Confini demaniali ancora sotto verifica, interventi fondati su qualificazioni contestate e interlocuzioni sulla prosecuzione delle attività a Castelporziano sottoposte alla richiesta di accertamenti. Per LabUr, il bilancio della gestione Babusci è negativo. Il trasferimento non chiude le questioni del suo mandato.
Il Comandante Francesco Babusci lascia fra pochi giorni la Delegazione di Spiaggia di Ostia della Capitaneria di Porto per una nuova destinazione a Lampedusa, chiudendo un incarico iniziato nel 2022.
Lascia un litorale sul quale restano irrisolte questioni fondamentali: l’esatta estensione del demanio marittimo, il rapporto fra accertamenti amministrativi e interventi sul territorio, il rispetto delle competenze nella gestione di Castelporziano.
Per LabUr il bilancio della sua gestione è negativo. Durante il suo mandato, alle verifiche sui confini si sono affiancati avvicendamenti, contestazioni di occupazione abusiva e sequestri, senza che sia diventato conoscibile il raccordo fra le incertezze documentate e le certezze assunte nei provvedimenti. A Castelporziano, inoltre, abbiamo chiesto i giorni scorsi di accertare il suo ruolo nelle interlocuzioni relative alla prosecuzione delle attività oltre la stagione balneare.
Sono vicende diverse, con responsabilità distribuite fra più amministrazioni, ma riguardano tutte il territorio presidiato dalla Delegazione e il modo in cui vi è stata esercitata l’autorità marittima. Il cambio di comando è il momento per chiedere conto di questa gestione.
Toscanelli: una questione territoriale, non solo Urbinati
Il 17 febbraio 2026 LabUr presenta alla Capitaneria di Porto di Roma un’istanza di verifica e riesame della delimitazione del demanio marittimo sul «Tratto costiero Lungomare Paolo Toscanelli».
La richiesta riguarda un tratto di costa, mettendo a confronto la documentazione storica con la moderna rappresentazione del Sistema Informativo del Demanio marittimo (SID). Nasce come questione territoriale più ampia del caso Urbinati: la medesima configurazione della linea SID investe infatti una sequenza continua di cinque concessioni, comprendendo anche gli stabilimenti contigui Battistini, Elmi, Salus e La Conchiglia. Troppi per ridurre il problema alla contestazione di un singolo concessionario uscente.
Il 13 marzo la Capitaneria risponde con una nota firmata dal Comandante Emilio Casale: la documentazione tecnica è stata acquisita all’istruttoria ed è stata convocata l’apposita Commissione per valutare i presupposti del procedimento previsto dall’articolo 32 del Codice della navigazione.
La questione era dunque conosciuta dall’Autorità marittima: aveva una storia, una documentazione e un percorso amministrativo avviato. Nessuno poteva trattarla come una contestazione comparsa improvvisamente davanti alla riconsegna di uno stabilimento.
Babusci guidava l’ufficio locale chiamato a operare su quel territorio. Se è vero che le competenze sulla delimitazione appartengono a livelli diversi della struttura marittima, questo non esaurisce la valutazione del suo mandato: occorre capire come la Delegazione di Spiaggia di Ostia abbia tenuto conto di quella verifica nelle attività alle quali ha partecipato.
Urbinati: l’incertezza amministrativa e la certezza penale
In aprile la società Stabilimento Balneare Moderno, conosciuta come Urbinati, presenta le proprie istanze. La Capitaneria richiama i lavori della Commissione di delimitazione ex art. 32 e le successive operazioni tecniche e di sopralluogo. Il dubbio era dunque formalizzato e agli atti.
Il 21 luglio la Guardia Costiera partecipa agli accessi insieme alla Polizia Locale. Il 27 luglio viene trasmessa alla Procura l’informativa per occupazione abusiva di demanio marittimo, ai sensi dell’articolo 1161 del Codice della navigazione. Il sequestro viene convalidato il 10 agosto.
