Ostia, un parcheggio di 5.000mq diventa spazio per un evento autocentrico. A via Valladolid compaiono le prime strutture del villaggio dei dinosauri. Il problema non è l’attrazione in sé (forse anche discutibile), ma la sostituzione di una funzione urbana con un uso temporaneo che genera più traffico di quello che elimina.
A Ostia, nel parcheggio tra via Valladolid e via Cristoforo Colombo, la trasformazione è già visibile. Le prime strutture sono state installate e l’area (circa 5.000 mq) sta assumendo la configurazione prevista dall’avviso pubblico del Municipio X: un’attrazione ludico-didattica temporanea destinata a rimanere fino al 31 maggio 2026.
L’area interessata
Non un’area residuale, ma uno snodo della mobilità. Quel parcheggio infatti non è un vuoto urbano. È collocato in un punto strategico tra la Colombo (SP601), il lungomare e la pineta di Castel Fusano, con una funzione precisa: assorbire e filtrare i flussi diretti verso il litorale. Non è quindi una superficie qualsiasi, bensì un nodo. La sua occupazione temporanea non elimina solo posti auto, ma altera l’equilibrio della mobilità dell’intero quadrante.
I numeri dei flussi
Le stime per eventi di questo tipo parlano di 50.000–80.000 presenze in circa due mesi.
Considerando che il progetto era pensato inizialmente per 60 giorni (con scadenza il 31 maggio) e che l’80% delle presenze si avrà nei fine settimana, si arriva a 2.000–3.000 persone al giorno nei fine settimana ordinari con picchi fino a 4.000–5.000 presenze giornaliere nei festivi.
A fronte di questo, l’area sottrae circa 300–400 posti auto e non prevede parcheggi alternativi strutturati.
Il risultato è un cortocircuito evidente: si elimina uno spazio di sosta per ospitare un evento che genera una domanda di sosta pari almeno al doppio o triplo della capacità eliminata.
La procedura “cucita addosso”
La proposta privata è stata presentata a settembre 2025. Il bando però è stato pubblicato il 12 marzo 2026 con scadenza il 1° aprile 2026. Quindici giorni per organizzare un progetto alternativo di questa scala non rappresentano una reale apertura al mercato. La procedura è formalmente corretta, ma nei fatti è sartoriale.
Il rapporto economico
L’occupazione dell’area avviene tramite Canone Unico Patrimoniale: introito stimato per il Municipio: 60.000 – 100.000 €, ma sono previste possibili riduzioni, con patrocinio fino all’80%. A fronte di: 50.000–80.000 visitatori e un costo del biglietto medio di circa 10 €, l’incasso potenziale oscilla tra 500.000€ e 800.000€.
Non è una questione di legittimità, ma di proporzione tra uso pubblico dello spazio e beneficio collettivo.
Temporaneo, ma con effetti reali
L’evento è autorizzato fino al 31 maggio (ma chiuderà i battenti al pubblico il 24), con obbligo di ripristino. Porterà ad una trasformazione temporanea con relativa modifica dei flussi di traffico, sposterà la pressione sulla viabilità locale e inciderà sull’uso quotidiano dello spazio (tenuto conto che dovrebbe aprire la stagione balneare e già oggi il fine settimana le spiagge sono prese d’assalto). E lo farà in un punto che nasce per assorbire quei flussi, non per generarli.
Una questione di priorità
Qual è la priorità d’uso di uno spazio pubblico? Se un parcheggio di scambio da 5.000 mq, in uno snodo strategico, può essere trasformato senza alternative in un’attrazione temporanea, allora il problema non è il singolo evento, ma il criterio con cui si decide cosa una città è e a cosa serve.
Quindi mentre si continua a tuonare che Ostia deve passare alla mobilità sostenibile (piste ciclabili, Parco del Mare ecc.), si autorizza un evento autocentrico:
si eliminano 300/400 posti auto per ospitare un evento che può generare fino a 5.000 presenze al giorno. Dove verranno gestiti quei flussi, se lo spazio destinato ad accoglierli viene occupato dall’evento stesso? Perché ad oggi non risultano nemmeno determine dirigenziali della Polizia Municipale. Questa è una contraddizione “tecnica”, non ideologica.
L’evento è raccontato come esperienza didattica e familiare. Ma ogni esperienza ha un contesto fisico. E quando quel contesto è uno spazio pubblico strategico, la domanda non è cosa si allestisce dentro, ma cosa succede intorno. Se in due mesi dovevano arrivare decine di migliaia di persone, ora dovranno arrivare in trenta giorni. O i numeri erano sbagliati prima, o lo sono adesso. In entrambi i casi, a pagare è sempre lo stesso spazio: quello pubblico.