ROMA, RELAZIONE BILANCIO ARBOREO: ALBERI, NUMERI E TIFO PRO E CONTRO

Copia di Nero Oro Gala Invito_20260603_155352_0000Il dibattito sul verde a Roma assomiglia più a una tifoseria che a una valutazione tecnica. L’Amministrazione mostra numeri aggregati, gli ambientalisti rispondono con altri numeri aggregati. Nel mezzo manca ciò che dovrebbe venire prima di ogni giudizio: la pubblicazione dei dati, delle definizioni e delle metodologie.

 

Sul Bilancio Arboreo 2021-2025 di Roma Capitale (LINK) si è aperta l’ennesima guerra di religione. Da una parte l’Amministrazione rivendica 67.640 nuove piantumazioni e un patrimonio arboreo che raggiunge quota 390.054 alberi. Dall’altra ambientalisti, associazioni e commentatori denunciano quasi 30.000 alberi persi nel corso del mandato, l’abbattimento di esemplari maturi e la progressiva trasformazione del paesaggio urbano. Entrambe le parti citano numeri, ma nessuna sembra interrogarsi davvero sul metodo, perché il problema è lì.

Alberi piantati e alberi censiti non sono la stessa cosa
Il Bilancio Arboreo presenta un dato che ha ricevuto molta meno attenzione delle piantumazioni: 36.372 alberi “non precedentemente censiti”. Si tratta di una componente determinante dell’incremento complessivo del patrimonio dichiarato.
Dal punto di vista contabile il calcolo è corretto, ma dal punto di vista metodologico è opportuno distinguere che le 67.640 piantumazioni rappresentano un’azione materiale svolta sul territorio, mentre i 36.372 alberi emersi dal censimento rappresentano un miglioramento della conoscenza del patrimonio esistente.
Nessuno dei due dati è sbagliato. Semplicemente misurano fenomeni diversi. Confondere l’incremento fisico del patrimonio con l’ampliamento della base censuaria genera letture fuorvianti, sia in senso celebrativo che polemico.

Contare alberi non significa misurare il verde
Un pino adulto, una quercia secolare e un giovane alberello appena messo a dimora non producono gli stessi servizi ecosistemici, non forniscono la stessa ombra, non assorbono la stessa quantità di anidride carbonica, non contribuiscono nello stesso modo alla mitigazione delle isole di calore.
Il numero degli alberi, da solo, non è sufficiente per misurare la qualità ecologica di una città.

 

La tecnologia c’è, la trasparenza no
Nel 2019 Roma Capitale ha investito circa 170.000 euro per dotarsi di strumenti digitali avanzati dedicati alla gestione del patrimonio verde: il software R3 TREES (affidato con determinazione QL_DD_1633_2019) e il servizio di Digital Advisory Services (DAS, QL_DD_1696_2019) basato su Microsoft PowerApps.
Questi sistemi permettono tecnicamente di censire singolarmente le alberature, mantenerne lo storico, registrare gli interventi effettuati, gestire le valutazioni VTA ed esportare i dati.
Proprio per questo motivo sorprende che il dibattito pubblico continui a svolgersi sulla base di aggregati statistici. Se il software permette di gestire ogni singola pianta, perché non rendere accessibili i dati utilizzati per costruire il Bilancio Arboreo? È un problema che avevamo già posto a dicembre 2025 (LINK).

A Parigi, Barcellona, Londra o New York il patrimonio arboreo è sempre più spesso trattato come un’infrastruttura pubblica consultabile e verificabile. A Roma continuiamo a discutere di numeri senza poter vedere i dati che li generano.

Analisi dei dati sul Patrimonio Arboreo (Roma 2021-2026)

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La questione delle 6.000 tonnellate di ossigeno
Durante la presentazione del Bilancio è stato richiamato un dato finito subito nella polemica: Roma avrebbe perso 6.000 tonnellate di ossigeno. Si tratta di un’informazione molto rilevante. Peccato che non sia accompagnata da una nota metodologica pubblica che ne consenta la verifica. Quale modello è stato utilizzato, quali specie sono state considerate, quali coefficienti scientifici sono stati adottati, quali fonti supportano il risultato?
In assenza di una metodologia pubblica, il dato non è verificabile da soggetti terzi.

Le questioni aperte
Il Masterplan del Verde di Roma parla di servizi ecosistemici, mitigazione climatica, corridoi ecologici, ombreggiamento urbano, biodiversità e contrasto alle isole di calore. Perché allora il Bilancio Arboreo non misura indicatori come il tasso di attecchimento delle nuove piantumazioni, la sopravvivenza degli alberi messi a dimora, la copertura arborea reale, la riduzione delle isole di calore, i benefici ambientali prodotti rispetto al 2021?
La tecnologia per farlo è già disponibile.

Il grande assente: la dimensione economica
Esiste infine un aspetto quasi completamente assente dal dibattito pubblico, quello della dimensione economica del patrimonio arboreo.

Ogni abbattimento, ogni sostituzione e ogni nuova piantumazione generano costi per la collettività. Allo stesso tempo, le alberature producono benefici economici misurabili attraverso la riduzione delle isole di calore, il miglioramento della qualità dell’aria, la gestione delle acque meteoriche, l’aumento del valore immobiliare e la diminuzione di alcuni costi sanitari. Se il patrimonio arboreo rappresenta un’infrastruttura urbana a tutti gli effetti, allora non dovrebbe essere valutato soltanto in termini numerici o ambientali, ma anche economici.

Qual è stato l’investimento complessivo sostenuto nel quinquennio, quale valore economico è stato generato o preservato, qual è il saldo tra costi di abbattimento, sostituzione e manutenzione e benefici prodotti per la città?
Sono domande che non competono ai tribunali amministrativi, ma alla buona amministrazione e alla corretta rendicontazione delle risorse pubbliche.
Il problema dunque non è stabilire se abbia ragione l’Assessora Alfonsi o gli ambientalisti. Entrambi i fronti sembrano discutere prevalentemente di numeri e molto meno delle metodologie che li producono. L’Amministrazione mostra risultati aggregati, gli oppositori rispondono con altri numeri aggregati. Manca ciò che dovrebbe venire prima di ogni giudizio: la possibilità di verificare dati, definizioni e criteri di calcolo. Finché dati, definizioni e metodologie non saranno pubblicamente verificabili, il dibattito sul verde romano rischierà di assomigliare più a una tifoseria che a una valutazione tecnica.

 

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