IL MARE NON È UN EVENTO. È UNA SCELTA DI GOVERNO

Foto di Mino Ippoliti

Foto di Mino Ippoliti

All’Auditorium Parco della Musica, a 30 km dal lungomare di Roma, va in onda il festival Un Solo Mare, “che intreccia scienza, responsabilità civile e creatività per esplorare il mare come bene comune globale, imprescindibile per il futuro del pianeta”. Mentre si celebra il mare, la costa della Capitale perde metri.

 

All’Auditorium Parco della Musica si parla di mare come responsabilità collettiva. Scienza, clima, Mediterraneo, biodiversità. Intervengono ricercatori, istituzioni, centri di ricerca. Tutto corretto. Tutto necessario. Il punto non è il festival. Il punto è ciò che accade a trenta chilometri di distanza sul mare della Capitale che ospita l’evento.

Tra Levante e Ponente, a Ostia, la linea di riva arretra. In alcuni tratti si registrano perdite dell’ordine di decine di metri in pochi anni. Strutture legittimamente autorizzate diventano vulnerabili non per abuso, ma perché il sistema morfologico è cambiato. Le mareggiate non sono l’emergenza: rendono visibile un problema strutturale. L’INGV aggiorna gli scenari di innalzamento del livello marino, sottolineando l’effetto combinato con la subsidenza costiera. ISPRA pubblica da anni dati sull’erosione e sul dissesto. Roma Tre – Ingegneria del Mare, la cosiddetta “Università del Mare” di Ostia – lavora su vulnerabilità, bilancio sedimentario, dinamiche costiere. La conoscenza esiste. Non manca la diagnosi. Manca la decisione.

Difendere tutto? Arretrare in alcuni tratti? Rivedere le concessioni in aree a rischio?

Compensare le opere rigide – progettate dagli stessi che fanno le diagnosi – che hanno alterato il trasporto dei sedimenti? Stabilire dove non ha più senso intervenire?

Finché queste scelte non vengono esplicitate, l’ “erosione” continuerà ad essere trattata come emergenza meteo. E l’emergenza, per definizione, giustifica interventi tampone: ripascimenti urgenti, rifioriture, fondi straordinari. Ma un fenomeno strutturale non si governa con misure emergenziali.

In Francia esiste una strategia di arretramento pianificato. Nel Regno Unito per ogni tratto di costa si dichiara se “mantenere la linea” o procedere a realignment. Nei Paesi Bassi il governo dell’acqua è una politica nazionale permanente.

In Italia la costa è frammentata tra competenze comunali, regionali e statali. Senza una cabina unica con potere decisionale e orizzonte pluridecennale, continueremo a inseguire il mare.

Il tema quindi non è criticare la cultura del mare. Il tema è trasformare il sapere scientifico in architettura decisionale. Se sappiamo che il livello marino cresce, che la subsidenza amplifica il rischio e che alcuni tratti arretrano rapidamente, allora serve una governance nazionale della costa, con mandato chiaro:

– monitoraggio continuo e pubblico della linea di costa;

– bilancio sedimentario aggiornato;

– scelta esplicita tra difesa e arretramento per tratti omogenei;

– revisione delle concessioni in aree ad alta vulnerabilità;

– fondo pluriennale strutturale, non emergenziale.

Il mare non aspetta le legislature e non è distopico. È coerente con le leggi fisiche. La vera distopia è continuare a parlarne in termini alti a 30km dalla costa mentre sul territorio lo trattiamo come un incidente stagionale.

Il mare non è un evento. È una scelta di governo. Di questo, quando ne parliamo?

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OSTIA, CONCESSIONI BALNEARI: IL CAOS CONTINUA DAL SALUS ALL’ELMI

Nero Oro Gala Invito_20260211_182224_0000Concessioni balneari, il caos continua: dal caso Salus alla revoca di Caffè Tre, la trasparenza promessa resta sulla carta.

Sul litorale romano, di Ostia, si sta accumulando un nuovo strato di opacità amministrativa. Da un lato strutture mai passate per una gara pubblica che finiscono sul mercato come se fossero imprese private; dall’altro procedure che inciampano sui requisiti minimi e vengono rattoppate mesi dopo, quando il problema è già diventato contenzioso.

Il primo caso riguarda lo stabilimento Salus. Pur non essendo mai stato messo a gara, oggi è in vendita come azienda su piattaforme di aste giudiziarie, destinato a un soggetto ancora da definire. La concessione demaniale marittima, però, non ha mai attraversato alcun vaglio pubblico. Nessuna verifica edilizia, nessun controllo urbanistico, nessun passaggio davanti a Comune di Roma o ANAC. Un bene dello Stato che arriva sul mercato come se fosse un bene privato, senza che la legalità amministrativa abbia potuto fare il suo lavoro.

Il secondo fronte è il caso della società Caffè Tre. Segnalata da LabUr già mesi fa, è stata oggetto di una determina del Comune di Roma datata 5 febbraio, non ancora pubblicata all’Albo Pretorio, con cui viene annullata la precedente aggiudicazione per lo stabilimento Elmi (lotto A4). La ragione è la mancata presentazione da parte della ditta del DURC attestante la sua regolarità contributiva: una mancanza nota già da dicembre, ma ignorata per negligenza dalla commissione giudicatrice presieduta dall’allora Direttore del Dipartimento Patrimonio, Tommaso Antonucci, poi rimosso dal suo incarico su questioni demaniali. Solo due mesi dopo il ricorso della società Elmi, con la procedura incagliata e il TAR già investito della questione, l’Amministrazione tenta di rientrare nei binari cercando di far cadere la “materia del contendere” e presentando in sede giudiziaria una determinazione dirigenziale (firmata da Antonucci) non ancora resa pubblica. Ora si attende il pronunciamento del tribunale amministrativo per capire se la revoca potrà davvero sanare una procedura nata fragile e proseguita peggio.

In questo contesto risuonano le parole pronunciate il 5 marzo 2025 dall’Assessore al Patrimonio Tobia Zevi agli Stati Generali del Turismo Balneare, in rappresentanza del Sindaco Roberto Gualtieri. Sosteneva che i bandi non siano un vezzo burocratico ma lo strumento per ristabilire trasparenza e legalità, e che opporsi alle gare significhi fermare un percorso necessario. Una dichiarazione che oggi stride con l’evidenza dei fatti: concessioni mai messe in gara che finiscono all’asta, commissioni che ammettono concorrenti privi dei requisiti, determinazioni tardive, ricorsi e controricorsi che paralizzano l’intero processo.

A più di un anno dall’avviso pubblico di affidamento di 31 concessioni, il Comune di Roma non ha ancora raggiunto gli obiettivi amministrativi fissati. In superficie continuano le passerelle e le dichiarazioni di principio; sotto, il sistema delle concessioni resta intrappolato in errori, vuoti di controllo e contraddizioni che nessun comunicato riesce a coprire.

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OSTIA, LE ‘DOLIA’ DEL ‘PARTO’ DEL MARE

Nero Oro Gala Invito_20260211_112838_0000 Il Parco del Mare usa ‘dolie romane’ come simbolo identitario. Ma Ostia Lido nasce tra il 1916 e il 1933: nessun legame con Ostia Antica. Ecco cosa dicono storia, urbanistica e progetto originale del lungomare.
Al di là delle gravi lacune che abbiamo rilevato (LINK), lunedì scorso, alla presentazione dei rendering, abbiamo perso il conto di quante volte i progettisti dell’Abacus abbiano nominato le ‘dolia’ come elemento caratterizzante il nuovo Parco del Mare.

