Balneazione vietata e servizi assenti. Quale funzione attribuiscono Regione Lazio e Roma Capitale a questo arenile pubblico? Ancora una volta, solo dopo le segnalazioni e le richieste formali della Comunità Foce del Tevere, la spiaggia pubblica dell’Idroscalo viene finalmente inserita nella programmazione stagionale dei servizi.
La stagione balneare 2026 è iniziata il 15 maggio. Sulle spiagge libere del litorale romano sono stati progressivamente installati bagni chimici, docce, punti d’ombra, percorsi di accessibilità e altri servizi destinati alla fruizione pubblica degli arenili. All’Idroscalo di Ostia, invece, no.
Le fotografie scattate ieri mostrano una spiaggia pubblica accessibile ma priva dei servizi normalmente presenti negli altri arenili pubblici del litorale. Le passerelle presenti sono quelle installate nelle stagioni precedenti e non sono accompagnate dagli allestimenti stagionali normalmente predisposti per l’avvio della stagione balneare.
Non risultano presenti bagni chimici, docce, punti d’ombra o ulteriori servizi dedicati all’accessibilità, una situazione che ha spinto Franca Vannini, portavoce della Comunità Foce del Tevere, a scrivere al Direttore del Dipartimento Valorizzazione del Patrimonio e Politiche Abitative di Roma Capitale, Carlo Mazzei, chiedendo l’installazione dei servizi minimi necessari per la fruizione della spiaggia. Mentre LabUr stava predisponendo il presente articolo, a Franca Vannini è stato comunicato che nella giornata di giovedì prossimo dovrebbero essere installati presso la spiaggia dell’Idroscalo i servizi stagionali finora assenti. Speriamo, si tratterebbe di una notizia positiva per la comunità locale e per i frequentatori dell’arenile.
L’eventuale installazione dei servizi non modifica tuttavia le questioni poste nelle settimane scorse in merito alla classificazione del tratto di mare antistante e al ruolo attribuito dall’Amministrazione a questa porzione del litorale romano.
Già nel mese di aprile LabUr aveva trasmesso una richiesta formale di accesso agli atti alla Regione Lazio, ad ARPA Lazio e alla Capitaneria di Porto chiedendo di conoscere i presupposti tecnici che hanno portato alla classificazione del tratto di mare antistante l’Idroscalo come area non adibita alla balneazione (LINK).
In particolare erano stati richiesti i criteri tecnico-scientifici adottati, la cartografia ufficiale di delimitazione, i dati di monitoraggio della qualità delle acque e la natura del rischio alla base della classificazione.
La richiesta nasceva da una considerazione tecnica precisa perché l’area interessata non coincide né con la foce del Tevere né con l’imboccatura del Porto Turistico di Ostia. Inoltre, secondo la letteratura scientifica e la dinamica costiera del litorale laziale, la corrente litoranea prevalente tende a trasportare verso nord-ovest i sedimenti provenienti dalla foce del Tevere. Per questo motivo era stato chiesto di conoscere quali elementi istruttori avessero portato alla delimitazione dell’area come non adibita alla balneazione.
Le risposte della Regione Lazio
Con una prima nota, la Regione Lazio ha affermato che il tratto dell’Idroscalo è compreso tra la foce del Tevere e il Porto di Ostia e pertanto inserito tra le acque non adibite alla balneazione per motivi di salute pubblica e sicurezza.
Successivamente, a seguito di una richiesta di integrazione istruttoria, la Regione ha fornito ulteriori precisazioni.
Secondo quanto dichiarato, il tratto dell’Idroscalo non rientra tra le acque individuate ai fini della balneazione ai sensi del D.Lgs. 116/2008. Le aree escluse non vengono monitorate, non vengono classificate e non dispongono di un profilo di balneazione perché considerate strutturalmente incompatibili con l’uso balneare.
Si tratta di un chiarimento importante.
La Regione non sostiene infatti che l’Idroscalo sia oggi classificato come acqua di qualità “scarsa”, ma che quel tratto non viene considerato a monte come acqua destinata alla balneazione e che, proprio per questo motivo, non viene sottoposto alle procedure di monitoraggio previste per le acque balneabili.
Le risposte ricevute chiariscono la posizione dell’Amministrazione regionale, ma lasciano aperti alcuni interrogativi. Non risultano infatti trasmessi dati di monitoraggio riferiti all’area, punti di campionamento, profili di balneazione, cartografia tecnica di dettaglio ed elementi istruttori che consentano di verificare i criteri utilizzati per la delimitazione.
La questione non riguarda soltanto la qualità delle acque, ma anche la funzione attribuita a questo tratto di costa.
Cosa dice il PUA
Lo Schema di Assetto del Piano di Utilizzazione degli Arenili (PUA) include infatti l’Idroscalo all’interno dell’Ambito 1 del sistema costiero di Roma Capitale. La spiaggia è quindi rappresentata come parte integrante del litorale pubblico oggetto di pianificazione. E qui emerge una contraddizione evidente: da un lato la spiaggia continua ad essere pubblica, accessibile e frequentata quotidianamente dai cittadini, dall’altro non è balneabile e, a stagione iniziata, non dispone ancora dei servizi che caratterizzano gli altri arenili pubblici del litorale romano. L’Idroscalo sembra così collocato in una sorta di terra di mezzo amministrativa: abbastanza pubblico da essere aperto ai cittadini, abbastanza pubblico da essere inserito nel PUA, abbastanza pubblico da essere conteggiato tra gli arenili della città, ma non abbastanza da ricevere gli stessi servizi che Roma Capitale garantisce negli altri tratti di costa.
La questione oggi non è stabilire se l’area sia balneabile o meno (verifica che compete agli enti tecnici e richiede dati, monitoraggi e valutazioni istruttorie), ma quale funzione pubblica attribuiscono oggi Regione Lazio e Roma Capitale alla spiaggia dell’Idroscalo. Perché se l’arenile continua ad essere parte integrante del patrimonio pubblico del litorale romano, è legittimo chiedersi per quale motivo, a quasi un mese dall’inizio della stagione balneare, venga trattato diversamente dagli altri arenili pubblici della città.