tra il programma richiamato dalla delibera municipale del 2023 e le successive previsioni del PSO Tevere?
E soprattutto, quale ruolo viene riconosciuto agli abitanti nella definizione delle scelte che riguardano il loro territorio?
Sono domande alle quali non si può rispondere con un’altra dichiarazione di intenti.

L’Idroscalo diventa quartiere. Ma non per effetto della delibera del 2023

Nel frattempo, l’Idroscalo ha ottenuto un riconoscimento importante: è entrato nella rappresentazione amministrativa di Roma Capitale come quartiere, grazie alla richiesta avanzata da LabUr. Un risultato che non può essere attribuito alla mancata attuazione della Deliberazione n. 4/2023.

Il riconoscimento non regolarizza automaticamente le abitazioni, non supera i vincoli idraulici e demaniali e non sostituisce la necessità di una pianificazione urbanistica, ma cambia il punto di partenza del confronto pubblico. L’Idroscalo non può continuare a essere trattato soltanto come un problema da rimuovere o come uno spazio sul quale proiettare periodicamente nuovi scenari di trasformazione. È un quartiere abitato da circa 500 famiglie, con una storia, una comunità e bisogni concreti, che richiede politiche pubbliche verificabili.

E proprio mentre le istituzioni annunciano opere mai realizzate, la comunità ha continuato a produrre iniziative sociali, culturali e sportive, dimostrando che la rigenerazione non è soltanto una questione di cantieri, ma anche di capacità degli abitanti di costruire relazioni e presidiare il proprio territorio.

Il bilancio di fine mandato: quando una delibera diventa un risultato

Torniamo allora al 15 ottobre 2026.
Falconi presenta il bilancio della propria amministrazione e rivendica la delibera di riqualificazione dell’Idroscalo di Ostia parlando di salvaguardia del nucleo storico e di attenzione ai cittadini che hanno sempre abitato il quartiere. Ma la Deliberazione n. 4 del 10 febbraio 2023 non ha approvato il progetto di riqualificazione raccontato tre mesi dopo alla stampa. Ha approvato gli indirizzi per un accordo interistituzionale, un accordo che, dopo tre anni e otto mesi, non è stato sottoscritto.

Nel maggio 2023 si annunciavano tre anni per completare i cantieri. Ad ottobre 2026 non è stato realizzato il programma, non sono state costruite le abitazioni promesse, non sono stati realizzati il parco giochi e la passeggiata in legno, non è stata attuata la riqualificazione fognaria e non è stato definito il progetto di salvaguardia del borgo storico. E martedì prossimo gli abitanti torneranno ancora una volta negli uffici municipali per discutere delle acque meteoriche di via dell’Idroscalo.che dovevano essere completate nel 2001.

Non si può continuare a confondere l’approvazione di un atto con la realizzazione di una politica pubblica.
Un bilancio di fine mandato dovrebbe rendere conto di ciò che è stato effettivamente realizzato, delle risorse utilizzate, degli obiettivi mancati e delle ragioni dei ritardi. Dovrebbe distinguere gli interventi conclusi da quelli soltanto programmati e, soprattutto, spiegare ai cittadini perché le promesse non siano state mantenute.

Il problema non è che Falconi abbia ricordato una delibera effettivamente approvata dalla sua Giunta. Il problema è averla inserita tra i risultati di un mandato senza rendere conto della sua mancata attuazione. Perché una delibera può essere approvata all’unanimità, dichiarata urgente, presentata alla stampa e rivendicata tre anni dopo. Ma tutto questo non produce, da solo, una strada, una fognatura, un alloggio o una tutela urbanistica.

E mentre l’amministrazione continua a raccontare il futuro dell’Idroscalo, gli abitanti continuano ad aspettare opere che avrebbero dovuto essere realizzate da 25 anni.

Martedì, quando si tornerà a parlare delle acque piovane, la domanda da rivolgere al Municipio dovrebbe essere una sola: dopo cinque anni di amministrazione, che cosa è stato fatto concretamente per risolvere un problema già conosciuto?

La stessa domanda vale per l’intera riqualificazione.
Un quartiere non si rigenera annunciando il suo futuro, ma assumendosi la responsabilità di realizzarlo.

 

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