Un anno fa si rischiò il dramma come a Sarno. Ci risiamo. Stanno arrivando le piogge e i lavori a suo tempo eseguiti sul Fosso del Fontanile (nel XIII Municipio) non garantiscono l’incolumità dei cittadini. Il Fosso fiancheggia Via di Malafede, nel tratto che dalla Cristoforo Colombo porta alla Via Ostiense. Abbiamo fatto una ricognizione lungo il corso d’acqua e siamo rimasti sconcertati dalla situazione. Ne è prova il recente allagamento del 12 Ottobre causato da un grosso ramo che ostruiva una griglia di scorrimento delle acque del fosso, non permettendone il regolare deflusso, all’altezza del ponticello di via Pietrobono. Ma partiamo dai dati. Il Fosso del Fontanile, dopo aver raccolto le acque dentro la Tenuta di Castelporziano, parte da quota 52 metri s.l.m. (km.18 della Via Cristoforo Colombo) e passa sotto la Ferrovia Roma-Lido a quota 12,5 metri s.l.m., passando dentro l’abitato a quota 15.8 metri s.l.m. (tra Via Pavullo nel Frignano e Via Alessandro Vellutello). Dalla Colombo all’abitato, il Fosso raccoglie anche tutte le acque sulla sponda sinistra (per intenderci, quelle che partono dai terreni intorno al Centro Idrico di Acilia, 60 metri s.l.m.) e quelle che si raccolgono presso il fontanile sotto il Casale l’Aretta (50 metri s.l.m.). Il percorso dalla Colombo all’abitato è di circa 1 km, con una pendenza media del 3,6%, peggiorata dal regime a carattere torrentizio del fosso stesso. Poiché dalla pendenza di un fiume dipendono la velocità dell’acqua, il suo potere erosivo e la capacità di trasporto dei materiali erosi, siamo rimasti sorpresi dei lavori qui eseguiti.
Sembra che siano stati fatti dal XII Dipartimento, in regime d’urgenza, ma non ne è noto il progetto iniziale né il collaudo. Anche il costo dell’opera eseguita dovrebbe aggirarsi sui 5 milioni di euro, ma nessuno ne ha la certezza. Cosa è stato fatto ? Un grosso ‘serpentone’ in cemento, senza adeguati pozzi di ispezione, con canalette laterali che non solo non raccolgono le acque di superficie dai terreni limitrofi, ma che neppure convogliano le acque di sfioro del canale principale in quanto i fori sulle casseforme di cemento che costituiscono il ‘serpentone’, sono tutti ostruiti. Il ‘serpentone’ ha poi in tre punti un terrazzamento a formare vasche di trattenuta, ma pericolosissime griglie di ispezione presso di queste (cementate dall’esterno) costituiscono un potenziale pericolo in caso di distacco (come è regolarmente avvenuto il 12 Ottobre scorso). Tutto qui. In pratica l’acqua trasporta da monte verso valle quello che vuole, si intuba dentro il ‘serpentone’ alla massima velocità e arriva in fondo, prima a Via Pietrobono poi a Via Scartezzini, dentro delle vere strozzature, peggiorate dalle strade esistenti. Da qui, il fosso segue il pre-esistente percorso per dirigersi verso il Tevere.
Cosa si doveva realizzare? Si dovevano realizzare, per esempio, nella parte a monte dell’abitato, opere trasversali in successione (briglie) che, per effetto del rallentamento della corrente, avrebbero provocato a monte delle stesse la sedimentazione del materiale solido trasportato in apposite casse di trattenuta. Ma fino ad oggi non è stata assolutamente calcolata la pendenza di sistemazione né si conosce la portata del fosso per stabilire, eventualmente, l’altezza delle briglie e la distanza tra di esse. Peggiora la situazione non solo l’abbandono delle terre agricole sulla sponda sinistra, ma anche la presenza della recinzione del Camping Fabolous proprio a ridosso della sponda destra del fosso, che ne impedisce l’accesso da questo lato. Il percorso delle acque provenienti dai terreni è ben leggibile sul terreno, così come i danni che queste acque provocano immettendosi nel fosso e indebolendone le sponde. Addirittura la pulizia delle sponde ha finito per rimuovere quella vegetazione necessaria per il loro consolidamento. Il XIII Municipio, sotto la giunta Vizzani, si è presa la responsabilità di garantire che “è tutto a posto”. Si è visto il 12 Ottobre con l’ultimo allagamento. A breve dettaglieremo lo stato dei lavori qui eseguiti evidenziandone tutte le criticità.
il fosso a monte dell’abitato
il serpentone di cemento tra le case











Via Fasan, rientrano i residenti del civico 15: ma quando toccherà ai residenti dei civici 9, 23 e 29 ? Hanno anche essi gli stessi problemi di corrosione dei ferri di armatura del cemento, di cedimenti strutturali, di imbarcamento dei solai ? Non basta fare opere di puntellamento con foratini per scongiurare il pericolo di crollo strutturale paventato ai tempi della prima ispezione dei Vigili del Fuoco, il 26 Maggio scorso. Qualcosa non torna confrontando l’ordinanza di sgombero forzoso voluta da Alemanno sotto Ferragosto con le parole rassicuranti di questi giorni. Ci sono 4 punti che devono essere noti a tutti. Dopo l’approvazione del Piano Casa, l’ACER (Associazione Costruttori Edili Romani) ha apprezzato e sostenuto l’intenzione emersa di incentivare la demolizione e successiva ricostruzione degli edifici anni ’70, come le case Armellini. Inoltre tutta l’area di Ostia Ponente (o Nuova Ostia) è ancora soggetta al pericolo di esondazione del Tevere e non è stata riqualificata come invece prevedeva il PRU del 1998, interrottosi invece nel 2004. Senza parlare che il Porto di Ostia ha forti interessi che quest’area venga destinata alla ricettività alberghiera, soprattutto nell’ipotesi (non così lontana) che qui si spostino i traghetti per la Sardegna e le navi crociera con migliaia di persone. Ai 4 punti, aggiungiamo che ben 43 palazzine ex-Armellini hanno ricevuto un importo pubblico di 7,13 milioni di euro nel 2003 per la ristrutturazione: dove sono finiti questi soldi se oggi si ricorre ai ‘puntellamenti’? Sabato 5 Settembre alle ore 10:30, non più il 2, presso i locali della Biblioteca “Elsa Morante”, in Via Adolfo Cozza 7 (Ostia Ponente), si terrà una conferenza stampa/seminario su questi temi, rivelando in 90 minuti quanto ad oggi nascosto da questa Amministrazione. Verrà fornito materiale informativo a tutti i partecipanti. La conferenza stampa precederà il seminario.