E’ uscito oggi un articolo su Roma Report dal titolo “Quale futuro per la Pineta di Castelfusano, oltre il mito del ‘com’era e dov’era’” scritto dall’Avv. amministrativista, nonché co-portavoce dei Verdi a Roma e Assessore al Patrimonio e LL.PP. del Municipio X, Guglielmo Calcerano. Facciamo un fact-checking di quello che è di fatto un pezzo politico travestito da analisi tecnica senza prove.
1. Sulla diagnosi della crisi della pineta
Cosa dice Calcerano su Roma Report
La pineta è vittima di una “crisi plurima”: incendi, parassiti (cocciniglia tartaruga), cambiamento climatico. La narrazione è quella di un ecosistema in sofferenza per cause esterne che obbligano a una modifica del modello vegetazionale (meno pini domestici, più macchia mediterranea e pino d’Aleppo).
I FATTI
La crisi non è “naturale”(LINK), ma aggravata o resa inevitabile da scelte e omissioni amministrative occorse negli ultimi vent’anni da parte dell’Amministrazione comunale e municipale per:
- Mancanza strutturale di manutenzione preventiva (es. “dendrofobia del direttore agronomo” – 2023 – LINK).
- Abbattimenti impropri o non giustificati e mancate ripiantumazioni (denunciate nel 2022–2023, 37 pini scomparsi, Infernetto ecc. LINK).
- Assenza di censimento del verde aggiornato che rende impossibile pianificare, monitorare, rendicontare.
La pineta non è stata protetta; è stata lasciata collassare. Calcerano non affronta mai le responsabilità dirette.
2. Sulla strategia di ricostruzione
Cosa propone Calcerano
Una “rigenerazione controllata” che prevede:
- reintroduzione della macchia mediterranea come matrice prevalente;
- sostituzione (parziale) dei pini domestici con il pino d’Aleppo, più resistente alla cocciniglia;
- logica “ecologico-paesaggistica”, cioè un equilibrio tra ecosistema e paesaggio.
I FATTI
- Non esiste trasparenza sulle basi scientifiche e tecniche del progetto.
Nel dossier 2026 (“la verità sulla ricostruzione” LINK1 e LINK2), abbiamo riportato le incongruenze, i numeri mancanti, le assenze di studi idonei (idrogeologici, fitosanitari, pedologici) e soprattutto la mancanza di un quadro di gestione che preceda qualsiasi piantumazione.
- La sostituzione massiva dei pini appare dunque come una scorciatoia narrativa.
Dal 2022 denunciamo che i pini domestici erano già in sofferenza per carenza di manutenzione, amputazioni e potature improprie, e che la cocciniglia ha agito su un patrimonio già indebolito.
La piantumazione del “pino d’Aleppo” appare come una soluzione cosmetica se prima non si:
- ripristina il suolo;
- chiude il ciclo manutentivo;
- eliminano le cause amministrative della vulnerabilità;
- chiariscono le proprietà e le responsabilità delle aree.
3. Sul PNRR e gli investimenti
Calcerano / Alfonsi dicono che:
Il progetto è presentato come intervento “di visione”, finanziato in parte dal Ministero dell’Ambiente, coerente con strategie di rigenerazione ecologica.
I FATTI
Nel 2025 abbiamo denunciato che sulla pineta delle Acque Rosse, una parte dei fondi PNRR è stata prevista in aree di proprietà incerta, con potenziale danno erariale (LINK).
Inoltre:
- dal 2022 contestiamo l’assenza di rendicontazione sugli abbattimenti;
- denunciato la mancanza di ratio tecnico-amministrativa nel definire dove vanno le risorse e perché;
- segnalato che i fondi vengono usati senza un piano organico pluriennale di gestione del verde, riducendo gli interventi a spot elettorali o emergenziali.
Calcerano, nel suo articolo, non menziona mai il tema dei fondi, della loro destinazione, né la coerenza tra programmazione e lo stato reale delle aree.
Per coerenza con la nostra analisi, e visto il tardivo interessamento dell’assessore su un tema che denunciamo da anni, riteniamo necessario verificare anche la situazione amministrativa della Pineta delle Acque Rosse.
Parliamo di un’area su cui l’Amministrazione è già intervenuta utilizzando risorse pubbliche, senza che siano mai stati chiariti i titoli giuridici né gli atti istruttori di riferimento. Per questo presenteremo una richiesta formale di verifica documentale, riportata qui sotto (*).
4. Sull’approccio ecologico e sul “mito del com’era e dov’era”
Calcerano invita a:
superare il “mito” del restauro identico, sostenendo che la pineta storica è un modello del passato. Secondo lui, occorre scegliere tra:
- valore naturalistico,
- valore paesaggistico,
- servizi ecosistemici,
- sostenibilità economica.