Nella ricostruzione cautelare l’area è definita «certamente demaniale». È il passaggio più critico: con quale accertamento tecnico dell’Autorità marittima quell’incertezza, formalmente aperta prima, è diventata certezza nel fascicolo penale? Ricordiamo che la scadenza di una concessione riguarda il titolo di utilizzazione e non dimostra, da sola, che ogni metro quadrato precedentemente ricompreso nel titolo sia necessariamente demanio marittimo. Ciò era proprio quanto la procedura ex art. 32 avrebbe dovuto accertare.
Come abbiamo visto nel nostro dossier, l’informativa conteneva anche allegati relativi alla controversia demaniale. La domanda riguardava quindi il peso attribuito a quei documenti e il modo in cui il dubbio sia stato affrontato nella ricostruzione cautelare. Eppure, in una conversazione, è proprio Babusci ad ammettere che la linea SID è una mera rappresentazione grafica e non un confine definitivo, riconoscendo che la reale delimitazione spetta all’Autorità marittima. Un chiarimento sostanziale che non ha trovato però riscontro nella rappresentazione trasmessa all’autorità giudiziaria.
La decisione giudiziaria appartiene al giudice. Le attività e le valutazioni degli uffici che hanno operato sul territorio restano però scrutinabili. Nel bilancio di Babusci pesa questa distanza: una verifica conosciuta da mesi e interventi rispetto ai quali il suo esito e la sua rilevanza non risultano chiariti.
Vespucci e La Vela: persino lo Stato riconosce il confine da definire
Sul Lungomare Amerigo Vespucci il problema si allarga. Entrano in discussione i verbali storici del 1933, del 1976 e il verbale n. 69/2017, insieme alla cartografia IGM e alle rappresentazioni SID. In questo quadro si colloca anche La Vela, la cui società ha formalmente chiesto di partecipare al procedimento di delimitazione già avviato d’ufficio.
Il caso de La Vela evidenzia la delicatezza del quadro: la CTU depositata nel giudizio civile ha concluso che non vi è certezza che la maggior parte delle aree su cui insistono le strutture inamovibili siano effettivamente pertinenze demaniali. Ciononostante, quelle stesse superfici continuano a incidere su concessioni, canoni, qualificazione dei manufatti e procedure di riaffidamento.
Con nota del 14 agosto 2026, la Capitaneria ha dichiarato che i verbali storici e la cartografia erano oggetto di valutazioni congiunte con l’Agenzia del Demanio, confermando l’avvio d’ufficio delle procedure di delimitazione. Pochi giorni dopo, l’Agenzia del Demanio ha comunicato lo svolgimento di attività istruttorie finalizzate alla «definizione e all’aggiornamento» della linea dividente della porzione meridionale di Ostia, qualificando la conclusione di tali rilievi come «presupposto indispensabile» per definire l’assetto dominicale e la natura giuridica dei sedimi.
È lo Stato stesso dunque ad ammettere formalmente che la linea non è definita. Queste verifiche non dimostrano che le aree siano private, ma certificano che l’amministrazione ne sta riesaminando il fondamento. Al momento del cambio di comando, resta quindi da conoscere quali elementi siano stati confermati, quali rettificati e quali superfici siano realmente interessate dall’incertezza.
Per LabUr, è sull’incapacità di rendere verificabili questi presupposti nell’esercizio dell’autorità che la gestione Babusci ha mostrato gravi insufficienze.
Castelporziano: le interlocuzioni e i nodi di competenza
A Castelporziano il ruolo di Babusci entra nella vicenda attraverso circostanze specifiche descritte nell’esposto LabUr del 2 ottobre.
Roma Capitale utilizza l’arenile in forza della concessione statale n. 1/2023. È concessionario, mentre l’Autorità concedente resta statale. Gli operatori dei punti ristoro svolgono attività affidate nell’ambito di quel titolo, previa autorizzazione dell’Autorità marittima. La prosecuzione oltre la stagione balneare imponeva di verificare che cosa consentiva la concessione e gli affidamenti, quali ulteriori atti fossero necessari e chi avesee la competenza ad adottarli, perché prima si stabilisce con certezza il bene e il titolo, poi si decide chi lo gestisce.
L’ordinanza comunale n. 127 del 29 settembre disciplina la destagionalizzazione e richiama incredibilmente la spiaggia di Castelporziano. Nel suo testo, però, non viene individuato il provvedimento dell’Autorità marittima che avrebbe assentito la prosecuzione invernale delle attività comprese nella concessione statale.