Chiunque sa che il Lido di Ostia non è nato con le palme tropicali e le sedute a spirale. È nato con una fascia verde lineare, disegnata tra il 1916 e il 1933, e quella fascia è l’unica cosa che oggi racconta la sua origine.
Il PRG del 1916 di Paolo Orlando immaginava una città-balneare sobria, ventilata, con una grande fascia marittima pubblica non edificata. Una strada litoranea lineare. Villini in seconda linea. Verde costiero. Niente monumentalità, niente “dune di design”, niente palme importate.
Il fascismo, che colonizzerà ogni aspetto urbanistico di Ostia, prende quel disegno e lo formalizza. Nasce il c.d. lungomare monumentale: marciapiedi larghi, panchine razionaliste, pini e tamerici a protezione dal vento, la sequenza urbana “strada–giardino–stabilimenti–mare” che ancora oggi si può ancora riconoscere sebbene sia manutenuto malissimo. Proprio tra Canale dei Pescatori e la Cristoforo Colombo, prende forma la fascia verde che oggi chiamiamo “giardini storici”: il cuore geometrico, urbano, paesaggistico del Lido moderno. È l’unica parte rimasta quasi intatta.
E cosa fa oggi il PFTE? La cancella.
E ci sostituisce: dune artificiali,palme da catalogo,sedute circolari pseudo ‘dolia’ per una sinuosità da waterfront globale, un’estetica indistinguibile da Rimini, Jesolo o Santa Monica in California.
Abacus non sta progettando Ostia. Sta applicando un format.
Non è un problema di gusto, ma identitario. Si elimina l’unico tratto appunto identitario che la città aveva conservato, l’unico pezzo del progetto 1916–1933 ancora riconoscibile, l’unico frammento autentico di un lungomare pensato come infrastruttura verde, non come fondale scenico. Ostia Lido non si rigenera cancellando ciò che è, ma recuperando la sua origine che non è quella di Ostia Antica che dista oltre 4km.
Forse, per 2 MLN di euro di rendering e 23MLN di progetto di un parco urbano dall’estetica indistinguibile da Rimini, Jesolo o Santa Monica, meritavamo un’idea progettuale di un lungomare contemporaneo che sia Ostia Lido e non un “ovunque del mondo”. Quello che riconosci quando spegni le luci della passerella.

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A titolo meramente informativo:
Con tutto il rispetto per Rimini (RN), ma Roma (RM) è un’altra partita.
Il 22 luglio 2024 l’assessore Maurizio Veloccia (quello del mantra “il Parco del mare si farà” con o senza il vostro consenso) è a Rimini per studiare da vicino il Parco del Mare progettato da Abacus. Passano poco più di due settimane “di studio’ e il 9 agosto 2024 Risorse per Roma pubblica la gara per il Parco del Mare di Ostia, gara che sarà poi aggiudicata proprio ad Abacus il 21/2/2025. 

Così scriveva il Comune di Rimini sulla sua pagina il 22/7/2024.

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L’Asse Politico nel Partito Democratico ed il pellegrinaggio a Rimini di Maurizio Veloccia da Andrea Gnassi.

Entrambi appartengono alla classe dirigente del PD che promuove la cosiddetta “Rigenerazione Urbana Green”.
Gnassi è considerato il “pioniere” di questo modello a livello nazionale, avendo trasformato il lungomare di Rimini in un parco lineare.
Veloccia, fin dal suo insediamento nella giunta Gualtieri, ha cercato modelli di riferimento per il litorale romano che fossero già stati “testati” politicamente. La sintonia tra i due è emersa in diversi convegni nazionali del PD dedicati alle città e all’ambiente, dove il “modello Rimini” è stato presentato come l’esempio da seguire per le amministrazioni dem.
L’obiettivo dichiarato: studiare “dal vivo” come superare le resistenze di commercianti e balneari, lo stesso problema che Veloccia aveva, ma ha risolto, ad Ostia.
Il risultato: in quell’occasione, Gnassi ha agito come “mentor” politico, spiegando come la pedonalizzazione e l’arretramento dei parcheggi avessero portato, nel lungo periodo, ad un aumento del valore immobiliare e turistico. Questo incontro è considerato l’atto di nascita “politico” del Parco del Mare di Ostia, che ha poi portato alla gara lampo vinta da Abacus (progettista di Gnassi)
C’è un legame indiretto ma potente attraverso le società di consulenza e ingegneria.
Abacus srl, che ha lavorato a stretto contatto con l’amministrazione Gnassi a Rimini, è diventata l’anello di congiunzione tecnico.
Negli ambienti dell’urbanistica romana si parla spesso del ruolo di facilitatore che figure vicine a Gnassi avrebbero avuto nel consigliare a Veloccia il raggruppamento tecnico capace di gestire un progetto così complesso in tempi brevi (quelli richiesti dai fondi giubilari o dal PNRR).
Veloccia cita spesso Gnassi nei suoi discorsi pubblici per giustificare l’approccio decisionista (il famoso “si farà con o senza consenso”). L’argomento è: “A Rimini Gnassi è stato contestato all’inizio, ma oggi i cittadini lo ringraziano”. Questa è la linea difensiva che Veloccia usa sistematicamente contro i comitati di Ostia, ricalcando parola per parola la comunicazione politica usata da Gnassi anni fa. Una vera e propria trasmissione di un “pacchetto” politico-tecnico (visione di Gnassi + tecnica di Abacus) che Veloccia ha deciso di importare integralmente a Roma.
Fondi PNRR: Il denominatore comune
Il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) è il motore economico che ha permesso a entrambi di finanziare il “format” Parco del Mare:
A Rimini: Il Comune ha ottenuto circa 20 milioni di euro dai fondi PNRR (specificamente destinati alla rigenerazione urbana) per completare i tratti sud (6, 7 e 9) del Parco del Mare.
Ad Ostia: Il progetto presentato da Veloccia a febbraio 2026 prevede un investimento complessivo stimato tra i 24 e i 50 milioni di euro. Una parte sostanziale di questi fondi è legata a Strategie Territoriali finanziate dall’Unione Europea e inserite nel quadro dei progetti PNRR e fondi straordinari di Roma Capitale.

Il lobbying di cui si parla spesso nei territori si nutre proprio di queste scadenze:
Abacus srl ha potuto vantare un “vantaggio competitivo” unico: avendo già gestito la rendicontazione e le specifiche tecniche richieste dall’Europa per il progetto di Rimini, ha garantito a Veloccia la certezza della spesa.
Per un’amministrazione come quella di Roma, il rischio maggiore non è il dissenso dei cittadini, ma la perdita dei fondi per incapacità progettuale. Importare un progetto “chiavi in mano” da chi ha già convinto i tecnici del PNRR a Rimini ha ridotto a zero i rischi burocratici per Veloccia.
In sintesi, il legame tra i due politici è cementato dalla necessità di spendere miliardi di euro in tempi brevissimi usando format tecnici pre-approvati, rendendo lo studio Abacus il terminale operativo di questa operazione di “fast-urbanism”.

