OSTIA, PER LA COCCINIGLIA È STATA UNA SCORPACCIATA: ORMAI DISTRUTTE LE PINETE

coccinigliaDall’estate del 2021 decine di migliaia di pini sono stati abbattuti nel Municipio Roma X, l’unico a Roma ad avere il decentramento amministrativo per il verde. Decimata anche la Tenuta Presidenziale di Castelporziano (1) (2): l’attacco della Cocciniglia tartaruga (apparsa in Campania nel 2014, a Lago Patria) è stato devastante

Un disastro ambientale senza precedenti, ma purtroppo anche senza controllo (3). Eppure dal 3 giugno 2021, nel decreto del Ministero delle Politiche Forestali, c’era scritto tutto quello che si doveva fare.

LA SITUAZIONE
Alla data del 21 marzo 2023, il Servizio Fitosanitario Regionale per il Lazio (SRR) ha comunicato a LabUr (Reg.Uff. U.0314034) di non aver imposto, dalla data di entrata in vigore del decreto ministeriale, misure fitosanitarie puntuali nei confronti di soggetti pubblici o privati proprietari o detentori a qualsiasi titolo delle aree interessate dall’infestazione. Neppure sono state presentate in Regione richieste autorizzative per la movimentazione delle piante ospiti dell’insetto dopo abbattimenti e potature.
Addirittura il Dipartimento di Tutela Ambientale del Comune di Roma rende noto che (prot. QL/22087 del 28 marzo 2023), dalla data del decreto, non vengono più comunicate al SFR i nuovi casi di infestazione, essendo ormai tutto il Comune di Roma “zona infestata”.

Un quadro drammatico che si accompagna al mancato rinnovo della Commissione che gestisce la Riserva Naturale Statale del Litorale Romano, che ha esaurito il suo mandato l’8 agosto 2022. Ricordiamo che la Commissione ha il ruolo di autorizzare gli abbattimenti degli alberi compresi nella Riserva (di cui fa parte p.es. anche la pineta di Castelfusano e delle Acque Rosse) e che non esiste una sua autorità sostitutiva, neppure nei casi di urgenza. Più volte il Comune di Roma ha sollecitato il Ministero dell’Ambiente, senza risposta.
Per ultimo, assistiamo all’impotenza ed inerzia del Reparto Tutela Ambientale del Gruppo X della Polizia Locale di Roma Capitale e del Gruppo Carabinieri-Forestale nell’intervenire in questa triste situazione di degrado.

LA CRONOLOGIA BUROCRATICA
Il Decreto del “Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali” riportante le misure fitosanitarie di emergenza ai fini del contrasto dell’organismo nocivo Toumeyella parvicornis (Cocciniglia tartaruga) è stato emesso il 3 giugno 2021 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale Serie generale n.173 il 21 luglio 2021.
Tale decreto ha affidato ai Servizi Fitosanitari Regionali (SFR) le attività di indagine per accertare la presenza dell’insetto parassita (art. 3), per istituire aree delimitate (art. 5) e ha disposto le misure di eradicazione e di contenimento da adottare (artt. 6 e 7). Al decreto è seguita la Determinazione della Giunta Regionale del Lazio n.548 del 5 agosto 2021 con la quale si è preso atto dei risultati delle indagini effettuate dal SFR Lazio da cui è risultato che la presenza dell’insetto era, in quel momento, limitata nel Lazio all’intero territorio dei comuni di Roma e Fiumicino.

Per le pinete del Municipio X di Castelfusano e Castelporziano così come di moltissime alberature stradali, già considerate infette, dovevano dunque essere adottate dall’estate 2021 le seguenti misure obbligatorie:

– abbattimento delle piante non più curabili e disseccate (“morte in piedi”) anche al fine di evitarne lo schianto, a tutela della pubblica incolumit
– potatura delle parti di chioma secche o malate
– gestione dei materiali di risulta degli abbattimenti e delle potature: distruzione, mediante combustione in loco (dove possibile),
trasporto autorizzato in siti individuati dal SFR, garantendo la non diffusione del parassita durante il viaggio (mezzi chiusi, camion telonati)
– trattamenti insetticidi (per endoterapia o per aspersione in chioma).

