PARCO DEL MARE: IN CONFERENZA DEI SERVIZI ATTI TECNICI SENZA ATTI

Nero Oro Gala Invito_20260226_115923_0000Sul progetto Parco del Mare in Conferenza dei Servizi arriverebbero nulla osta assenti di valutazioni idrauliche, geologiche e manutentive. Un modo di procedere che tradisce quanto denunciato da professionisti, associazioni e cittadini. Ostia ridotta ad un parco giochi, di cui si ignorano le fragilità. Un atto irresponsabile spacciato per rigenerazione urbana.

 

Siamo venuti a conoscenza, da fonti attendibili, del nulla osta idrogeologico rilasciato dal Dipartimento capitolino competente (Dipartimento Tutela Ambientale Area Valorizzazione del Tevere e delle aree fluviali Ufficio Promozione e Gestione Reticolo Idrografico Minore e Vincolo Idrogeologico) nell’ambito della conferenza dei servizi sul progetto “Parco del Mare” che si chiude domani, 27 febbraio.

Un documento importante, che avrebbe dovuto chiarire alcune delle criticità sollevate da LabUr.

Da quanto ci viene riferito purtroppo, non è così.

Il parere, infatti, non affronterebbe nessuno dei nodi tecnici centrali del progetto: né il tema della permeabilità, né quello dei riporti, né la gestione delle acque meteoriche, né la modellazione idraulica del fronte mare, ma soprattutto, presenterebbe una serie di elementi che lasciano perplessi chiunque conosca la materia.

Il documento, incredibilmente, non citerebbe alcun elaborato progettuale: nessun codice tavola, nessuna planimetria, nessuna relazione, nessuna data, nessuna versione.

Si limiterebbe a scrivere che la valutazione è stata fatta “sulla base della documentazione trasmessa”, senza dire quale. In un procedimento pubblico di questa importanza, è una mancanza grave perché un parere privo del riferimento agli atti non è verificabile e dunque non è trasparente.

Tutto il documento si baserebbe su dichiarazioni dei progettisti dunque il Dipartimento avrebbe abdicato ad una propria istruttoria tecnica.

Prendere per buona una dichiarazione asseverata dei progettisti del Parco del Mare, è davvero l’apoteosi dello sbando amministrativo.

Cosa avrebbero dichiarato i progettisti?

  • dove c’è il vincolo idrogeologico;
  • dove non c’è;
  • quali aree sarebbero assimilate a bosco;
  • quali lavorazioni non inciderebbero sui terreni tutelati.

In pratica, i progettisti autocertificano se stessi e l’Amministrazione recepisce.

Chiunque si occupi di suolo e rischio idrogeologico comprende bene il problema: una valutazione basata su dichiarazioni di parte non può sostituire un’istruttoria indipendente.

Per altro il parere riguarderebbe solo un frammento del progetto. Il nulla osta infatti si esprimerebbe esclusivamente sui terreni soggetti al vincolo idrogeologico ai sensi del R.D.L. 3267/1923, cioè:

  • aree boscate
  • aree assimilate a bosco
  • terreni saldi e montani

Ma il Parco del Mare è un intervento molto più ampio, che prevede:

  • rilevati artificiali,
  • nuove morfologie,
  • pavimentazioni estese,
  • ridefinizione della sezione stradale,
  • sbancamenti,
  • nuovi assetti drenanti,
  • nuova gestione delle acque meteoriche,
  • impatti sull’erosione costiera.

Su tutto questo, il parere non direbbe nulla.

Le osservazioni inviate da professionisti e associazioni negli ultimi giorni sollevavano temi precisi. In particolare LabUr aveva chiesto di avere chiarimenti su:

  • permeabilità dei suoli;
  • compatibilità idraulica dei rilevati;
  • rischio allagamenti;
  • rapporto con la falda alta;
  • stabilità dei nuovi profili del fronte mare
  • cuneo salino

Il parere non affronterebbe nulla di tutto questo perché il nulla osta del Dipartimento affermerebbe che non è lo strumento giusto per valutarle e che eventuali modifiche progettuali comporteranno una nuova valutazione cosa che avvallerebbe il fatto che il progetto non è definitivo, che il sedicente percorso partecipativo, presentato come una formalità estetica, sta avvenendo mentre il quadro progettuale è ancora in evoluzione.

È l’ennesima contraddizione di questo progetto: si chiede ai cittadini di discutere di piante e aiuole, mentre gli aspetti fondamentali del progetto non solo non sono chiusi, ma non sono stati neppure valutati integralmente.

Dunque, a 24 ore dalla chiusura della conferenza dei servizi, avremmo un nulla osta che non autorizzerebbe il progetto, non ne valuterebbe la sua compatibilità idraulica, non risponderebbe alle osservazioni e non potrebbe dunque essere usato come prova della bontà del PFTE.

In pratica direbbe solo che per quanto riguarda i terreni vincolati come bosco, sulla base delle dichiarazioni dei progettisti, l’Ufficio non rileva problemi.

Stupefacente, un intervento urbanistico complesso su un tratto di costa fragile come quello di Ostia, viene liquidato così, senza rispetto per i soldi dei contribuenti e per il territorio e le persone che lo abitano a cui viene scaricato anche il costo di errori evitabili.

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