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OSTIA, SPIAGGE: FINTI ORDINI DI SGOMBERO SU UNA GARA VIZIATA E NON AGGIUDICATA

Nero Oro Gala Invito_20260210_184951_0000Dossier LabUr – Concessioni balneari 2025 #6.
La gara #4788/2025: una procedura senza aggiudicazione definitiva e con gravi irregolarità.

Ad oggi non esiste alcuna aggiudicazione definitiva della gara pubblica n. 4788 del 14/02/2025 per le 31 concessioni demaniali marittime di Ostia.

Nonostante questo, Roma Capitale – attraverso comunicazioni firmate da Carlo Mazzei, subentrato formalmente nella gestione operativa di Tommaso Antonucci (che siede al suo fianco) – ha inviato alle ditte uscenti lettere che assomigliano a ordini di sgombero, dei veri e propri inviti, intimando di liberare gli stabilimenti entro il 31 marzo 2026 previo accordo con i nuovi affidatari così da consentirne il “subentro”. Non solo. Il Comune di Roma precisa nell’invito che lo sgombero dovrà avvenire mantenendo solo le opere e i beni da esso ritenuti di interesse. Se non adempirà procederà ai sensi dell’art. 49 del Codice della Navigazione ad ulteriori azioni a tutela del bene pubblico.

Questa comunicazione è illegittima per un motivo elementare: il subentro può avvenire solo dopo l’aggiudicazione definitiva, che non c’è. Esiste solo una proposta di aggiudicazione, peraltro rettificata in seguito alle irregolarità emerse in sede di commissione comunale.

Il Comune parla di “rilascio e ripristino dell’area demaniale”, ma dal punto di vista tecnico-giuridico non si tratta di un ordine formale: è un invito improprio, privo di titolo, che condiziona gli operatori e altera la posizione giuridica di tutti i concorrenti, comprimendone i diritti. Un atto amministrativo senza fondamento, che espone l’ente e i funzionari a profili di responsabilità.

Le irregolarità già emerse: il caso delle esclusioni selettive

Come abbiamo raccontato l’anno scorso nei Dossier Spiagge (LINK) il Comune ha disposto solo il 5 agosto 2025 l’esclusione di diverse società per due motivi ricorrenti:

  • “Centro decisionale unico” (art. 95, comma 1, lett. d) Codice appalti)
  • Superamento del numero massimo di lotti consentiti (punto 4.1 lett. A Avviso pubblico)

Sono state escluse:

  • Meccanismo Appio srl – Lotto A6 (Marechiaro/Kelly’s)
  • Roma Levante srl – Lotti A11 e A19 (La Vecchia Pineta e Miami)
  • Orizzonte srl – Lotti A11 e A19 (La Vecchia Pineta e Miami)
  • Stabilimenti Balneari Lido di Roma – Lotto A11 (La Vecchia Pineta)
  • Mamb srls – Lotto A16 (La Bicocca)
  • S.Fra srls – Lotto A16 (La Bicocca)

Gli stessi criteri non sono però stati applicati ad altri operatori identici per struttura societaria, legami personali, amministratori in comune o sedi condivise.

Esempi:

– Il ‘gruppo Ferracci’ partecipa a 4 lotti “A” (A3-Urbinati, A4-Elmi, A5-Lido, A6-Marechiaro/Kelly’s), superando il limite di 3 previsto dal bando. È stata esclusa solo Meccanismo Appio (Lotto A6) per violazione del punto 4.1 lett. A) dell’Avviso Pubblico in quanto più società (BB Pannonia srl, Caffè tre srl, Margherita Appia srl e Meccanismo Appio srl) sono risultate riconducibili allo stesso centro decisionale (controllo diretto/indiretto del Sig. Ferracci Federico).

Il concorrente che voleva presentarsi in più lotti doveva, a pena di esclusione, farlo sempre nella stessa forma e non con più società. Pertanto all’esclusione di Meccanismo Appio (A6 Marechiaro-Kelly’s) perché lotto ‘più alto’, doveva seguire l’esclusione anche delle altre tre società.

– Il ‘gruppo Burlone’, coinvolto anche nel servizio di Report, nonostante evidenze di collegamenti societari diretti, è rimasto in gara, fatta eccezione per alcune società minori (S.Fra e Mamb sul Lotto A16 La Bicocca). La Kokai, unica partecipante sul Lotto A25 (Circolo Nautico) si è ritirata spontaneamente solo negli ultimi giorni.

– Sul Lungomare Duca degli Abruzzi 84 (Porto di Roma) risultavano le sedi societarie di Caffé del Porto, Sailing 809, Magic Beach: un unico cluster decisionale. Nonostante ciò, Sailing 809 è stata reinserita in gara e poi addirittura dichiarata vincitrice del Lotto A11 (La Vecchia Pineta), benché inizialmente esclusa per mancanza del codice ATECO. La riammissione è avvenuta senza alcun provvedimento giudiziario e per sola discrezionalità del RUP, cioè Tommaso Antonucci.

Questa disparità di trattamento è incompatibile con la lex specialis e con i principi di imparzialità e parità di condizioni.

Royalty: il problema decisivo (Rmax)

L’Avviso pubblico del 14/2/2025 stabiliva che il punteggio economico si dovesse calcolare con la formula Ri/Rmax × 30, dove:

  • Ri = rialzo netto (oltre il 2%)
  • Rmax = il rialzo più alto tra i concorrenti rimasti in gara

Quindi ogni esclusione di un concorrente dal singolo lotto finiva per cambiare automaticamente Rmax e imponeva un ricalcolo della graduatoria. Il RUP, Tommaso Antonucci, invece ha dichiarato di procedere allo “scorrimento” senza ricalcolare i punteggi economici, vale a dire che la classifica fatta su un Rmax di un concorrente escluso non è stata modificata secondo il Rmax aggiornato tra i concorrenti in gara. Questo è tecnicamente impossibile: la formula rende obbligatorio il ricalcolo.

E infatti:

– Nel Lotto A19 (Miami): eliminati Roma Levante, Orizzonte e Balneare Lido (intestate alla famiglia Civida) – escluse per violazione dell’art. 95 del Codice degli Appalti – il Rmax scendeva da 20,00 a 18,20.

La graduatoria reale dei rimanenti è diventata:

  • Progetti Ecosportivi (vincitore però del Lotto A18 La Vela, dove non ci sono società escluse)
  • Hydra
  • ACSOM
  • ARPA
  • Isla Bonita

– Nel Lotto A16 (Bicocca): eliminati S.Fra e Mamb, e con Dory esclusa perché già vincitrice su A7 (El Miramar), restavano solo FDL e ACSOM.

Nuovo Rmax = 10,00. La graduatoria reale dunque:

  • FDL
  • ACSOM

In entrambi i casi, la graduatoria pubblicata il 5 agosto non rifletteva i valori matematici corretti. Rimangono infatti gli stessi numeri nella graduatoria non definitiva del 5 agosto 2025 che erano presenti in quella precedente. Peccato che il risultato finale può anche rimanere simile a quello dichiarato, ma la procedura è viziata. Questo bastava allora come oggi per annullare l’intera gara in quanto comprime il diritto di valutare la possibilità da parte di un concorrente del ricorso amministrativo avverso un atto (tra l’altro provvisorio) riportante una falsa istruttoria.

