CHIOSCHI SEQUESTRATI DI CASTELPORZIANO: LA RIAPERTURA SPETTA ALLA PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA

chioschiDopo le imbarazzanti dichiarazioni rilasciate i giorni scorsi a mezzo stampa dal Presidente del Municipio X, Mario FALCONI, in cui ha sostenuto di poter affidare i chioschi sequestrati a Castelporziano entro l’estate, rimane l’amarezza di un’evidente deriva amministrativa in corso. Ricordiamo a FALCONI che il Comune di Roma non paga la concessione demaniale dell’intera spiaggia libera dal 2010 e che il sequestro dei chioschi è avvenuto pochi giorni dopo la sua partecipazione ai festeggiamenti per i 57 anni di vita delle strutture. Tutto è dunque nelle mani del Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica che dovrà trovare, con la Capitaneria di Porto di Roma (Ministero dei Trasporti), una soluzione mediatrice tra la convenzione oggi violata – quella del 1965 con cui Giuseppe SARAGAT aprì i cancelli ai romani – e la vigente normativa sul demanio marittimo. Sempre che la Capitaneria di Porto identifichi, una volta per tutte, quali sono i reali confini del demanio marittimo, la c.d. “dividente demaniale”.
Ad oggi sul Litorale romano di Castelporziano insistono, da Sud a Nord, tre tipologie di strutture balneari. La prima è quella di Capocotta, 5 chioschi dichiarati abusivi che dal 2015 godono di una deroga alla chiusura, nelle more dell’elaborazione di una procedura di gara. Tra questi spicca il caso del “Mediterranea” in mano a Legambiente. Poi ci sono i 5 chioschi di Castelporziano subentrati negli anni ‘90 all’Ente Comunale di Consumo. Sono stati sequestrati a fine 2022 perché senza titolo, essendo scaduta nel 2014 la convenzione con il Comune di Roma all’interno della convenzione madre del 1965 siglata dal Comune con la Presidenza della Repubblica e l’Autorità marittima. Infine, ci sono circa 25.000 mq di demanio marittimo all’interno della Tenuta Presidenziale di Castelporziano, al confine con l’ultimo stabilimento balneare di Castelfusano, “La Marinella”, che risultano occupati dallo stabilimento balneare del Circolo Dipendenti del Quirinale (“CDQ”), già balzato alla cronaca qualche anno fa per l’uso del tutto singolare di poliziotti come bagnini e quindi sottratti al servizio operativo. A regolamentare il rapporto tra il “CDQ” e il Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica è la convenzione contenuta nel D.S.G. 9 marzo 2018, n. 52, che contempla anche la fattiva collaborazione del Circolo per la realizzazione dei progetti sociali a Castelporziano. Un esempio è stato il Protocollo d’Intesa firmato con la Regione Lazio (D.G.R. 17 maggio 2022, n. 308) per la VII edizione del centro estivo diurno in favore di adulti e minori con disabilità nei mesi di giugno, luglio e agosto 2022. Il Protocollo prevedeva la fruizione gratuita delle strutture e dei servizi balneari del “CDQ”, ivi inclusi i servizi in spiaggia quali ombrelloni, cabine, sedie, sdraio e la consumazione gratuita dei pasti presso le predette strutture. Dello stabilimento “CDQ” non è pubblico il titolo amministrativo, cioè la concessione, e neppure l’eventuale importo pagato allo Stato per l’occupazione del demanio marittimo. Eppure, non è invisibile. Circondato da dune e da macchia mediterranea, comprende infatti anche campi da beach volley, beach tennis e beach soccer, nonché una bella piscina da 15 metri, più una zona giochi attrezzata e l’immancabile ristorante interno, oltre a parcheggi, cabine e servizi. Se la scusa addotta per tenere aperti i chioschi dichiarati abusivi di Capocotta è stata quella ambientale al fine di garantire una sorveglianza sul delicato sistema dunale costiero, e se lo stabilimento “CDQ” sta sempre più adoperandosi per favorire una più ampia e qualificata possibilità di fruizione della spiaggia a favore delle categorie socialmente fragili, non si capisce perché i chioschi di Castelporziano, anch’essi a difesa delle dune e voluti da SARAGAT per i romani meno abbienti, debbano rimanere chiusi e perché non si trovi per essi una soluzione analoga agli altri due casi.
Di certo non sarà Mario FALCONI a decidere le sorti dei chioschi sequestrati di Castelporziano, ma la Presidenza della Repubblica, su cui ricade tutta la responsabilità di attivare la Capitaneria di Porto affinché rediga il mancante verbale di delimitazione del demanio marittimo ai sensi dell’art.32 del Codice della Navigazione e dell’art.58 del relativo Regolamento. Solo il tracciato di questa linea di confine a terra – che separa il bene pubblico (demanio marittimo) e i beni di altri (in questo caso, la Tenuta di Castelporziano) – potrà fare chiarezza. Infatti, se i chioschi di Castelporziano non fossero insistenti sul demanio marittimo, dovrebbero essere dissequestrati. Diversamente, sarebbe da capire a quale forma di legittimità rispondono le due aree balneari fruibili laterali ai chioschi di Castelporziano (Capocotta a Sud e lo stabilimento “CDQ” a Nord), visto che la dividente demaniale è la stessa, ad oggi identificata con la linea delle dune costiere.

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