Il tutto doveva essere a carico, spese comprese, dei proprietari e dei conduttori, a qualsiasi titolo (privati e pubblici), dei terreni e siti dove erano presenti piante potenzialmente malate. Le sanzioni erano state previste da 1.000 a 6.000 euro. Gli abbattimenti e le potature dovevano essere fatte in inverno e in assenza di vento.
È evidente il fallimento di tutto ciò visto che la Regione Lazio ha dovuto modificare, un anno dopo, la mappa con la Determinazione n. G11997 del 13 settembre 2022 (in scuro, la “zona infestata” dall’insetto e in chiaro la “zona cuscinetto”, che circonda la zona infestata per almeno 5 km di larghezza).

mappa

COSA SI DOVEVA FARE
I proprietari o conduttori, privati o pubblici (p.es. il Comune o la Presidenza della Repubblica), dopo abbattimenti e potature di piante infestate dalla cocciniglia, dovevano presentare al SFR del Lazio la comunicazione preventiva di trasporto da zona infestata a zona libera di tutto il materiale di risulta, attendendo l’autorizzazione. Prima ancora, avrebbero dovuto fornirsi di apposita autorizzazione per l’abbattimento dei pini.
Quindi il SFR per il Lazio avrebbe dovuto inviare sul posto un proprio ispettore fitosanitario a redigere un puntuale verbale dove trascrivere tutto quanto necessario e previsto dal Decreto Ministeriale e dalle linee guida regionali per la gestione del materiale di risulta degli abbattimenti e delle potature di piante infestate dalla cocciniglia, compreso il luogo di destinazione finale dove trattare il materiale. Se ‘rifiuto’ era destinato allo smaltimento per combustione o se ‘biomassa’ doveva essere destinato alla termovalorizzazione.

Così non è andata, se non in sporadici casi di alcuni privati. Due esempi su tutti: che fine hanno fatto i pini tagliati lungo via dei Pescatori o lungo via della Villa di Plinio? Senza parlare delle migliaia di piante uscite e movimentate verso la Toscana dalla tenuta di Castelporziano.

Ma al peggio non c’è mai fine. Altre migliaia di pini, piante “morte in piedi”, restano pericolanti lungo le strade del Municipio Roma X, a rischio di schianto, come ad esempio i circa 500 pini lungo via di Castelfusano. Altri restano “morti in piedi” dentro parchi e pinete (compresa Castelfusano), a volte vicino ad aree giochi per bambini. Per ultimo, il rischio incendi, che la siccità renderà ancora più grave questa estate. Premesso che d’estate i pini non si possono tagliare perché si favorirebbe la diffusione della cocciniglia, cosa faranno le istituzioni davanti a un quadro reso, per incuria e negligenza, così drammatico?