I casi più critici

A) Sailing 809 (Vecchia Pineta – Lotto A11)

Esclusa per codice ATECO mancante, fa un esposto (a differenza di Acsom che fa ricorso al TAR), poi viene riammessa “per discrezionalità”, quindi diventa unica concorrente il 5 agosto (per esclusione della famiglia Civida che partecipa al completo con 3 società) e infine aggiudicataria. Un bel lotto, proprio davanti al futuro e tanto decantato Parco del Mare.

Lo schema, oltre a non essere trasparente, si incrocia con un sistema di società collegate tutte tra Lungomare Duca degli Abruzzi 84 e via Borsari 29, con amministratori comuni e relazioni di parentela. Insomma, un centro decisionale ben camuffato.

B) Acsom

Risulta priva dei codici ATECO richiesti dal bando (93.29 o 56.10) anche mesi dopo la gara. Eppure è stata ammessa su 6 lotti di tre gare diverse e ha anche vinto il Lotto B28 (Ristorante Kelly’s).

C) Il cluster Burlone–Milani–Migliore–Napoleoni

Decine di partecipazioni, amministratori incrociati, sedi condivise.
Vengono esclusi solo tre soggetti minori come per dare un’apparenza di controllo, ma la struttura complessiva rimane intatta.

Conclusione

Non esiste alcuna aggiudicazione definitiva.
Le esclusioni sono state applicate in modo selettivo, la formula economica non è stata rispettata e alcune riammissioni appaiono discrezionali e non motivate. L’intera procedura è viziata nei presupposti, nello svolgimento, nelle istruttorie e nelle graduatorie finali.
La regia finale della gara – lasciata da Antonucci al suo sostituto Mazzei – appare priva di garanzie di imparzialità. Le condizioni per l’annullamento totale della gara ci sono tutte, sulla base di dati oggettivi e verificabili. Le ipotesi di reato sono: falsità ideologica in atto pubblico (479 c.p.): una graduatoria rappresentata come corretta pur non rispettando la formula; turbativa d’asta (art. 353 c.p.): neutralizzazione del meccanismo competitivo, alterazione dell’esito naturale della procedura, scorrimento senza ricalcolo, requisiti applicati in modo selettivo, criteri non previsti dal bando; omissione di atti d’ufficio (art. 328 c.p.): mancata applicazione della lex specialis; irregolarità amministrative: violazione del principio di automazione, disparità di trattamento, istruttorie incoerenti.

Quindi, non esiste alcuna aggiudicazione definitiva e neppure sono state rispettate le regole. Tutto in mano al potere discrezionale di Tommaso Antonucci che ha lasciato la regia delle operazioni finali al frontman Carlo Mazzei, uomo dell’Assessore Tobia Zevi, che invia inviti a sgomberare con le modalità che abbiamo visto all’inizio.
L’unica cosa certa, per ammissione dunque dello stesso Mazzei nell’invito allo sgombero, è che sono stati messi a gara gli abusi (esattamente quello che è accaduto nel 2020, Direttore del Municipio Giacomo Guastella, gara poi sospesa in autotutela 2 anni dopo). Intanto, attendiamo che Risorse per Roma completi il lavoro di definizione delle consistenze. In fondo, è solo un dettaglio… oh no?

Ad maiora.

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PARCO DEL MARE: 2 MLN PER RENDERING SENZA ANALISI

Nero Oro Gala Invito_20260207_222747_0000Oggi Roma Capitale ha presentato il progetto “Parco del Mare” dentro una cornice definita “processo partecipativo”.

A beneficio di chi non c’era, ma soprattutto di chi c’era, mettiamo in fila i fatti.

1. Non era un processo partecipativo.

La partecipazione avviene prima delle decisioni. Qui le decisioni erano già prese: il progetto è infatti già in Conferenza dei Servizi, con una procedura non conclusa e addirittura riavviata lo scorso 28 gennaio.

Oggi si è semplicemente svolta una presentazione pubblica, non un percorso decisionale aperto.

2. La documentazione ufficiale è incompleta.

Il fascicolo tecnico pubblicato dal Comune non contiene: la geologia completa dell’area; la geotecnica necessaria per valutare stabilità, liquefazione, portanza; un’analisi idraulica dell’intero lungomare; una perimetrazione del vincolo idrogeologico; un modello di mobilità in grado di descrivere l’Ostia vera, non solo un’ora invernale feriale.

La parte sul vincolo idrogeologico è sbagliata in radice: non si riferisce all’area di progetto e non è accompagnata da relazione regionale, come prevede la legge.

3. La mobilità non descrive Ostia.

La relazione comunale registra solo l’ora di punta invernale feriale.

Nessun dato su: estate, fine settimana, domanda turistica, tempi di attraversamento, livelli di servizio prima/dopo, viabilità alternativa, TPL in condizioni reali.

È un modello che ignora la cosa più importante: Ostia cambia volto ogni tre mesi.

E senza mobilità non esiste urbanistica.

4. I gruppi più organizzati hanno criticato il progetto, ma solo a metà. Ad esempio, si leggono analisi vegetazionale anche corrette (il tema del vento e della salinità è reale), ma il loro lavoro è parziale: non tocca la geologia, la geotecnica, l’idraulica e non mette in discussione le premesse procedurali. Se sono critiche che possano migliorare il disegno del progetto, non interrogano però la sua fattibilità profonda.

La naturalizzazione non è mettere una pianta sulla sabbia. È lavorare sulla dinamica della falda, sul comportamento del terreno, sulle canalizzazioni di bonifica, sulla morfologia complessiva del fronte mare.

Se le osservazioni colgono la sensibilità del luogo, mancano però della parte tecnica che rende una duna fotografica in duna come sistema.

Il progetto del Parco del Mare nasce con un impianto geologico incompleto, geotecnica insufficiente, idraulica di tratti isolati, mobilità non realistica, vincolo idrogeologico non dimostrato. E se mancano questi dati qualsiasi discussione su alberature, panchine, ciclopedonali, arredi, eventi o rendering è esercizio retorico autoreferenziale.

Poi, se ci volessero anche dire come ci sono arrivati (l’analisi) a quei rendering sarebbe fantastico. In fondo ci sono costati 2MLN di euro.

(Paula de Jesus)

 

Si chiama Parco del Mare fondamentalmente perchè, senza alcuna sostanziale variante Urbanistica (motivo per cui non ci sarà alcun processo partecipativo) si riduce a sistemare le aree a destinazione verde pubblico. Un costo impressionante che peggiorerà la mobilità e che non comprende la manutenzione: sarà competenza del Municipio X (che ha la delega al verde) o del Comune? In tutta la mattinata si è fatto un uso spropositato del termine ‘pineta’ (che non c’è piú) e di ‘dolia’ (i grandi contenitori in terracotta dell’antichità) che possono essere tipiche ad Ostia Antica ma non sul Litorale. A proporre una stucchevole descrizione della teoria della sedicente progettazione, l’Abacus che ha confuso Roma con Rimini e che in neanche 5 mesi, dall’aggiudicazione, di Ostia non ha capito ancora nulla. 

Se Ostia è Roma, una Capitale non merita un progetto raffazzonato solo per ottenere fondi europei futuri che la politica usa per propaganda. Secondo l’Abacus, passeremo dalla pineta secca e giardini secchi sul lungomare e dagli stabilimenti abbandonati alle mareggiate, ad un bosco di centinaia di migliaia di piante con ‘intrusioni sportive’ e passaggi pedonali verso il litorale. Tutto bello? No, tutto finto. 

