CONDONO EDILIZIO A ROMA: RAGGI E GUALTIERI, 10 ANNI DI OPACITÀ

Nero Oro Gala Invito_20260420_091508_0000Il nuovo regolamento sui condoni edilizi (*) approvato dall’assemblea capitolina su proposta della giunta Gualtieri (relativo alle pratiche semplificate presentate da tecnici con relazione asseverata), ha visto l’opposizione dell’ex sindaca Virginia Raggi che lo ha bollato come l’ennesima “semplificazione della semplificazione”.
Non è uno scontro solo tra politica e burocrazia, tra “legalità ed efficienza”, bensì tra sfiducia nel sistema e gestione del rischio. È una scelta di modello amministrativo, con conseguenze reali per i cittadini.

Da una parte, Virginia Raggi parte da un presupposto chiaro: il sistema è permeabile, quindi bisogna stringere i controlli. In un territorio fragile come Roma, ogni semplificazione può diventare un varco per abusi ben più gravi. Da qui la diffidenza verso procedure accelerate e automatismi. Dall’altra, Roberto Gualtieri parte da un dato altrettanto evidente: il sistema è bloccato. Con oltre 115.000 pratiche pendenti, la macchina amministrativa non sta garantendo legalità, ma paralisi. E la paralisi, nel tempo, genera altro: mercato grigio, incertezza, impossibilità per i cittadini di disporre dei propri immobili. Entrambe le posizioni colgono un pezzo di verità, ma nessuna risolve il problema alla radice. Il modello Raggi difendeva il principio del controllo, ma nei fatti non decideva. E un sistema che non decide produce illegalità di fatto.
Il modello Gualtieri, invece, decide di sbloccare, ma accetta consapevolmente un margine di rischio: meno controlli su alcune pratiche, più velocità complessiva.

Ed è qui il nodo vero: non si tratta più di “controllare tutto o meno”, ma di dove si colloca la responsabilità del controllo perché senza responsabilità chiara, qualsiasi riforma resta fragile. L’automazione infatti, da sola, non decide. Le task force, senza poteri reali, si inceppano. Le asseverazioni dei tecnici, senza controlli credibili, diventano mera formalità.
Se avessero voluto davvero uscire dal vicolo cieco, avrebbero dovuto impostare la questione in modo completamente diverso.

La terza via
Prima di tutto, bisognerebbe smettere di ragionare in modo generico (piccoli contro grandi abusi) e introdurre una vera selezione del rischio: distinguere per zone, vincoli, tipologia di intervento, epoca. Non tutto è uguale e non tutto deve essere trattato allo stesso modo.
Poi servirebbe un meccanismo chiaro: pratiche veloci subito, ma con controlli ex post mirati e reali e con conseguenze vere per chi sbaglia. Senza responsabilità effettiva dei tecnici, il sistema non si autoregola.
Inoltre, servirebbe un’unità straordinaria, temporanea, con obiettivi numerici chiari e pubblici. Non un contenitore generico, ma uno strumento con un mandato preciso: ridurre drasticamente l’arretrato in un tempo definito.
Infine, il punto che manca sempre, la tracciabilità totale delle decisioni. Ogni pratica deve dire chi ha deciso, su quali basi, con quale livello di rischio, perché il vero problema a Roma non è solo l’errore, ma l’opacità che lo rende invisibile e quindi ripetibile.

Gualtieri semplicemente ha deciso di redistribuisce il rischio. Se da una parte offre più certezza ai cittadini, dall’altra aumenta la pressione sugli uffici e accetta la possibilità di errori selettivi, ma questo non garantisce che il sistema funzioni. Sono 115.000 le pratiche ferme. Quindi, nei fatti il sistema ha già perso il controllo della legalità. La velocità, che Gualtieri vuole imprimere, senza responsabilità diventa arbitrio. Il controllo, che vorrebbe la Raggi, senza capacità di decidere resta una finzione amministrativa.

Il bilancio dell’era Raggi: il paradosso della legalit
Roma arriva all’era Virginia Raggi con un’eredità enorme: circa 600.000 domande di condono complessive e oltre 170.000 pratiche ancora da chiudere (risorseperroma.it).
Un sistema completamente fuori scala.
La linea politica si è basata su una forte impostazione sul rigore e controllo, attenzione al rischio abuso e alle irregolarità e nessuna accelerazione aggressiva, con la conseguenza che l’arretrato non è stato risolto, il sistema è rimasto lento e sotto organico e ci sono state proteste dei professionisti per i tempi e il blocco del mercato (Codacons). La macchina amministrativa dunque è rimasta ingolfata e i problemi cronici dell’Ufficio condoni edilizi (carenza di personale tecnici, procedure complesse e frammentate, responsabilità amministrativa “difensiva” in cui nessuno voleva firmare) non sono stati risolti. La Raggi ha scelto di difendere semplicemente la legalità formale, ma non ha rimesso in moto il sistema. E se da una parte si è abbassato il livello di rischio di sanatorie “facili”, è aumentato il livello di paralisi amministrativa. Ma non solo.
Quando un sistema è lento e le pratiche rimangono ferme per anni, gli immobili bloccati e i cittadini senza risposte, accade che la legalità reale si deteriori perché le persone aggirano, rinviano o entrano in zone grigie.

