Per oltre un anno il Fosso della Cancelliera è stato liquidato come un dettaglio. Ora è diventato decisivo.
ed entra negli atti ufficiali come “ex alveo” bloccando tutto: progetto esecutivo, consegna lavori, tempi.
L’Amministrazione corre ai ripari, approva, compra. Ovviamente con soldi pubblici.
Da oltre un anno LabUr ha sostenuto, documenti alla mano, che il Fosso della Cancelliera non solo esisteva, ma aveva una natura pubblica e non poteva essere ignorato dentro un progetto come quello del termovalorizzatore di Roma.
Lo ha scritto nero su bianco in più interventi pubblici, tra cui l’articolo del 4 ottobre 2024 (LINK), insistendo su un punto preciso: quel fosso non era un dettaglio, ma un elemento giuridico e territoriale rilevante.
La questione è poi esplosa definitivamente con la puntata del dicembre 2024 di Report (LINK), dove proprio LabUr, insieme all’urbanista Paolo Berdini, hanno messo al centro della scena il Fosso della Cancelliera. Il messaggio era chiarissimo: quel corso d’acqua esisteva, aveva implicazioni demaniali ed era stato ignorato nella costruzione del progetto.
La linea istituzionale era opposta: Roberto Gualtieri e AMA hanno sostanzialmente negato che il fosso rappresentasse un problema, sostenendo che la situazione fosse già chiarita o comunque non ostativa. Il progetto del termovalorizzatore veniva descritto come “pronto”, “impostato”, “avviabile”.
Aprile 2026: nonostante gli annunci di apertura cantieri che slittavano di primavera in primavera, la realtà entra orepotente negli atti ufficiali.
Nella Commissione Capitolina congiunta Ambiente e Patrimonio (LINK), presiedute rda Giammarco Palmieri e Yuri Trombetti, con la presenza dell’Assessore al Patrimonio Tobia Zevi e dei vertici Capitolini, compare nero su bianco ciò che prima veniva ridimensionato a mero dettaglio: un terreno di quasi duemila metri quadrati definito “ex alveo del Fosso della Cancelliera” .
Quindi, il fosso esisteva (ovviamente), aveva una rilevanza giuridica e oggi è diventato il nodo operativo. Senza quell’area infatti non si può validare il progetto esecutivo del termovalorizzatore e non si possono consegnare i lavori.
Tutto ciò che doveva essere “già pronto” si scopre improvvisamente incompleto.
E accade quello succede puntualmente quando i problemi non si affrontano nei tempi e nei modi corretti: si accelera.
Le Commissioni approvano all’unanimità, senza alcuna opposizione – nemmeno da parte di Movimento 5 Stelle e Europa Verde, che in questi mesi si sono dichiarati contrari all’impianto – di acquisire quell’area a circa 20 euro al metro quadro, una cifra che contrasta nettamente con i circa 75 euro al metro quadro pagati in passato da AMA per terreni analoghi, differenza oggi finita sotto attenzione della magistratura.
Ma per comprarlo il fosso deve essere sdemanializzato. In condizioni ordinarie, dovrebbe seguire procedure pubbliche di alienazione, ma qui entra in gioco il ruolo di Roberto Gualtieri in qualità di Commissario straordinario per il Giubileo 2025. Con un’ordinanza, supera il percorso ordinario e dispone l’acquisto diretto da parte di Roma Capitale, per circa 37 mila euro (LINK).
È una soluzione rapida, resa possibile dai poteri straordinari (LINK). Ma è anche il segnale evidente di una corsa contro il tempo.
Perché il punto non è il costo in sé. Il punto è che quell’area, oggi, diventa indispensabile per sbloccare un’opera che per mesi è stata raccontata come pronta a partire (LINK).
Ed è qui che il racconto si ribalta. Quello che per oltre un anno è stato trattato come un “allarme esagerato” si ritrova, alla fine, scritto negli atti ufficiali come presupposto tecnico: “ex alveo del Fosso della Cancelliera” che incide direttamente sulla possibilità di realizzare l’opera.
È sotto gli occhi di tutti: si è arrivati alla fine del percorso con un nodo non risolto, affrontandolo in emergenza, approvando tutto rapidamente e utilizzando strumenti straordinari per chiudere la partita.
Nel frattempo, il costo economico e amministrativo, ricade sulla collettività.
E allora, al netto delle versioni politiche e delle narrazioni ottimistiche, resta la realtà dei fatti denunciati da LabUr nell’ottobre 2024 e ribadita a dicembre a Report.
Dire ‘ve l’avevamo detto’ è persino troppo facile, soprattutto perché ora iniziano i guai seri. La battaglia in aula Giulio Cesare per l’approvazione della delibera di acquisto sarà durissima.