Pubblicato in pini di Roma, Senza categoria | Lascia un commento

OSTIA, MUNICIPIO X – L’IGNOTO ANDREA MORELLI SI ‘OKKUPA’ DELLA CASA DELLA CULTURA

morelliLo scandalo dell’immobile di via Calenzana ad Ostia è sotto gli occhi di tutti. Prima mercato rionale “San Fiorenzo”, poi centro occupato “SpazioKamino”, quindi sgomberato nel 2001 sotto Paolo ORNELI che sognava di farlo diventare la più grande ludoteca di Roma, sogno però rimasto irrealizzato. Dimenticata la modesta esperienza del ChiquiPark, i tre piani dell’immobile sono stati per anni teatro di atti di vandalismo, fino all’annuncio nel 2018, in cui si parlò di trasformarlo in ‘Casa della Cultura”, ennesimo flop targato Giuliana DI PILLO (M5S), perchè durante il Covid si è trasformato in una succursale della scuola Vega. I lavori costarono 200mila euro e vennero affidati alla Consorzio C.E.V. CONSORZIO EDILI VENETI Soc. Coop, la ditta padovana coinvolta in un altro scandalo, quello dello skate park di Nuova Ostia. Di nuovo vandalizzato, se ne è tornato a parlare nella prima seduta della Commissione Speciale “PNRR, Giubileo 2025, Esposizione Universale 2023”, il 3 aprile 2023, presieduta da Marco POSSANZINI e alla presenza di Alessandro IEVA, Margherita WELYAM, Sara ADRIANI, Raffaele BIONDO, Giampaola PAU e Monica PICCA. Presente anche Federico STOLFI, delegato dell’Assessore alla Cultura del Comune di Roma, Miguel GOTOR. Torneremo nei prossimi giorni sull’argomento, di rilevante importanza urbanistica, relativo alla ricerca di fondi europei, con l’obiettivo di definire la futura destinazione d’uso e gestione degli spazi di via Calenzana, attualmente ancora in fase di ristrutturazione. Quello che ci preme ora sottolineare è il nuovo scandalo andato in onda durante la Commissione, senza che nessuno dei presenti si sia posto qualche domanda. A rappresentare il Municipio Roma X presso il Dipartimento di Urbanistica e a decidere il futuro dell’edificio sono Valentina PRODON (Assessore all’Ambiente) e un certo Andrea MORELLI. Chi sia quest’ultimo, non lo sa nessuno in Municipio X, anche se tutti lo conoscono, nonostante acceda con disinvoltura a tutti gli atti amministrativi, presenziando come un qualsiasi politico eletto. Questa storia va avanti da almeno un anno, ma nessuno interviene. In data 21 ottobre 2022, con prot. CO/0130190, il direttore del Municipio Roma X comunicava che il nominativo di Andrea MORELLI (nato a Roma il 23 settembre 1979) non risultava tra quelli della Segreteria della Presidenza. Eppure Andrea Morelli è sempre stata persona molto vicina al presidente del Municipio X, Mario FALCONI, già dalla campagna elettorale. Premesso che la dotazione organica dell’ufficio di supporto del Presidente e della Giunta del Municipio è stabilita (per ciascun Municipio) nel numero massimo di 11 persone e che alla data odierna non è pubblico alcun incarico conferito ad Andrea MORELLI, ci chiediamo a che titolo Andrea MORELLI acceda agli Uffici municipali e agli atti amministrativi anche riservati. Perché viene ricevuto dagli Uffici Capitolini in rappresentanza del Municipio Xbe anche in altre sedi istituzionali? Neppure Federico STOLFI, che in Commissione ha riferito il fatto, si stupisce della presenza di Andrea MORELLI. La vicenda ricorda un po’ quella del braccio destro di Andrea TASSONE (nel periodo di Mafia Capitale), un certo Francesco VIGLIOGLIA, che l’allora Direttore del Municipio X, Claudio SACCOTELLI, sosteneva di non conoscere pur facendosi vedere in giro con lui. Insomma, prima mercato, poi spazio occupato, poi ludoteca, poi scuola e ora tutto quanto insieme: il luogo dove si insegna a mercanteggiare i soldi pubblici giocando con titoli millantati. Più occupazione di così, si muore. LabUr inteverrà a difesa del valore urbanistico della struttura che non può rimanere in mano a degli sconosciuti, a meno che qualcuno non ci dica chi è Andrea MORELLI.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

OSTIA, INIZIA LA STAGIONE BALNEARE SENZA BAGNINI

bagnini ostiaCome avevamo preannunciato va deserto il lotto di Ostia ponente. Ad un mese dalla stagione balneare non ci saranno i bagnini su quel tratto di lungomare. All’interno della procedura aperta per l’affidamento dei “servizi connessi alla balneazione”, diviso in due lotti, il lotto 1 è infatti andato deserto. Nessuno ha partecipato.
Invece per il lotto 2 (spiaggia libera di Castelporziano, 14 postazioni, 357.046,20 euro) è stata ammessa alla fase successiva di apertura delle offerte tecniche solo la TERRAPONTINA S.r.l. mentre è stata esclusa la seconda concorrente, la ASD ENERGY.
Ma qualcosa non torna.
Nonostante sia stata rilevata “la completezza e regolarità della relativa documentazione amministrativa” della TERRAPONTINA srl, esiste un problema con il suo codice ATECO e cioè con il codice di classificazione delle attività economiche (adottata dall’ISTAT), requisito fondamentale per l’ammissione alla gara. Dalla visura commerciale del 31 marzo 2023 (Documento n .T510741737) risulta infatti il codice ATECO 82.99.99 (“Altri servizi di supporto alle imprese nca”) che NON contempla l’attività di “assistenza bagnanti (bagnini)”, inclusa invece nel codice ATECO 96.09.09 (“Altre attività di servizi alla persona nca”), come si può facilmente verificare sul sito dell’ISTAT (https://www.istat.it/it/archivio/17888).

