Siamo a metà aprile 2026, a poche settimane dall’inizio della stagione balneare, e sul litorale romano si parla di tutto tranne che di mare: sequestri, ricorsi, tribunali. L’ultimo caso riguarda lo storico stabilimento Battistini, nel cuore di Ostia, ed è l’ennesima prova di una gestione che fa acqua.
Il 21 maggio 2025 il Comune esclude dalla gara la RO.Y.AL Tur perché il suo codice ATECO — cioè la classificazione dell’attività economica prevalente dichiarata alla Camera di Commercio — risultava legato al settore alimentare. Il problema è che la società aveva un oggetto sociale — cioè l’insieme delle attività che può svolgere per statuto — perfettamente compatibile con turismo, ristorazione e servizi balneari.
Il 17 luglio 2025 il TAR Lazio (sentenza n. 14140/2025) annulla l’esclusione e il 14 aprile 2026 il Comune è costretto ad assegnare proprio a quella società lo stabilimento .
Il punto è semplice: il bando richiedeva attività “coerenti e pertinenti”, citando alcuni codici ATECO ma aggiungendo anche “similari” . Il Comune ha interpretato quella frase in modo rigido, ma il TAR ha chiarito che non si può escludere qualcuno per un requisito non scritto chiaramente .
Risultato: mesi persi, gara bloccata e decisione finale imposta dal giudice, mentre la stagione è alle porte e Ostia continua a vivere tra sequestri e incertezza. Più che un problema di legalità, qui emerge un limite evidente: l’incapacità di scrivere bandi chiari.
Il caso Battistini è emblematico. Uno stabilimento storico fermo per un errore evitabile, con il litorale che ancora una volta resta sospeso tra burocrazia e tribunali, proprio quando dovrebbe ripartire.
Un imbarazzante richiamo per l’assessore Tobia Zevi e i funzionari Tommaso Antonucci e Carlo Mazzei del Dipartimento Patrimonio ma anche per una incompetente Avvocatura Capitolina.