E per questo serve una “cittadinanza adulta” che accetti scelte tecniche.
I FATTI
Quello che LabUr chiede è coerenza tra pianificazione, atti, responsabilità e risultati.
Sotto il profilo tecnico di governance :
- prima si mette ordine (catasto, responsabilità, criteri);
- poi si decide cosa ricostruire;
- poi si verifica con numeri e documenti, non con retorica.
L’approccio deve essere computazionale: quanti alberi? dove? perché? con quali atti? con quali soldi? chi firma? chi controlla? Su questo Calcerano non dice una parola.
5. Sulla verità amministrativa vs narrazione politica
Calcerano
Il tono dell’articolo è in stile filosofico: ecosistemi, memoria collettiva, emozioni, percezioni.
I FATTI
Se lo si mette a confronto con:
- determine, diffide, PNRR, pareri tecnici, conferenze di servizi;
- atti mancanti, tempi non rispettati, bandi non usciti, concessioni ferme,
siamo nell’ambito di una narrazione della visione senza alcuna analisi delle omissioni.
6. Sulla responsabilità nel Municipio X
Calcerano non fa:
alcuna autocritica né riferimento ai suoi quattro anni di mandato.
Il problema è sempre altrove: il clima, gli incendi, i parassiti, le “percezioni”.
I FATTI
Dal 2022 abbiamo documentato con dati, numeri, video e fotografie che:
la pineta è stata trascurata proprio dalle istituzioni che oggi chiedono “fiducia” nelle loro scelte (LINK1, LINK2 e LINK3) .
Tre elementi tra i tanti:
- 37 pini non ripiantati a Castelporziano (2022).
- Tagli seriali senza adeguata motivazione (2022–2023).
- Assenza totale di un piano di gestione del verde del Municipio X (2022–2026).
Forse invece di discutere di filosofia ecologica, dovrebbe prima chiarire le responsabilità amministrative accumulate (su cui dovrebbe essere sensibile visto che è Avvocato amministrativista) inclusi ritardi, atti mancanti e la totale assenza di una rendicontazione seria.
7. Sul ruolo dei “verdi del territorio”
Calcerano
Nell’articolo emerge quasi una difesa preventiva contro accuse implicite: “non è colpa nostra, non basta indignarsi, bisogna fare scelte”.
I FATTI
Abbiamo documentato più volte il ruolo ambiguo dei “verdi del territorio” (LINK) che sostengono abbattimenti senza basi tecniche già dal 2022.
La cultura del verde a Ostia è ostaggio di interessi privati, ignoranza tecnica e retorica pseudo-ambientalista da tantissimi anni (senza voler scomodare Mafia Capitale).
Calcerano semplicemente evita questo nodo.
8. Il punto politico
Calcerano
La trasformazione della pineta viene presentata come un passaggio obbligato, carico di buone intenzioni, e come un dovere etico della città verso sé stessa.
I FATTI
La pineta non richiede un “sogno” nuovo, ma un dovere di verità sul passato e sul presente; e soprattutto un piano operativo responsabile, non annunci. Senza accountability, tutto il resto è letteratura.
CONCLUSIONE
L’articolo di Calcerano è un bel esercizio narrativo sul “futuro possibile” della pineta che non regge il peso delle carte e soprattutto è un concentrato di frasi poco coerenti con la realtà.
1) “Incendi tra il 2000 e il 2017 hanno devastato la pineta” senza quadro sinottico.
3) “La cocciniglia tartaruga (Toumeyella parvicornis) è arrivata dal continente americano ed è endemica anche a Roma”
Secondo EPPO, nel Lazio/Roma è presente dal 2018.
Dire che “è endemica” è un’affermazione forte e andrebbe precisato se è diffusa/stabilmente insediata e collegata a dati di delimitazione delle aree infestate (Regione).
4) “Il decreto MIPAAF 3 giugno 2021 obbliga pubblici e privati a contrastare il parassita, essenzialmente con endoterapia con abamectina”
Il Decreto 3 giugno 2021 (Misure fitosanitarie di emergenza). (Gazzetta Ufficiale)
non dice che sia “essenzialmente endoterapia con abamectina”. Questa è una semplificazione: il decreto non prevede una sola tecnica ma misure che passano da indagini, contenimento/eradicazione, trattamenti insetticidi con prodotti autorizzati, operazioni selvicolturali, ecc.. La tecnica endoterapica/abamectina è citata spesso in schede tecniche e linee operative, ma non è “l’unico” strumento né l’unica formulazione possibile (Protezione delle piante). Ci domandiamo quindi se Calcerano sta facendo divulgazione o sta sostenendo una tesi “progetto = chimica inevitabile”? Perché cambia molto il giudizio su “pino domestico sì/no”.