Il bilancio dell’era Gualtieri: la fragilità della scelta in campagna elettorale
L’eredità era pesante: un arretrato enorme e per oltre 4 anni non ha fatto una riforma strutturale che affrontasse i nodi dell’organico, dei processi e delle responsabilità. Tutto è rimasto fermo. A fine mandato introduce una svolta procedurale: tempi stretti, meno controlli “a pioggia”, priorità allo smaltimento. Ha deciso dunque non di “curare” la macchina, ma di cambiare come la macchina decide. Si tratta dunque di una misura che a ridosso del voto pesa perché produce effetti percepibili immediati: pratiche che si chiudono. Ma sotto il profilo amministrativo questa scelta vuol dire una cosa precisa: Gualtieri sta ammettendo che con l’assetto attuale non ne escono (fallimento strutturale non risolto prima) e stringe a 120 giorni le pratiche senza ridisegnare davvero responsabilità e tutele dei funzionari, cioè sposta il rischio su chi firma con la conseguenza che è molto facile che o si producano approvazioni difensive/automatiche o si generino nuovi contenziosi tra qualche anno che hanno un costo pesante per i cittadini. Le pratiche che vengono ‘alleggerite’ nei controlli non vengono definite per zona, vincoli, tipologia e neppure si capisce chi risponderà tra qualche anno degli eventuali errori (il tecnico asseverante? Il funzionario? L’ente? Con quali sanzioni reali?), così come rimane nebulosa la tracciabilità (criteri, dati, rischio). Arrivare tardi può essere politica, ma decidere senza dire dove finisce il rischio, è amministrazione fragile.

La distorsione
Le amministrazioni capitoline (anche quelle di Raggi e Gualtieri) hanno continuato a progettare in deroga alla legge. Mentre chiedono ai cittadini di essere perfettamente allineati alle regole, le stesse le piegano ogni giorno.
Il problema non sono gli abusi di ieri, ma la credibilità delle regole oggi. Continuare a muoversi in una pianificazione debole o aggirata, con varianti continue e strumenti straordinari usati come ordinari, significa produrre una frattura: al cittadino si chiede conformità perfetta (anche su micro-abusi di decenni fa) mentre l’amministrazione si muove in un quadro elastico, dove la regola è spesso adattata a favore dei grandi gruppi e fra 10 anni saremo punto e a capo.
Chiudere le pendenze di 40 anni fa è necessario, ma farlo senza rimettere ordine nel modo in cui oggi si pianifica e si costruisce significa spostare il problema, non risolverlo.
La legalità non può essere selettiva: o vale per tutti oppure si svuota.

L’Ufficio Condono Edilizio di Roma Capitale continua a operare dentro un impianto normativo costruito su tre leggi: Legge 47/1985, Legge 724/1994 e Legge 326/2003.
È lì che si collocano istruttorie, verifiche e rilascio delle concessioni in sanatoria, un sistema dunque che nasce per gestire un’eccezione temporanea, cioè per regolarizzare il passato. A Roma però è diventato un apparato permanente. Una macchina amministrativa costruita per chiudere una stagione si è trasformata in un pezzo strutturale della gestione urbana. Le uniche demolizioni con condoni in corso le hanno richieste ai balneari inducendo a pensare che esista un uso strumentale del diniego in funzione dell’obiettivo politico. La villa di Rutelli sull’Appia Antica (L’Espresso – I padroni dell’Appia) è ancora lì, come molti altri abusi anche pubblici.

Dieci anni, due amministrazioni, prima il rigore immobile, poi la velocità selettiva.
La terza via, quella che rimette in piedi il sistema, non l’ha costruita nessuno.

 

_______

(*)
I dettagli principali del nuovo regolamento sul condono edilizio a Roma, approvato dall’Assemblea Capitolina il 16 aprile 2026 (proposta della Giunta Gualtieri, in particolare dell’assessore all’Urbanistica Maurizio Veloccia) è una modifica al regolamento esistente del 2019 (Deliberazione n. 40), che regola la procedura semplificata e il silenzio-assenso telematico per le istanze di condono presentate ai sensi delle leggi nazionali 47/1985, 724/1994, 326/2003 e della legge regionale Lazio 12/2004, ancora pendenti.

Principali novità introdotte
Eliminazione dei sorteggi. Prima esisteva una soglia (450 mc) che determinava l’accesso a verifiche più approfondite tramite sorteggio. Ora i sorteggi vengono superati. I controlli approfonditi (verifica sostanziale) scatteranno solo in casi specifici:
– Abusi in aree soggette a vincoli archeologici o paesaggistici.
– Quando emergono dubbi concreti durante l’istruttoria preliminare.

Riduzione dei tempi

Il termine per la fase sostanziale scende da 180 a 120 giorni.
Questo grazie al potenziamento della piattaforma informatica SICER (Sistema Informativo Condono Edilizio Roma), che dovrebbe rendere più fluido il flusso telematico.
Semplificazione delle procedure
Maggiore ricorso a relazioni e asseverazioni tecniche presentate dai professionisti (geometri, architetti, ingegneri).

L’obiettivo è ridurre i carichi burocratici sull’amministrazione e spostare parte della responsabilità documentale sui tecnici abilitati. Viene rafforzato il meccanismo del silenzio-assenso con modalità telematica per definire più rapidamente le pratiche non ancora concluse con provvedimento formale.

Obiettivo dichiarato
Smaltire l’enorme arretrato: circa 540.000 pratiche ancora pendenti (stima cumulativa storica delle istanze presentate nel corso dei decenni). Fornire risposte concrete a cittadini e tecnici che attendono da 10-40 anni la definizione delle pratiche.
Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

I commenti sono chiusi.