Il 30 settembre, dopo che LabUr aveva pubblicamente sollevato il problema, il Direttore della Direzione Rigenerazione del Litorale e Grandi Progetti del Comune di Roma, Carlo Mazzei, chiede un nulla osta di proroga per il lotto C1. Il 1° ottobre comunica un’estensione della stagione balneare al 30 ottobre, senza indicare nella comunicazione gli estremi del provvedimento che l’avrebbe disposta. LabUr ha chiesto perciò di acquisire gli atti presupposti e verificarne contenuto, competenza ed effetti.
L’esposto chiede inoltre di accertare le interlocuzioni fra Babusci e Mazzei e se abbiano preceduto, orientato o trovato corrispondenza negli atti successivi. Fra le circostanze sottoposte a verifica figura l’indicazione di far procedere direttamente il Comune, evitando una richiesta formale di pronunciamento all’Autorità marittima che avrebbe potuto avere esito sfavorevole.
È questo il passaggio più critico: quale ruolo abbia svolto il responsabile dell’ufficio marittimo locale nell’individuazione di una soluzione che, secondo la ricostruzione sottoposta agli accertamenti, avrebbe evitato il pronunciamento dell’Autorità competente. La presentazione dell’esposto non accerta responsabilità penali, ma individua interrogativi precisi che fanno parte integrante del giudizio sulla gestione della Delegazione guidata da Babusci.
La sentenza 7128/2026: il dubbio documentato impone l’accertamento
La sentenza del Consiglio di Stato (Sezione VII) n. 7128 del 25 settembre 2026 offre un criterio dirimente. Nel caso esaminato dai giudici d’appello, la demanialità è stata ritenuta dimostrata attraverso catasto e SID in quanto convergenti e in assenza di prove contrarie capaci di generare un’incertezza effettiva.
La stessa pronuncia ribadisce il presupposto cardine della delimitazione ex articolo 32: la presenza di un’«obiettiva incertezza» sui confini. A Ostia il quadro si capovolge rispetto al caso deciso dal Consiglio di Stato. Sul litorale romano non si è infatti di fronte a una mera contestazione di parte, ma a un compendio documentale opposto:
- istanze formali di riesame territoriale;
- verbali storici tra loro contrastanti;
- perizie tecniche giurate (CTU);
- rappresentazioni SID difformi dalla cartografia storica;
- procedimenti di delimitazione aperti d’ufficio;
- note formali della Capitaneria e dell’Agenzia del Demanio;
- riconoscimento ufficiale della necessità di aggiornare la dividente.
L’incertezza è amministrativamente accertata. Il Consiglio di Stato chiarisce inoltre che per il demanio marittimo non esiste sdemanializzazione tacita, richiedendosi il formale decreto ex art. 35 Cod. nav. Sul piano logico vale il principio speculare: non basta una traccia grafica isolata sul SID per creare demanialità laddove gli atti storici pongono un problema reale sulla consistenza del bene. Il contenuto delle verifiche aperte deve trovare una risposta motivata negli atti che assumono come certa la natura delle aree.
Il trasferimento non chiude il bilancio
Babusci dunque lascia Ostia con questioni che incidono sull’esercizio concreto dei poteri pubblici ancora da chiarire. Sul Toscanelli e sul Vespucci restano da rendere conoscibili gli esiti delle verifiche e il loro rapporto con gli interventi operativi. A Castelporziano sono stati chiesti accertamenti sulle interlocuzioni tra enti e sulla formazione degli atti per la prosecuzione delle attività.
Per LabUr questo è un bilancio pesantemente negativo. La gestione del litorale richiedeva rigore sui confini, rispetto rigoroso delle competenze e tracciabilità delle decisioni. I documenti raccolti mostrano quanto resti ancora da spiegare.
Il cambio di comando trasferisce l’incarico a Lampedusa, ma le attività svolte, le scelte amministrative e le interlocuzioni del quadriennio Babusci restano oggetto di valutazione e delle richieste di accertamento presentate.
Il conto dunque resta aperto.