LabUr deposita istanza di accesso civico generalizzato alla Regione Lazio. Il progetto esecutivo da 23,8 milioni impone potature, diserbo e irrigazioni continue, ma nel computo la spesa per la manutenzione è pari a zero. Un buco gestionale che viola le regole del regolamento europeo sui fondi FESR.
Il Parco del Mare di Ostia rischia di nascere già condannato all’incuria. Ventitré milioni e ottocentotrentatremila euro (€28.833.000) di fondi europei per spianare, lastricare e piantumare il lungomare. Ma alla voce cruciale — quella che dovrebbe impedire alla vegetazione di seccare pochi mesi dopo il taglio del nastro — gli atti ufficiali registrano un dato insostenibile: zero euro.
A svelare il corto circuito contabile e amministrativo è l’analisi degli elaborati tecnici ed economici dello Stralcio 1, sulla base dei quali LabUr ha formalizzato una richiesta di accesso civico generalizzato (FOIA) alla Regione Lazio per verificare la sussistenza della sostenibilità finanziaria dell’opera.
Il paradosso di pag. 558: verde da curare a costo zero
La beffa emerge dal confronto tra il progetto tecnico e i documenti contabili:
- Le prescrizioni tecniche: L’elaborato MN 01 (il piano di manutenzione) prescrive a pagina 827 interventi stringenti: irrigazione mensile delle siepi, sfalcio e diserbo ogni quattro mesi, concimazioni e potature semestrali. Un carico continuo di manodopera, cisterne, carburante ed energia.
- Il computo metrico: Alla pagina 558 (numerata 557), la sottocategoria 019 «Opere a verde – Manutenzione e garanzia» recita testualmente: € 0,00.
Gli 864 mila euro impegnati per la fornitura delle piante e i 203 mila euro per le tubature di irrigazione servono a posare l’opera, non a farla funzionare nel tempo. L’acquisto di un impianto irriguo non paga le bollette dell’acqua né la manodopera che dovrà ripararlo quando si ostruirà con la salsedine. Il quadro economico copre le ruspe del cantiere, non la vita del parco.
Pasticcio nei capitolati: l’appaltatore garantisce 24 mesi o 3 anni?
All’assenza di un piano per la gestione ordinaria futura si aggiunge un conflitto interno agli atti di gara che rischia di innescare contenziosi immediati.
Nel computo metrico, gli obblighi di attecchimento e garanzia a carico dell’impresa sono computati per 24 mesi dalla piantumazione. Nel Capitolato Speciale d’Appalto (art. 16.3.18.1), invece, la manutenzione a carico dell’appaltatore viene fissata in 3 anni dalla fine complessiva dei lavori.
Un anno di differenza scoperto: chi pagherà il terzo anno di manutenzione? L’impresa lavorerà gratis assorbendo i costi o presenterà riserve economiche all’amministrazione? E soprattutto: una volta scaduto il periodo transitorio di garanzia, chi manterrà in vita il verde?
La norma UE violata e l’atto fantasma
Questo vuoto non è un semplice disallineamento contabile: mette a rischio la legittimità del finanziamento comunitario.
L’articolo 73, paragrafo 2, lettera d) del Regolamento UE 2021/1060 stabilisce un obbligo perentorio per l’Autorità di Gestione regionale: prima di ammettere un’infrastruttura ai fondi del PR FESR, deve verificare che il beneficiario disponga delle risorse e dei meccanismi finanziari necessari a coprire i costi di funzionamento e manutenzione.
La Regione Lazio, con la DGR 756 del 10 ottobre 2024, ha approvato lo schema di convenzione richiamando il verbale della Commissione di valutazione del 20 settembre 2024. Ma quel verbale non è pubblico, non compare sul BURL né nella sezione trasparenza del portale regionale. Nessuno può leggere su quali garanzie la Regione abbia dichiarato sostenibile l’opera. Nemmeno la delibera di Giunta Capitolina 404 del 7 novembre 2024 (che recepisce la convenzione) individua la copertura della gestione ordinaria nei bilanci futuri di Roma Capitale.
Il teatrino politico sul litorale
Il dossier era noto ai vertici. Già nell’agosto scorso una lettera del presidente regionale Francesco Rocca al sindaco Roberto Gualtieri poneva l’accento proprio sull’incognita delle risorse per la futura gestione.
Eppure, a fronte degli strumenti vincolanti previsti dalla convenzione (l’art. 16 consente la sospensione o revoca del contributo in caso di inadempimento delle condizioni UE), la partita si è trasformata in schermaglia politica: esponenti regionali di Forza Italia hanno intimato al Campidoglio e al Municipio X di rendere note le coperture prima della fine dei lavori. Una mossa che aggira il punto fondamentale: quell’accertamento non andava chiesto a cantiere aperto, doveva essere accertato e certificato dalla stessa Regione Lazio prima di autorizzare la spesa.
L’accesso civico presentato da LabUr punta a ottenere il verbale del nucleo di valutazione, la lettera di Rocca e le carte che dimostrano — se esistono — come l’Autorità di Gestione regionale abbia validato il progetto.
Senza quelle coperture, il Parco del Mare rischia di replicare la consueta parabola delle opere pubbliche romane: inaugurazioni con fascia tricolore, segnate fin dal primo giorno da un’incuria programmata sulla carta.