Per la mobilità, si è mantenuto il numero degli stalli regolari non considerando quelli abusivi che tutto l’anno sopperiscono all’assenza di dotazione standard di ben 23 campi da calcio (dati del Comune). Il rilievo della mobilità è insufficiente tant’è che non è affiancato dal Tpl. Imbarazzante dire che l’infrastruttura ambientale e sociale migliora quella della mobilità se non si progetta nuova viabilità ma semplicemente l

a si arretra” (Andrea Schiavone)

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SCUOLA INFERNETTO, GUALTIERI DICE UN FALSO: I DOCUMENTI DEL COMUNE LO SMENTISCONO

Bianco Nero Rosa Minimal Grunge Musica Copertina Album_20260207_164824_0000Nelle dichiarazioni rilasciate in questi giorni su Canale10 tv, il Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, rispondendo alla domanda di un cittadino sul costruendo Centro di Raccolta Rifiuti all’Infernetto, ha affermato che in quell’area “la scuola non c’era e non ci sarà, perché non ci sono abbastanza bambini”.

Peccato che gli atti del Comune dicano l’esatto contrario.

Nei documenti ufficiali la scuola c’è. Eccome se c’è. La destinazione scolastica nell’area di via Wolf Ferrari non è mai stata cancellata da un atto urbanistico regolare. Il PRG la prevede, gli uffici la confermano e nessun documento pubblico sostiene che “non serva più” o che “non ci siano bambini”.

La frase del Sindaco non compare né nel parere urbanistico del 13/11/2019, né nella Determina di approvazione del 27/12/2019, né nella relazione del Dipartimento, né nella Delibera di Giunta 469/2023. Non esiste in alcun atto pubblico.

Se davvero la scuola non serviva, perché allora gli uffici l’hanno spostata?

Il 31/12/2019 il Dipartimento Urbanistica ha prodotto infatti un secondo parere (peraltro fuori dalla Conferenza dei Servizi), in cui scrive chiaramente che la scuola va ricollocata nel Comparto 7. Non cancellata, bensì spostata.

Se una cosa non serve, non la sposti. La elimini. E invece all’Infernetto la scuola è stata trattata come una funzione necessaria, tanto da essere ricollocata addirittura su una strada (addirittura) e un’area cani.

Quindi la verità è una sola: non si voleva più fare lì.

Il Sindaco quindi, che aveva ricevuto un assist volontario grazie alla domanda del cittadino, si tira la zappa sui piedi scambiando la causa con l’effetto. La sua nuova versione è: Non c’è la scuola ➡️ allora usiamo l’area per AMA.

La versione degli atti è l’opposto: Si è scelta AMA ➡️ allora la scuola va spostata (male, e fuori tempo massimo).

Un servizio pubblico previsto nel PRG viene spostato poco più in là senza un percorso urbanistico pieno e trasparente.

Caro Sindaco, gli uffici non hanno mai detto che “non ci sono bambini”. Anzi. Nessun dirigente ha mai dichiarato che la scuola fosse inutile. Tutti gli atti tecnici trattano la scuola come una funzione da mantenere. E se la scuola “non si farà”, non è per ragioni demografiche bensì perché quell’area è stata occupata dal centro raccolta rifiuti.

Se davvero “non ci sono bambini”, allora dove sono le analisi demografiche? dove sono i report del Municipio X? dove sono gli atti che cancellano la destinazione scolastica? dove è la variante urbanistica? In qualche cassetto segreto in Campidoglio?

Quello che è certo è che ci sono:

– due pareri urbanistici in conflitto tra loro,
– uno prodotto fuori procedura,
– una delibera comunale che recepisce un atto tardivo,
– e una scuola che esisteva nei piani ma è stata “spinta” altrove.

La verità è più semplice di tutte le opinioni strampalate e spacciate per analisi: non era la scuola a non servire. Era quell’area che non si voleva più usare per la scuola. E invece di dirlo apertamente, invece di spiegare le scelte urbanistiche, i criteri, gli atti, il perché di molte illegittimità e irregolarità, ora si racconti che “mancano i bambini”.

La frase del Sindaco, rimane un falso perché non regge alla prova degli atti. Non la regge urbanisticamente, non la regge demograficamente, non la regge amministrativamente.

 

#MunicipioX #Infernetto #CRR

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OSTIA, CICLABILE LUNGOMARE LEVATE: IL RIBALTAMENTO ANNUNCIATO

Nero Oro Gala Invito_20260203_120511_0000Questa mattina sul lungomare di Ostia un’auto si è ribaltata dopo aver impattato contro il cordolo posto in corrispondenza dell’attraversamento pedonale.
Un’immagine che colpisce, certo, ma che soprattutto conferma ciò che da anni documentiamo: quando si modifica una strada senza adeguarla alla sua funzione, il rischio non diminuisce. Anzi, si concentra e prima o poi esplode nella sua gravità.

Il ribaltamento di oggi era già scritto

Lo schianto sul cordolo non è un evento “anormale”. È l’effetto prevedibile di tre elementi:

– un cordolo rigido, non smussato, collocato su una strada a scorrimento veloce;
– una carreggiata ristretta senza procedura formale di declassificazione prevista dal Codice della Strada;
– una serie di modifiche introdotte negli anni senza una visione ingegneristica complessiva.

Non è un caso: è la manifestazione di un errore di progettazione, che si ripete lungo tutto il lungomare di Ostia.

Zannola farà un’altro post post-tragedia?

Poche ore fa, Giovanni Zannola ha diffuso un post molto emotivo, richiamando zone 30, attraversamenti rialzati, sicurezza stradale, consulta cittadina, “utenti fragili” a seguito di un gravissimo incidente occorso a Roma. Tutto corretto in astratto, ma fuori contesto, perché qui non si tratta di quali interventi scegliere, ma di dove applicarli.

Jeff Speck – che Zannola cita implicitamente ma interpreta male – spiega che la sicurezza nasce dalla coerenza tra funzione e forma della strada. Se applichi misure da “strada di quartiere” a una strada classificata come alta percorribilità (come nel caso del Lungomare ad Ostia, senza ridisegnarla, trasferisci semplicemente il rischio.
E oggi lo vediamo in tutta la sua plasticità: il rischio si è materializzato proprio su quel cordolo.

L’inaugurazione che cancella anni di problemi

A ottobre 2025, la stampa presentava il nuovo tratto ciclabile di Ostia Levante come:

– “sicuro e panoramico”;
– “finanziato dal PNRR”;
– “realizzato da Azienda Strade Lazio (Astral) dopo la rinuncia del Comune”;
– “parte di un percorso continuo fino a Castel Porziano”.

azzerando narrativamente tutto ciò che era accaduto prima nel tratto di levante:

– le banchine disabili dichiarate irregolari da ANSFISA;
– la carreggiata resa illegittima dall’inserimento della pista;
– i cordoli già segnalati come pericolosi;
– le fermate ATAC fuori norma;
– gli allagamenti;
– l’assenza delle autorizzazioni necessarie;
– le comunicazioni incomplete al Ministero.

L’infrastruttura quindi non nasceva “nuova” nel 2025: nasceva vecchia, irregolare e non corretta. Il ribaltamento di oggi alla rimozione del cantiere fa semplicemente cadere il sipario.

