3° CANCELLO CASTELPORZIANO E KITESURF: L’ENNESIMO PASTICCIO AMMINISTRATIVO

Copia di Nero Oro Gala Invito_20260611_065359_0000Dal 2019 a oggi i medesimi ritardi: così la carenza di pianificazione demaniale di Roma Capitale scarica le proprie inefficienze sui cittadini. Tra ordinanze tardive e liti pendenti al Consiglio di Stato, il Comune utilizza lo sport come “toppa” emergenziale per coprire i vuoti dei bandi.

Le proteste dei praticanti di kitesurf, wing foil e windsurf che in questi giorni si moltiplicano sui social network sono fondate. Chi frequenta il litorale romano sa bene che queste discipline necessitano di spazi dedicati e percorsi sicuri per l’ingresso e l’uscita dall’acqua, per evitare pericolose interferenze con la balneazione e garantire la sicurezza di tutti.

Roma Capitale arriva ancora una volta, a stagione balneare ampiamente avviata, senza una soluzione stabile e programmata per attività che fanno parte della storia stessa del nostro litorale.

Una cronistoria di rinvii
La vicenda, infatti, non nasce oggi. Già nel 2019 la convivenza tra kitesurfisti, bagnanti e pescatori era al centro del dibattito locale. Negli anni successivi vennero individuate aree dedicate a Castel Porziano, tra il Canale di Palocco e il 1° Cancello (dove esiste l’interdizione balneare) e nel tratto compreso tra il 2° e il 3° Cancello. Nel 2023, l’improvvisa eliminazione di questi spazi dall’ordinanza balneare del Sindaco Gualtieri scatenò la reazione degli sportivi, un copione ripetutosi puntualmente nel 2024.

Oggi, in piena stagione 2026, siamo daccapo. Eppure l’Ordinanza Sindacale n. 63 del 30 aprile 2026 (LINK) riconosce espressamente all’Articolo 15 la necessità di allestire corridoi di lancio per kitesurf, kite foil, wing foil e windsurf, normandone l’iter autorizzativo. Se le esigenze dell’utenza sono note da anni e codificate dalla stessa amministrazione, perché ridursi a stagione iniziata senza aver pianificato nulla?

I documenti svelano il “pasticcio”
A svelare i retroscena di questa inerzia si inserisce la nota prot. QC 37469 del 22 maggio 2026. Con questo atto, il Dipartimento Valorizzazione del Patrimonio e Politiche Abitative di Roma Capitale (Direzione Rigenerazione Litorale e Grandi Progetti) ha chiesto alla Capitaneria di Porto di Roma-Fiumicino il nulla osta per l’istituzione di due corridoi di lancio davanti al Chiosco 3 della spiaggia libera di Castel Porziano, con la conseguente interdizione alla balneazione di quel tratto di mare. Una richiesta di cui, ad oggi, non si conosce l’esito e che appare davvero bizzarra.

L’istanza, infatti, fa emergere una vistosa contraddizione e qualche sospetto. Nel documento a sua firma, il Direttore della Direzione Rigenerazione del Litorale, Carlo Mazzei, mette nero su bianco che l’intervento si rende necessario “nelle more dell’aggiudicazione” del lotto interessato e “a causa del contenzioso in essere”. Quindi, o ad un contenzioso si sta aggiungendo un possibile futuro conflitto tra utenze o l’amministrazione possiede la palla di vetro.

Nella migliore delle ipotesi siamo di fronte al classico tentativo dell’ultimo minuto: l’amministrazione capitolina cerca di tamponare le proprie scadenze scaricando il problema su un’area gravata da pesanti criticità giuridiche. Il tratto di arenile prospicente il Chiosco 3 è infatti al centro di un giudizio pendente davanti al Consiglio di Stato (che vede contrapposti il vecchio gestore Maria Rita Gastaldi e la ASD Happy Surf One), la cui udienza di merito è fissata per il prossimo 7 luglio.

Per questa ragione, LabUr ha già trasmesso una formale diffida alla Capitaneria di Porto. Il Consiglio di Stato, infatti, ha già sospeso l’efficacia della sentenza di primo grado, ravvisando profili di fondatezza nelle censure del precedente gestore. Qualsiasi decisione amministrativa che modifichi l’uso di quella spiaggia rischia di produrre un effetto anticipatorio rispetto alla pronuncia del giudice, creando ulteriore precarietà anche agli stessi sportivi, che hanno invece diritto a certezze.

Gli interrogativi pubblici
Il mare deve essere accessibile a tutti: ai bagnanti, alle famiglie, agli operatori della balneazione e a chi pratica sport. Un tema strutturale non può essere gestito con colpi di mano emergenziali. Per questo, le domande che poniamo all’amministrazione sono:

 1. Perché, tra le diverse localizzazioni possibili sul litorale, la scelta è caduta proprio davanti al Chiosco 3, l’unico tratto di spiaggia interessato da un contenzioso giudiziario aperto?

 2. Perché si è arrivati alla porta dell’estate 2026 senza una pianificazione stabile e preventiva degli spazi per gli sport nautici, nonostante i precedenti degli ultimi anni?

 3. Quali altre alternative demaniali sono state realmente valutate dagli uffici prima di firmare la nota di maggio?

 4. Quale assetto della spiaggia sarà in vigore a partire dall’8 luglio, all’indomani della decisione del Consiglio di Stato?

Quando istituzioni, bagnanti, sportivi e operatori balneari vengono spinti alla contrapposizione per l’utilizzo della stessa spiaggia, l’errore non è mai di chi frequenta il mare, ma di chi doveva programmare. A meno che l’errore non sia intenzionale, e allora non sarebbe un bel segnale.

Proviamo a tracciare i possibili scenari demaniali all’indomani del 7 luglio:

 A. Il Consiglio di Stato dà ragione all’appellante: Il Comune si troverà costretto a cercare una nuova soluzione per la pratica degli sport acquatici, oppure la Gastaldi si ritroverà a gestire l’unico chiosco a Castel Porziano gravato da un’interdizione alla balneazione speculare, contravvenendo di fatto a quanto previsto dal bando originario.

 B. Il Consiglio di Stato dà ragione alla ASD Happy Surf One e al Comune di Roma: La società sportiva si ritroverà con un corridoio di lancio già bell’e pronto per le discipline acquatiche (qualora lo abbia inserito nell’offerta tecnica della gara). Considerati i tempi tecnici tra la pubblicazione della sentenza e lo sgombero effettivo del manufatto, potrà quantomeno avviare le attività sportive senza l’onere economico più pesante — ovvero il costo del servizio di salvamento — sebbene il bando di gara non prevedesse in alcun modo la presenza di corridoi di lancio.

Staremo a vedere.

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