OSTIA, SPIAGGE: IL CASO URBINATI METTE A RISCHIO LE GARE 2025

Nero Oro Gala Invito_20260428_112508_0000 Alla vigilia della stagione balneare emerge una questione ignorata per decenni: dove finisce davvero il demanio marittimo? Il primo banco di prova sarà lo storico stabilimento Urbinati, su cui la Capitaneria di Porto avvia una verifica formale.
Se l’area non risultasse demaniale, il Bando Spiagge 2025 rischierebbe di essere travolto.
La notizia è destinata a cambiare il quadro del litorale romano: lo storico stabilimento Urbinati sarà il primo caso concreto su cui la Capitaneria di Porto avvierà una verifica formale per accertare se l’area su cui insiste sia realmente demanio marittimo. Non è un passaggio tecnico qualsiasi, ma un accertamento decisivo. Perché se, come emerge dagli atti storici già nella disponibilità della stessa Capitaneria, quell’area non fosse demaniale, la gara pubblica del 2025 che lo ha coinvolto perderebbe il suo presupposto giuridico e dovrebbe essere annullata.

È da qui che bisogna partire per capire cosa sta accadendo a Ostia. Mentre il dibattito pubblico continua a concentrarsi sugli abusi edilizi, una questione molto più profonda è rimasta per oltre un secolo senza risposta: la reale perimetrazione del demanio marittimo.

Il caso Urbinati non nasce oggi come denunciamo da anni. Nei documenti ufficiali richiamati nella procedura emerge un elemento dirompente: un verbale del 25 gennaio 1923 individua porzioni della fascia costiera come già sdemanializzate. Quelle stesse aree, però, risultano oggi ricomprese nella linea SID utilizzata per le attuali rappresentazioni amministrative, creando una contraddizione evidente tra la realtà storica e quella attuale.
Questa discrepanza non è un dettaglio per addetti ai lavori. Ha effetti diretti sulla legittimità degli atti amministrativi. Se manca la certezza che un’area sia demaniale, vengono meno i presupposti stessi per rilasciare concessioni o indire gare pubbliche.
In altre parole, senza confini certi, tutto il sistema rischia di poggiare su basi fragili.

Per decenni, nessuno ha davvero affrontato questo nodo. Né in passato né oggi, nonostante l’attenzione mediatica e politica sul futuro delle spiagge di Ostia. Si è discusso di abusi, concessioni e rotazioni, ma non si è mai messo mano alla questione originaria: stabilire con precisione dove passa il confine del demanio.
A riportare il tema al centro è stata l’iniziativa di LabUr, che ha attivato formalmente la Capitaneria di Porto chiedendo una verifica tecnico-giuridica sulla corretta delimitazione, proprio nel tratto più simbolico del litorale, quello degli stabilimenti storici sul Lungomare Paolo Toscanelli.
La risposta è arrivata con l’avvio del procedimento previsto dal Codice della Navigazione. La Capitaneria sta infatti formando la Commissione di delimitazione, l’organo chiamato a svolgere sopralluoghi, analizzare gli atti e ricostruire in modo definitivo la linea di confine. Un passaggio che, per la prima volta dopo oltre cento anni, affronta in modo diretto la questione.

Nel frattempo, resta una contraddizione evidente: si continua a parlare di regolarità delle concessioni e di legalità edilizia senza aver prima chiarito se le aree su cui insistono siano effettivamente demaniali.
È come discutere delle regole di utilizzo senza sapere a chi appartiene davvero il terreno.

La stagione balneare 2026 si apre quindi con una novità che potrebbe segnare un punto di svolta. Il caso Urbinati non è solo una vicenda locale, ma il primo test concreto di un principio semplice quanto finora trascurato: prima di ogni gara, di ogni concessione e di ogni polemica, serve una certezza giuridica sui confini.
Se questa verifica porterà a confermare le risultanze storiche, le conseguenze potrebbero estendersi ben oltre un singolo stabilimento, aprendo una fase nuova per tutto il litorale di Ostia, finalmente fondata su dati certi e non su presupposti mai davvero verificati.

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