Il tratto di Ponente: la prova che il problema è sistemico

Prima ancora di Ostia Levante, il tratto a Ponente mostrava già tutte queste criticità.

Negli articoli LabUr pubblicati tra il 2021 e il 2023 (rintracciabili digitando “pista ciclabile” nel motore del nostro sito) avevamo documentato che:

– la pista era priva delle autorizzazioni necessarie;
– la sezione stradale non era coerente con la classificazione viaria;
– i dispositivi (cordoli, isole, fermate) erano non conformi;
– le banchine disabili violavano le prescrizioni tecniche;
– le condizioni di drenaggio erano insufficienti.

Il fatto che oggi gli errori si ripetano nello stesso identico schema indica una continuità amministrativa del problema, non una successione di errori isolati.

L’auto ribaltata non è un episodio imprevedibile, ma la conferma materiale di tutto ciò che avevamo ricostruito in questi anni. A tutela di un territorio che continua a pagare le conseguenze di scelte profondamente sbagliate, nei prossimi giorni invieremo un esposto alle autorità competenti. Perché il Codice della Strada deve essere rispettato non solo dagli automobilisti,, ma anche da chi realizza le strade, le mantiene e le controlla.

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PINETA CASTEL-FUSANO: FACT-CHECK DELL’ASSESSORE AVVOCATO E CO-PORTAVOCE DEI VERDI DI ROMA

Nero Oro Gala Invito_20260202_145841_0000E’ uscito oggi un articolo su Roma Report dal titolo “Quale futuro per la Pineta di Castelfusano, oltre il mito del ‘com’era e dov’era’” scritto dall’Avv. amministrativista, nonché co-portavoce dei Verdi a Roma e Assessore al Patrimonio e LL.PP. del Municipio X, Guglielmo Calcerano. Facciamo un fact-checking di quello che è di fatto un pezzo politico travestito da analisi tecnica senza prove.

 

1. Sulla diagnosi della crisi della pineta

Cosa dice Calcerano su Roma Report
La pineta è vittima di una “crisi plurima”: incendi, parassiti (cocciniglia tartaruga), cambiamento climatico. La narrazione è quella di un ecosistema in sofferenza per cause esterne che obbligano a una modifica del modello vegetazionale (meno pini domestici, più macchia mediterranea e pino d’Aleppo).

I FATTI
La crisi non è “naturale”(LINK), ma aggravata o resa inevitabile da scelte e omissioni amministrative occorse negli ultimi vent’anni da parte dell’Amministrazione comunale e municipale per:

  1. Mancanza strutturale di manutenzione preventiva (es. “dendrofobia del direttore agronomo” – 2023 – LINK).
  2. Abbattimenti impropri o non giustificati e mancate ripiantumazioni (denunciate nel 2022–2023, 37 pini scomparsi, Infernetto ecc. LINK).
  3. Assenza di censimento del verde aggiornato che rende impossibile pianificare, monitorare, rendicontare.

La pineta non è stata protetta; è stata lasciata collassare. Calcerano non affronta mai le responsabilità dirette.

2. Sulla strategia di ricostruzione

Cosa propone Calcerano
Una “rigenerazione controllata” che prevede:

  • reintroduzione della macchia mediterranea come matrice prevalente;
  • sostituzione (parziale) dei pini domestici con il pino d’Aleppo, più resistente alla cocciniglia;
  • logica “ecologico-paesaggistica”, cioè un equilibrio tra ecosistema e paesaggio.

I FATTI

  1. Non esiste trasparenza sulle basi scientifiche e tecniche del progetto.
    Nel dossier 2026 (“la verità sulla ricostruzione” LINK1 e LINK2), abbiamo riportato le incongruenze, i numeri mancanti, le assenze di studi idonei (idrogeologici, fitosanitari, pedologici) e soprattutto la mancanza di un quadro di gestione che preceda qualsiasi piantumazione.
  2. La sostituzione massiva dei pini appare dunque come una scorciatoia narrativa.
    Dal 2022 denunciamo che i pini domestici erano già in sofferenza per carenza di manutenzione, amputazioni e potature improprie, e che la cocciniglia ha agito su un patrimonio già indebolito.

La piantumazione del “pino d’Aleppo” appare come una soluzione cosmetica se prima non si:

  • ripristina il suolo;
  • chiude il ciclo manutentivo;
  • eliminano le cause amministrative della vulnerabilità;
  • chiariscono le proprietà e le responsabilità delle aree.

3. Sul PNRR e gli investimenti

Calcerano / Alfonsi dicono che:
Il progetto è presentato come intervento “di visione”, finanziato in parte dal Ministero dell’Ambiente, coerente con strategie di rigenerazione ecologica.

I FATTI
Nel 2025 abbiamo denunciato che sulla pineta delle Acque Rosse, una parte dei fondi PNRR è stata prevista in aree di proprietà incerta, con potenziale danno erariale (LINK).

Inoltre:

  • dal 2022 contestiamo l’assenza di rendicontazione sugli abbattimenti;
  • denunciato la mancanza di ratio tecnico-amministrativa nel definire dove vanno le risorse e perché;
  • segnalato che i fondi vengono usati senza un piano organico pluriennale di gestione del verde, riducendo gli interventi a spot elettorali o emergenziali.

Calcerano, nel suo articolo, non menziona mai il tema dei fondi, della loro destinazione, né la coerenza tra programmazione e lo stato reale delle aree.

Per coerenza con la nostra analisi, e visto il tardivo interessamento dell’assessore su un tema che denunciamo da anni, riteniamo necessario verificare anche la situazione amministrativa della Pineta delle Acque Rosse.
Parliamo di un’area su cui l’Amministrazione è già intervenuta utilizzando risorse pubbliche, senza che siano mai stati chiariti i titoli giuridici né gli atti istruttori di riferimento. Per questo presenteremo una richiesta formale di verifica documentale, riportata qui sotto (*).

4. Sull’approccio ecologico e sul “mito del com’era e dov’era”

Calcerano invita a:
superare il “mito” del restauro identico, sostenendo che la pineta storica è un modello del passato. Secondo lui, occorre scegliere tra:

  • valore naturalistico,
  • valore paesaggistico,
  • servizi ecosistemici,
  • sostenibilità economica.

E per questo serve una “cittadinanza adulta” che accetti scelte tecniche.

I FATTI
Quello che LabUr chiede è coerenza tra pianificazione, atti, responsabilità e risultati.

Sotto il profilo tecnico di governance :

  • prima si mette ordine (catasto, responsabilità, criteri);
  • poi si decide cosa ricostruire;
  • poi si verifica con numeri e documenti, non con retorica.

L’approccio deve essere computazionale: quanti alberi? dove? perché? con quali atti? con quali soldi? chi firma? chi controlla? Su questo Calcerano non dice una parola.

5. Sulla verità amministrativa vs narrazione politica

Calcerano
Il tono dell’articolo è in stile filosofico: ecosistemi, memoria collettiva, emozioni, percezioni.

I FATTI
Se lo si mette a confronto con:

  • determine, diffide, PNRR, pareri tecnici, conferenze di servizi;
  • atti mancanti, tempi non rispettati, bandi non usciti, concessioni ferme,

siamo nell’ambito di una narrazione della visione senza alcuna analisi delle omissioni.