E’ dunque sorprendente che sia la Direzione Servizi del Dipartimento Centrale Appalti di Roma sia l’Ufficio Gare e Contratti del Municipio X non abbiamo rilevato tale incongruenza. Anche perché, tra i chiarimenti pubblicati dalla stazione appaltante (il Municipio X) sul sistema informatico per le procedure telematiche di acquisto, si legge che “la Stazione Appaltante non ritiene coerenti con le attività oggetto di appalto i codici ATECO 82.99.99 , 81.29.1 e 93.11.2 ferma la consolidata giurisprudenza in materia”, pena l’esclusione.

Ricordiamo che l’aggiudicazione avverrà anche in presenza di una sola offerta valida per ciascun lotto, in ragione della necessità di garantire il servizio qualificato come indispensabile per la tutela della salute e
dell’incolumità pubblica sulle spiagge libere del litorale romano e che, quando una procedure aperta va deserta, è possibile ricorrere in affidamento diretto.

Se dunque per le spiagge di Castelporziano, dove si sta risolvendo la questione del sequestro dei chioschi per intercessione del Segretariato della Presidenza della Repubblica, esiste un problema di legittimità che il Municipio X dovrà affrontare, per tutte le altre spiagge libere di Ostia si paventa l’affidamento diretto del servizio di salvataggio agli affidatari delle spiagge libere che però ancora non esistono perchè il bando di gara non è stato pubblicato.

Si paventa forse un ‘baratto’ tra gli affidatari delle spiagge e il Municipio X, come si sospettava? Concederanno agli affidatari la possibilità di avere punti ristoro disposti sul lungomare prospicienti le spiagge libere in cambio del servizio di salvamento?

Il Municipio X si trova per l’ennesima stagione balneare in grave ritardo sulla gestione dei servizi connessi alla balneazione sulle spiagge libere e a nulla sono valse tutte le polemiche e i contenziosi degli anni passati sull’impiego non troppo regolare degli assistenti bagnanti.

LabUr, nel suo inderogabile dovere di tutela dell’interesse pubblico, segnalerà alle autorità competenti amministrative e giudiziarie questo ennesimo sconfortante episodio di mala gestione amministrativa affinchè sia fatta almeno chiarezza sulle procedure adottate.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

ACILIA, CASETTE PATER: TRA OCCUPAZIONI E DISASTRO URBANISTICO. INVIATO ESPOSTO ALLE FORZE DELL’ORDINE

casette paterLe occupazioni abusive delle case sono da sempre state nella cronaca giudiziaria del Municipio Roma X. Dai fatiscenti palazzi Armellini di Nuova Ostia, alle c.d. Casette Pater dei Monti di San Paolo (Acilia), passando per le vicende giudiziarie del tentativo di occupazione di un casale presso il supermercato Carrefour su Via Ottone Fattiboni (Dragoncello), sventata dagli uomini del Commissariato di P.S. “Lido di Ostia” in data 29 dicembre 2013. È stata una delle pagine buie di Mafia Capitale che ha coinvolto le due signore in “rosso” delle occupazioni (Maria Giuseppa VITALE e Silvia PAOLUZZI, condannate nel 2021) e che avevano come referenti nel Municipio X due consiglieri, rispettivamente del PD e del M5S. È uno schema che si ripete anche oggi con lo scandalo che ha coinvolto Luca FAGIANO, nato ad Ostia, attivista per il diritto alla casa, incluso nella chat dell’Assessore comunale alle Politiche Abitative, Tobia ZEVI, proprio sulla delibera del “Piano Casa”.

Rimane dunque in piedi un’aberrazione tutta romana: la Pubblica Amministrazione non risolve il problema delle case popolari ma ‘dialoga’ con chi le occupa in nome del fatto che non ci sono case popolari. Nel frattempo, si instaura uno scambio di favori: voti contro assegnazioni. Una guerra tra poveri che non dovrebbe esistere.

Oggi, l’ennesima chicca, che riguarda le c.d. Casette Pater dei Monti di San Paolo.

