Firmata una nuova ordinanza straordinaria per il tritovagliatore AMA di via dei Romagnoli. Otto anni dopo la prima attivazione emergenziale, Ostia Antica torna ancora una volta al centro della gestione rifiuti della Capitale.
Un impianto nato come soluzione temporanea viene riattivato, ampliato, riconfigurato e utilizzato ad ogni crisi del sistema. È ancora corretto definirlo “emergenziale”? Perché dopo 8 anni è chiaro che siamo davanti a una componente ormai strutturale del ciclo rifiuti romano.
Oggi infatti sono state firmate tre ordinanze dal Sindaco di Roma e Commissario straordinario ai rifiuti, Roberto Gualtieri, con cui il Campidoglio autorizza gli impianti AMA di Rocca Cencia, Ponte Malnome e viale dei Romagnoli ad aumentare stoccaggi e lavorazioni per 60 giorni, a fronte della ridotta capacità di ricezione di alcuni impianti regionali, nazionali ed esteri.
Nel caso del sito AMA di via dei Romagnoli, ad Ostia Antica, l’ordinanza autorizza “l’utilizzo alternativo di tre diverse configurazioni operative delle linee di tritovagliatura e pressofilmatura del rifiuto urbano indifferenziato”.
Tradotto dal linguaggio amministrativo, Roma sta nuovamente spingendo il tritovagliatore di Ostia oltre il suo assetto ordinario per compensare una crisi del ciclo rifiuti cittadino.
La storia del tritovagliatore di via dei Romagnoli non nasce oggi.
Era gennaio 2018. Roma è sommersa dai rifiuti. I cassonetti traboccano. Le immagini della città invasa dall’immondizia aprono quotidianamente telegiornali e giornali locali. In quel contesto viene attivato il tritovagliatore mobile di viale dei Romagnoli, ad Ostia Antica.
L’impianto opera inizialmente per circa due settimane. Le proteste esplodono immediatamente. Il timore è che il quadrante stia diventando la nuova piattaforma di compensazione ambientale della Capitale.
Arriva anche lo scontro politico dul rischio “bomba ecologica” contro l’amministrazione municipale, guidata da Giuliana Di Pillo (M5S).
Le dichiarazioni di quei giorni, rilette oggi, colpiscono per la loro attualità.
L’allora Assessore municipale ad Ambiente, Territorio e Sicurezza, Alessandro Ieva, dichiarava: “Sul tritovagliatore, AMA si è attivata in autonomia fin dall’inizio. Le parole della Sindaca, dell’Assessora Montanari e del capogruppo capitolino Paolo Ferrara (dato per futuro candidato alla Presidenza del Municipio X, n.d.r.) sono state sempre sincere, ma l’iter avviato dall’ex DG AMA, ora sostituito, si è completato e non poteva essere interrotto andando incontro ad un danno erariale”.
Dunque nel 2018 nasce il meccanismo amministrativo che accompagnerà tutta la vicenda sino ad oggi: una macchina emergenziale che, una volta avviata, procede indipendentemente dal conflitto territoriale e politico.
Nello stesso passaggio Ieva aggiungeva: “Nel X Municipio stiamo lavorando con determinazione per risollevare il territorio dopo anni di immobilismo”.
Anche allora, dunque, il tritovagliatore veniva descritto come misura necessaria, temporanea e inevitabile per affrontare le criticità strutturali del sistema AMA.
Le opposizioni politiche e civiche però contestavano non solo l’impianto in sé, quanto la progressiva trasformazione della funzione urbana del quadrante Ostia Antica-Dragona, perché nell’area esistevano già un impianto di recupero e riciclo di scarti edili, un sito per potature e sfalci, un deposito mezzi AMA presso gli ex stabilimenti Prosider e aree con accumuli permanenti di materiali e si chiedevano chiarimenti sulle esalazioni generate dal tritovagliatore, sulla possibile contaminazione delle coltivazioni agricole vicine, sull’impatto sul sito archeologico di Ostia Antica.
Le risposte furono fumose. I temi invece, a distanza di otto anni, sono tornati sostanzialmente identici perché l’emergenza non si è mai davvero conclusa.
Nel dicembre 2018 il tritovagliatore viene nuovamente riattivato per trattare i rifiuti della zona ovest della Capitale.
Poi arriva il 2019 e si inizia a parlare apertamente di “raddoppio” del tritovagliatore e del crescente impatto sociale sul quadrante Ostia Antica-Dragona. Quindi, ciò che allora veniva presentato come risposta straordinaria ad una fase emergenziale diventa di fatto una componente stabile dell’equilibrio impiantistico romano.
Negli anni successivi il sito torna più volte al centro del dibattito territoriale. Tra il 2021 e il 2023 associazioni, comitati e realtà civiche locali continuano a segnalare criticità legate a stoccaggi, accumuli e pressione impiantistica nell’area di via dei Romagnoli. Si parlava apertamente di “omertosa gestione” del tritovagliatore di Ostia Antica.
Nel 2022 LabUr – Laboratorio di Urbanistica denunciava pubblicamente stoccaggi superiori alle 400 tonnellate giornaliere di rifiuti presso il sito di via dei Romagnoli (LINK). Nel 2023 ulteriori analisi e segnalazioni denunciavani accumuli e criticità operative nell’area.
E si arriva così al 2026.
Otto anni dopo la prima attivazione emergenziale, il tritovagliatore di Ostia Antica viene nuovamente utilizzato come valvola di sicurezza del sistema romano. Con una differenza sostanziale.
Oggi il Campidoglio collega apertamente queste ordinanze alla necessità di nuovi impianti e al termovalorizzatore di Santa Palomba, mai realmente avversato dal M5S, come abbiamo recentemente raccontato (LINK).
Le parole di Roberto Gualtieri sono chiarissime: “Una grande Capitale europea non può dipendere da soluzioni di riserva…Serve autosufficienza impiantistica”.
L’emergenza diventa così anche argomento politico da campagna elettorale a sostegno della nuova strategia impiantistica romana, che poi è sempre la stessa. Prima il collasso, poi la deroga e infine la necessità dell’impianto definitivo.
Nel frattempo, però, Ostia Antica continua ad assorbire stoccaggi, lavorazioni straordinarie, riconfigurazioni operative, traffico pesante, pressione ambientale, gestione emergenziale.
Ed è qui il vero nodo politico e urbanistico della vicenda. Dal 2018 al 2026 il tritovagliatore di via dei Romagnoli viene presentato ogni volta come risposta temporanea ad una crisi straordinaria. Ma una temporaneità che ritorna ciclicamente per quasi un decennio si è trasformata, nei fatti, in una pianificazione permanente non dichiarata.