6. Sulla responsabilità nel Municipio X

Calcerano non fa:
alcuna autocritica né riferimento ai suoi quattro anni di mandato.
Il problema è sempre altrove: il clima, gli incendi, i parassiti, le “percezioni”.

I FATTI
Dal 2022 abbiamo documentato con dati, numeri, video e fotografie che:
la pineta è stata trascurata proprio dalle istituzioni che oggi chiedono “fiducia” nelle loro scelte (LINK1, LINK2 e LINK3) .

Tre elementi tra i tanti:

  1. 37 pini non ripiantati a Castelporziano (2022).
  2. Tagli seriali senza adeguata motivazione (2022–2023).
  3. Assenza totale di un piano di gestione del verde del Municipio X (2022–2026).

Forse invece di discutere di filosofia ecologica, dovrebbe prima chiarire le responsabilità amministrative accumulate (su cui dovrebbe essere sensibile visto che è Avvocato amministrativista) inclusi ritardi, atti mancanti e la totale assenza di una rendicontazione seria.

7. Sul ruolo dei “verdi del territorio”

Calcerano
Nell’articolo emerge quasi una difesa preventiva contro accuse implicite: “non è colpa nostra, non basta indignarsi, bisogna fare scelte”.

I FATTI
Abbiamo documentato più volte il ruolo ambiguo dei “verdi del territorio” (LINK) che sostengono abbattimenti senza basi tecniche già dal 2022.
La cultura del verde a Ostia è ostaggio di interessi privati, ignoranza tecnica e retorica pseudo-ambientalista da tantissimi anni (senza voler scomodare Mafia Capitale).
Calcerano semplicemente evita questo nodo.

8. Il punto politico

Calcerano
La trasformazione della pineta viene presentata come un passaggio obbligato, carico di buone intenzioni, e come un dovere etico della città verso sé stessa.

I FATTI
La pineta non richiede un “sogno” nuovo, ma un dovere di verità sul passato e sul presente; e soprattutto un piano operativo responsabile, non annunci. Senza accountability, tutto il resto è letteratura.

CONCLUSIONE 

L’articolo di Calcerano è un bel esercizio narrativo sul “futuro possibile” della pineta che non regge il peso delle carte e soprattutto è un concentrato di frasi poco coerenti con la realtà.

1) “Incendi tra il 2000 e il 2017 hanno devastato la pineta” senza quadro sinottico.

3) “La cocciniglia tartaruga (Toumeyella parvicornis) è arrivata dal continente americano ed è endemica anche a Roma”

Secondo EPPO, nel Lazio/Roma è presente dal 2018.
Dire che “è endemica” è un’affermazione forte e andrebbe precisato se è diffusa/stabilmente insediata e collegata a dati di delimitazione delle aree infestate (Regione).

4) “Il decreto MIPAAF 3 giugno 2021 obbliga pubblici e privati a contrastare il parassita, essenzialmente con endoterapia con abamectina”

Il Decreto 3 giugno 2021 (Misure fitosanitarie di emergenza). (Gazzetta Ufficiale)
non dice che sia “essenzialmente endoterapia con abamectina”. Questa è una semplificazione: il decreto non prevede una sola tecnica ma misure che passano da indagini, contenimento/eradicazione, trattamenti insetticidi con prodotti autorizzati, operazioni selvicolturali, ecc.. La tecnica endoterapica/abamectina è citata spesso in schede tecniche e linee operative, ma non è “l’unico” strumento né l’unica formulazione possibile (Protezione delle piante). Ci domandiamo quindi se Calcerano sta facendo divulgazione o sta sostenendo una tesi “progetto = chimica inevitabile”? Perché cambia molto il giudizio su “pino domestico sì/no”.

5) “Il progetto Alfonsi poggia su un tavolo tecnico i cui lavori non sono ancora conclusi”

Roma Capitale ha formalizzato l’istituzione del Tavolo tecnico (2024) e la stampa locale parla di tavolo e pianificazione in corso. (Comune di Roma). Se i lavori “non sono conclusi”, allora:

  • quali documenti tecnici sono già disponibili?
  • quali indirizzi sono già stati scelti (macchia/pino d’Aleppo)?
  • con quale base (relazioni, monitoraggi, cartografie, cronoprogramma)?

Senza questi allegati, il “tavolo tecnico” è solo una parola-totem.

6) “Due indirizzi: macchia mediterranea + sostituzione pini domestici con pini d’Aleppo”

Ci dicesse:

  • quanti ettari/aree precise?
  • che densità d’impianto?
  • quali specie latifoglie (oltre al pino)?
  • quale gestione irrigua e manutentiva per attecchimento (anni, costi, chi fa cosa).

7) “Il progetto (40 ettari) mette a dimora 14.700 pini d’Aleppo e 3.800 latifoglie”

Qui non basta dire “numeri grandi”. Mettiamoli “a terra”:

  • dove sono gli elaborati (progetto, capitolato, cronoprogramma)?
  • come si misura la “garanzia di attecchimento” (percentuali, penali, monitoraggi)?

8) “Cofinanziato da Roma Capitale e Ministero dell’Ambiente… ma poi scrive ‘cofinanziato dal MIPAAF’”

A inizio articolo parla di Ministero dell’Ambiente, più avanti attribuisce il cofinanziamento al MIPAAF.
Domanda: “qual è l’amministrazione statale finanziatrice (Ministero Ambiente o MIPAAF)? Con quale atto/linea di finanziamento?”
Per un avvocato amministrativista la tracciabilità è tutto.

9) “Nessuna delle precedenti amministrazioni comunali, in quasi dieci anni, è riuscita a reperire risorse per interventi analoghi”

Ci mostrasse una serie storica, perché da molti anni chiediamo trasparenza su questi dati e mai abbiamo ricevuto alcuna risposta. 

10) “Le associazioni chiedono ripristino ‘tal quale’ dello status quo”

Riporta una lettera che non si legge per intero. Cosa dice la lettera nella sua interezza non è dato sapere.


Attendiamo dunque di sapere:

 

  1. dove sono gli atti del tavolo tecnico (convocazioni, membri, verbali, documenti prodotti).
  2. Dove sono gli affidamenti e le determine relative a abbattimenti, endoterapie, piantumazioni, manutenzioni?
  3. Come si misura il successo (attecchimento, mortalità, sostituzioni, tempi)?
  4. Qual è il piano di gestione post-impianto (anni 1–5)?
    Senza questo, parlare di “equilibrio” è filosofia, non amministrazione.

_________________________________________

(*)

A seguito del tardivo interessamento sulla Pineta delle Acque Rosse da parte dell’assessore del Municipio X Guglielmo Calcerano, avvocato amministrativista e co-portavoce dei Verdi nel Lazio, e considerato che non abbiamo mai ricevuto risposte documentate dagli uffici competenti, chiederemo formalmente di poter prendere visione ed estrarre copia della seguente documentazione:

  1. Titolo giuridico che ha legittimato l’intervento pubblico sull’area denominata “Pineta delle Acque Rosse”, con riferimento alle particelle catastali foglio 1079 nn. 2621 e 2626, e in particolare:
    • atto di proprietà trascritto presso la Conservatoria dei Registri Immobiliari;
    • eventuale decreto di esproprio, cessione volontaria, acquisizione ex art. 42-bis DPR 327/2001, convenzione urbanistica, comodato d’uso o altro atto equivalente.