Cogliendo l’occasione del 150º anniversario di Roma Capitale (1871-2021), l’Istituto di Studi sul Mediterraneo del CNR (ISMED) e Biblioteche di Roma hanno avviato un programma di lavoro congiunto sulle migrazioni che hanno popolato la capitale. E’ nata così la rassegna “1871-2021: 150 anni di immigrazioni a roma Capitale“, che vedrà oggi il dodicesimo appuntamento presso la Biblioteca ‘Sandro Onofri’, per parlare delle Casette Pater e dell’inizio dell’urbanizzazione di Acilia. Peccato che si tratti di un ‘falso storico’ perchè non si trattò di una ‘migrazione’ e tantomeno di una ‘immigrazione’.
Era una trasformazione di Acilia da borgata rurale a piccola Città Giardino, “quando in un momento particolarmente propizio alle famiglie numerose in cerca di un rifugio adatto alla sempre crescente figliuolanza, venne costruito nella zona un villaggio, con criteri assolutamente nuovi anche per la scelta dei mezzi costruttivi, fra i più rapidi ed economici allora conosciuti“. Le Casette Pater (dette già al tempo ‘casette di cartone’) avevano le pareti “costituite da trucioli di legno impastati con materiale cementizio”. Era stato previsto che dovessero rimanere in piedi non oltre i 10 anni, poi si sarebbe provveduto alla loro demolizione e alla progressiva sostituzione con fabbricati in solida muratura.
A causa degli eventi bellici, ciò non avvenne, e ancora oggi il Comune di Roma (dopo oltre 80 anni) annaspa nella trasformazione urbanistica dell’area, concedendo così spazio, per la sua inerzia, ad occupazioni degli immobili fatiscenti collegate al mondo politico locale.

Per questo motivo, abbiamo presentato un esposto al Comune di Roma, in copia alla Prefettura di Roma, all’ANAC, all’Unione Inquilini, ai Carabinieri della Stazione di Acilia e al X Distretto di Polizia “Lido di Roma”.
Forse è il tempo di porre fine al disastro urbanistico dei Monti di San Paolo sfruttando l’emergenza casa.

——————————–

OGGETTO: ESPOSTO – occupazione c.d. “Casette Pater” (località Acilia, Municipio Roma X) e relazione con i fatti di cronaca (chat diffusa dalla trasmissione “Fuori dal coro – Rete4”, tra Luca FAGIANO, Yuri TROMBETTI, Tobia ZEVI)
LabUr – Laboratorio di Urbanistica, a tutela di un interesse collettivo e diffuso

PREMESSO

  • che nessun provvedimento è stato preso a seguito della diffida inviata da LabUr in data 1 luglio 2022 (in allegato) e del successivo incontro del 2 dicembre 2022 con il Presidente della Commissione Patrimonio e Politiche abitative, Yuri TROMBETTI, neppure dopo numerose note inviate anche all’Assessore Tobia ZEVI;
  • che si apprende dalla stampa (“Fuori dal coro – Rete4”, Il Messaggero) delle relazioni tra Yuri TROMBETTi e Tobia ZEVI con i movimenti di occupazione romani (nella persona di Luca FAGIANO),

VISTO

  • che Luca FAGIANO è personaggio noto nel Municipio Roma X per i contatti con i movimenti di occupazione locali, avente rapporti con la politica locale;
  • che episodi di occupazione sono ben noti nel Municipio Roma X, in stretto rapporto con esponenti politici locali già dal 2013 (vedi p.es. procedimento penale nr.31665/2013 R.G.N.R., nei confronti di Maria Giuseppa VITALE e altri);
  • che di recente sono occorsi tentativi di occupazione delle citate ‘Casette Pater’, sventati dall’intervento dei Carabinieri della Stazione di Acilia;
  • che i suddetti tentativi di occupazione avvengono perché (a detta degli occupanti) “le Casette Pater appartengono al patrimonio ATER del Comune di Roma”;
  • che nessun documento pubblico indica le ‘Casette Pater’ appartenenti al patrimonio ATER del Comune di Roma,