5) “Il progetto Alfonsi poggia su un tavolo tecnico i cui lavori non sono ancora conclusi”
Roma Capitale ha formalizzato l’istituzione del Tavolo tecnico (2024) e la stampa locale parla di tavolo e pianificazione in corso. (Comune di Roma). Se i lavori “non sono conclusi”, allora:
- quali documenti tecnici sono già disponibili?
- quali indirizzi sono già stati scelti (macchia/pino d’Aleppo)?
- con quale base (relazioni, monitoraggi, cartografie, cronoprogramma)?
Senza questi allegati, il “tavolo tecnico” è solo una parola-totem.
6) “Due indirizzi: macchia mediterranea + sostituzione pini domestici con pini d’Aleppo”
Ci dicesse:
- quanti ettari/aree precise?
- che densità d’impianto?
- quali specie latifoglie (oltre al pino)?
- quale gestione irrigua e manutentiva per attecchimento (anni, costi, chi fa cosa).
7) “Il progetto (40 ettari) mette a dimora 14.700 pini d’Aleppo e 3.800 latifoglie”
Qui non basta dire “numeri grandi”. Mettiamoli “a terra”:
- dove sono gli elaborati (progetto, capitolato, cronoprogramma)?
- come si misura la “garanzia di attecchimento” (percentuali, penali, monitoraggi)?
8) “Cofinanziato da Roma Capitale e Ministero dell’Ambiente… ma poi scrive ‘cofinanziato dal MIPAAF’”
A inizio articolo parla di Ministero dell’Ambiente, più avanti attribuisce il cofinanziamento al MIPAAF.
Domanda: “qual è l’amministrazione statale finanziatrice (Ministero Ambiente o MIPAAF)? Con quale atto/linea di finanziamento?”
Per un avvocato amministrativista la tracciabilità è tutto.
9) “Nessuna delle precedenti amministrazioni comunali, in quasi dieci anni, è riuscita a reperire risorse per interventi analoghi”
Ci mostrasse una serie storica, perché da molti anni chiediamo trasparenza su questi dati e mai abbiamo ricevuto alcuna risposta.
10) “Le associazioni chiedono ripristino ‘tal quale’ dello status quo”
Riporta una lettera che non si legge per intero. Cosa dice la lettera nella sua interezza non è dato sapere.
Attendiamo dunque di sapere:
- dove sono gli atti del tavolo tecnico (convocazioni, membri, verbali, documenti prodotti).
- Dove sono gli affidamenti e le determine relative a abbattimenti, endoterapie, piantumazioni, manutenzioni?
- Come si misura il successo (attecchimento, mortalità, sostituzioni, tempi)?
- Qual è il piano di gestione post-impianto (anni 1–5)?
Senza questo, parlare di “equilibrio” è filosofia, non amministrazione.
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(*)
A seguito del tardivo interessamento sulla Pineta delle Acque Rosse da parte dell’assessore del Municipio X Guglielmo Calcerano, avvocato amministrativista e co-portavoce dei Verdi nel Lazio, e considerato che non abbiamo mai ricevuto risposte documentate dagli uffici competenti, chiederemo formalmente di poter prendere visione ed estrarre copia della seguente documentazione:
-
Titolo giuridico che ha legittimato l’intervento pubblico sull’area denominata “Pineta delle Acque Rosse”, con riferimento alle particelle catastali foglio 1079 nn. 2621 e 2626, e in particolare:
• atto di proprietà trascritto presso la Conservatoria dei Registri Immobiliari;
• eventuale decreto di esproprio, cessione volontaria, acquisizione ex art. 42-bis DPR 327/2001, convenzione urbanistica, comodato d’uso o altro atto equivalente.
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Documentazione relativa all’utilizzo di fondi pubblici o europei destinati all’area, comprendente:
• progetto approvato e soggetto attuatore;
• titolo di disponibilità dell’area richiesto ai fini della rendicontazione;
• atti di collaudo e rendicontazione finale.
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Atti istruttori e corrispondenza con i Carabinieri Forestali o altri organi di controllo riguardo alla regolarità urbanistica e patrimoniale dell’area.
-
Eventuali provvedimenti adottati per l’allineamento tra intestazione catastale e titolarità effettiva del bene, oppure motivazioni dell’eventuale mancato aggiornamento.
-
Pareri o relazioni degli uffici competenti sulla compatibilità tra intestazione catastale attuale e realizzazione di interventi pubblici sull’area.
La presente richiesta è motivata non solo dalla perdurante intestazione catastale dei terreni all’“amante di Hitler” (LINK), ma anche dall’esigenza di chiarire:
-
quale titolo giuridico consenta all’Amministrazione di operare su un’area che risulta intestata a soggetti privati;
-
quali verifiche siano state svolte prima dell’impiego di risorse pubbliche ed europee;
-
per quali ragioni non risulti effettuato l’allineamento catastale normalmente richiesto in casi analoghi.