  2. Documentazione relativa all’utilizzo di fondi pubblici o europei destinati all’area, comprendente:
    • progetto approvato e soggetto attuatore;
    • titolo di disponibilità dell’area richiesto ai fini della rendicontazione;
    • atti di collaudo e rendicontazione finale.

  3. Atti istruttori e corrispondenza con i Carabinieri Forestali o altri organi di controllo riguardo alla regolarità urbanistica e patrimoniale dell’area.

  4. Eventuali provvedimenti adottati per l’allineamento tra intestazione catastale e titolarità effettiva del bene, oppure motivazioni dell’eventuale mancato aggiornamento.

  5. Pareri o relazioni degli uffici competenti sulla compatibilità tra intestazione catastale attuale e realizzazione di interventi pubblici sull’area.

La presente richiesta è motivata non solo dalla perdurante intestazione catastale dei terreni all’“amante di Hitler” (LINK), ma anche dall’esigenza di chiarire:

  • quale titolo giuridico consenta all’Amministrazione di operare su un’area che risulta intestata a soggetti privati;

  • quali verifiche siano state svolte prima dell’impiego di risorse pubbliche ed europee;

  • per quali ragioni non risulti effettuato l’allineamento catastale normalmente richiesto in casi analoghi.

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CHI SA, VEDE: “ZEVI, SPIAGGE – LA TOPPA PEGGIO DEL BUCO”. PILLOLE DI URBANISTICA #26

Bianco Nero Rosa Minimal Grunge Musica Copertina Album_20260202_103339_0000 Dopo la gaffe nell’intervista su Il Messaggero dei giorni scorsi, l’assessore al Patrimonio, Tobia Zevi, cerca di rimediare ieri con un video che è una toppa peggio del buco. Ripete che “il cittadino deve informarsi bene prima di pagare”, ma il cittadino non ha gli strumenti per farlo. L’unico che può verificare la regolarità delle strutture è il Comune, cioè proprio l’assessorato di Zevi. Siamo di fronte dunque ad un’autodenuncia.
Si chiede infatti “prudenza” agli utenti mentre proprio il Comune ha messo a bando l’anno scorso stabilimenti pieni di abusi edilizi, irregolarità amministrative e occupazioni ancora da risolvere.

Poi è arrivata la magistratura, certo. Ma l’intervento giudiziario non nasce da un impulso di Roma Capitale: arriva perché il Comune non aveva chiuso i controlli prima dell’avvio della stagione. È una conseguenza, non una scusa.

E c’è di più: molti vincitori del bando non sono entrati nelle strutture proprio perché il Comune ha detto loro di “mettersi d’accordo” con gli uscenti. Una frase che basterebbe da sola per descrivere la fragilità amministrativa della procedura messa in piedi da Zevi.

Quindi la domanda è semplice: se la regolarità delle concessioni è responsabilità dell’amministrazione, perché si chiede ai cittadini di tutelarsi al posto suo?

#MunicipioX #Ostia #TobiaZevi #bandispiagge

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CHI SA, VEDE: “NUOVA OSTIA, I POLITICI AI RAGGI X”. PILLOLE DI URBANISTICA #25

Bianco Nero Rosa Minimal Grunge Musica Copertina Album_20260201_132755_0000Dopo il blitz a piazza Gasparri (LINK), cosa è vero e cosa no delle dichiarazioni di Zevi, Trombetti, Falconi e Sesa.

 

TOBIA ZEVI, Assessore al Patrimonio: “La legalità passa per la trasparenza dei bandi e la regolarizzazione degli immobili ERP. Restituiamo il patrimonio ai cittadini”.

Nei complessi ERP di Nuova Ostia utilizzati da Roma Capitale per l’emergenza abitativa, le criticità strutturali restano immutate (e siamo ad oltre 4 anni di governo della città): infiltrazioni, impianti degradati, citofoni divelti, fognature esposte, cornicioni che cadono…

Zero interventi strutturali completati.
Solo micro-manutenzioni ordinarie, interventi puntuali non risolutivi e procedure amministrative prive di qualunque ricaduta.

Un po’ come quando dice “prima di prenotare la cabina, assicuratevi che lo stabilimento sia in regola”, ora chiede “regolarità” ad un’utenza che vive in immobili privi delle condizioni minime che lo Stato dovrebbe garantire.

 

YURI TROMBETTI, Presidente Commissione Patrimonio: “Lo Stato c’è e non arretra. I blitz sono un segnale di dignità per i residenti.”

I blitz ad “alto impatto” hanno durata limitata (6–12 ore) e coinvolgono decine di agenti. Nel resto dell’anno, nel quadrante dei Lotti, non esiste un presidio stabile di servizi sociali, personale del patrimonio o tecnici comunali.

Il rapporto reale è una sproporzione sistemica: forte presenza per operazioni straordinarie, nessuna presenza amministrativa continuativa nei restanti 364 giorni. Insomma, siamo alle solite, la sicurezza è una parola buona solo per le narrazioni.

 

MARIO FALCONI, Presidente Municipio X: “Ostia non è una colonia. Puntiamo sul rilancio turistico e sulla normalità amministrativa”.

Il “rilancio” è naufragato con i bandi ‘balneari’ dello scorso anno, predisposti da Roma Capitale: procedure contestate, sospese e oggetto di ricorsi, con effetti paralizzanti per tutto il comparto. LabUr e Report docet.

Nel quadrante di Nuova Ostia, stendendo un velo pietoso sulle spiagge di ponente, gli interventi realizzati sono minori e non strutturali: piccole manutenzioni, ripristini parziali del verde, alcuni tratti di illuminazione e marciapiedi.

Nessun progetto organico di rigenerazione, nessun intervento edilizio sugli immobili degradati, nulla di nulla, a partire dal rent-to-buy sbandierato ad inizio mandato.

Il Giubileo 2025 ha riservato al Municipio X circa 1,8 MLD e la quota destinata a interventi strutturali sul quadrante di Nuova Ostia è insignificante rispetto ai grandi progetti che si sono concentrati al Centro.

Di quale “rilancio” parla? Non c’è un solo investimento degno di questi nome. Anche il Parco del Mare (se mai si farà) non riguarda questo pezzo di città, quella che ne ha più bisogno.

 

GIUSEPPE SESA, Assessore al Patrimonio del Municipio X: “Con i fondi PNRR e Giubileo rifacciamo strade e illuminazione. Più decoro significa più sicurezza.”

Gli interventi si limitano al decoro urbano: piccoli rifacimenti viari, nuovi lampioni, manutenzioni puntuali.
Ma il quadrante presenta criticità che non si risolvono con lavori superficiali: occupazioni arbitrarie, vulnerabilità strutturali, spaccio h24 e un patrimonio edilizio degradato.

Gli interventi per la viabilità nel Municipio X per il Giubileo sono stati nell’ordine dei 3 MLN di euro per 230mila abitanti e un territorio che ha problemi infrastrutturali profondi. Gli interventi estetici non sono soluzioni strutturali.

IN CONCLUSIONE

Le politiche urbane continuano ad ignorano completamente i nodi che generano degrado: contenziosi irrisolti, assenza di manutenzione, fragilità sociale. Mentre si ripetono blitz da copione, buoni per i romanzi criminali, comunicati stampa e serie tv, i problemi veri di Nuova Ostia restano esattamente dove sono.

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