CONSIDERATO

  • che i tentativi di occupazione avvengono spesso con indicazione precisa degli immobili da parte di ignoti ma con evidenti relazioni con gli uffici comunali, al fine di ottenere, da parte dell’occupante, l’assegnazione di una casa popolare;
  • che la correlazione temporale tra la conclusione del decennale processo di alienazione agli assegnatari delle ‘Casette Pater’ (oggetto della diffida sopra citata), i recenti tentativi di occupazione delle stesse nonché la prossima approvazione in Giunta Capitolina del c.d. ‘Piano Casa’ (argomento della chat in oggetto, in cui compare anche l’Avv. Guido LANCIANO, coordinatore nazionale ufficio legale Unione Inquilini),

CHIEDE CON URGENZA

  • un chiarimento da parte dell’Assessorato comunale, degli organi politici amministrativi e degli uffici capitolini competenti, in particolar modo da parte di Yuri TROMBETTI e dell’Assessore Tobia ZEVI, sull’appartenenza o no delle c.d. ‘Casette Pater’ al patrimonio ATER del Comune di Roma e sulle azioni intraprese in risposta alla diffida del 1 luglio 2022 inviata da LabUr.
Pubblicato in Casette Pater | Lascia un commento

OSTIA, LA CONFERMA: LA PISTA CICLABILE RENDE IRREGOLARE LA SEDE STRADALE DEL LUNGOMARE

pista ciclabile raggiDopo che il Ministero dei Trasporti l’ha definita illegittima, dopo che la ex-giunta M5S del Municipio Roma X ha dovuto, per mera propaganda elettorale, approvare un nuovo e dubbio atto amministrativo per completarla, dopo che sono stati spesi 2 milioni di euro per realizzarla – deviando i fondi previsti per il mercato dell’Appagliatore e creando debiti fuori bilancio – dopo aver speso un altro milione di euro per evitare che si allagasse ad ogni pioggia – realizzando sui marciapiedi pozzetti a dispersione, non previsti – la pista ciclabile sul lungomare di Ostia diventa protagonista di una nuova irregolarità.

E’ del 28 febbraio 2023 la documentazione ricevuta dal Municipio Roma X (prot. CO/0027327) in cui si conferma che l’attuale sede stradale del lungomare di Ostia, interessata dalla sedicente pista ciclabile, non è a norma rispetto alle leggi vigenti perché ristrettasi a seguito della realizzazione di quella che può definirsi l’opera più fuorilegge mai realizzata ad Ostia, anche più del Polo Natatorio o del Porto Turistico di Roma

misure stradali lungomare ostia (prot. CO/0027327 del 23 febbraio 2023, Municipio Roma X)

misure stradali lungomare ostia (prot. CO/0027327 del 23 febbraio 2023, Municipio Roma X)

Il Municipio X, con l’invio degli atti amministrativi che definiscono la larghezza della carreggiata lato mare e delle banchine del lungomare di Ostia (nel tratto compreso tra Via Giuliano da Sangallo e il Piazzale Cristoforo Colombo) conferma quanto sostenuto da LabUr in questi anni. Risulta infatti che l’assetto attuale di detto tratto di lungomare è di fatto correlato ai lavori per la realizzazione della pista ciclabile eseguiti con Determinazione Dirigenziale prot. CO/131261 del 30 dicembre 2020, con la quale è stato approvato il progetto esecutivo e il relativo elaborato grafico riportante le misure stradali.

Per esempio, risulta una carreggiata a due corsie larga poco più di 6 metri con assenza della banchina in destra della carreggiata sostituita da un pericoloso cordolo e dalle piazzole di sosta ATAC, fuori sagoma. Una cosa visibile a chiunque. Dunque è fuori norma rispetto alla classificazione stradale del tratto di lungomare stabilita dal “Regolamento viario e classifica funzionale delle strade urbane di Roma Capitale” redatto dal Dipartimento Mobilità e Trasporti e allegato al “PGTU – Piano Generale del Traffico Urbano di Roma Capitale” (Deliberazione di Assemblea Capitolina n. 21 del 16 aprile 2015).

Ricordiamo che ogni aggiornamento della classificazione funzionale della rete stradale del PGTU e del Regolamento deve essere approvato con specifica deliberazione della Giunta Capitolina su proposta del Dipartimento Mobilità e Trasporti, sentiti i Municipi interessati. Cosa mai avvenuta.
L’aver deviato linee ATAC, l’aver privato di parcheggi la più importante sede stradale di Ostia, l’aver complicato l’accessibilità al mare per i disabili, il non aver previsto aree di carico/scarico merci per le attività commerciali, aver creato una difficile mobilità per i mezzi delle forze dell’ordine e di pronto soccorso, non può più rimanere impunito.

Qui di seguito i dati ufficiali che dimostrano che la legge è stata violata senza ulteriori commenti. Abbiamo provveduto ad inoltrare un esposto alle sedi giudiziarie competenti, con nomi e cognomi dei funzionari, dei dirigenti e degli organi politico-amministrativi che hanno ripetutamente commesso atti contro la pubblica amministrazione, addirittura giustificando la sedicente pista ciclabile come misura anti-covid da parte dell’ex presidente del Municipio, Giuliana DI PILLO (M5S).

classificazione PGTU del tratto del lungomare di Ostia interessato alla sedicente pista ciclabile

classificazione PGTU del tratto del lungomare di Ostia interessato alla sedicente pista ciclabile

normativa vigente PGTU per strade interquartiere (IQ) e interzonali (IZ)

normativa vigente PGTU per strade interquartiere (IQ) e interzonali (IZ)

Pubblicato in Pista ciclabile lungomare Ostia | Lascia un commento

INFERNETTO, SUPERMERCATO EUROSPIN: LA CONFESSIONE DEL MUNICIPIO SULLA IRREGOLARITA’

eurospin infernettoSi tratta del supermercato della Eurospin nel Municipio Roma X sulla laterale della via Cristoforo Colombo, sulla destra, dopo via Ermanno Wolf Ferrari, in direzione Roma. Sorto grazie a una complessa e poco trasparente determinazione dirigenziale (la QH/22758 del 30 marzo 2021) è l’emblema della trasformazione urbanistica territoriale di questi ultimi tempi, come già descritto in altri articoli (elencati in calce). Abbiamo iniziato pertanto a verificare la regolarità amministrativa dell’apertura del cantiere (data inizio lavori, 21 febbraio 2021), scoprendo che il ponticello in cemento armato che scavalca l’influente I del canale di Palocco e si immette sulla laterale della via Cristoforo Colombo non è mai stato autorizzato come ingresso di cantiere. Un dettaglio? Non tanto, visto che ha inciso sulla grande viabilità della zona e che è solo il primo tassello di un tortuoso iter burocratico che riserverà (dopo gli accertamenti in corso) alcune sorprese.

Pertanto da quasi due anni documentiamo di questo supermercato le irregolarità comunicateci dagli uffici municipali e comunali di Roma Capitale, nonché quelle accertate dal Gruppo X Mare della Polizia Locale
Tutti sono stati informati: dirigenti, assessori, funzionari. Anche Valeria STRAPPINI, imprenditrice di 45 anni e titolare del ristorante ‘Re Carlo’ ad Ostia, eletta l’11 dicembre 2020 presidente della Confcommercio Ostia Litorale Sud che ha come missione quella di rappresentare le imprese del commercio di Roma e provincia. Non solo, ma anche quella di portare “all’attenzione delle istituzioni, nazionali e locali, istanze e proposte raccolte presso gli Associati, con l’obiettivo di ottenere politiche favorevoli alle imprese e alla crescita economica del territorio”.

Di certo per “politiche favorevoli” non si intende “favoritismi”. Qualcuno, dunque, dovrà spiegare, compreso l’Assessore alle Attività Produttive e il Presidente dell’omonima Commissione del Municipio X, Antonio CALIENDO e Raffaele BIONDO, o l’attuale Comandante del Gruppo X Mare, Stefano DONATI, come mai di quel ponticello che collega il piazzale del supermercato alla laterale della via Cristoforo Colombo non se ne è interessato nessuno.

Per agevolare la memoria, abbiamo aggiunto al sottostante elenco degli articoli già pubblicati, il video in cui l’Arch. Raffaella SEBASTI dichiara la mancanza di autorizzazioni del ponticello in questione, unico accesso per i lavori del cantiere che nessuno ha visto ma di cui tutti sanno. Per ultimo, informeremo anche il consigliere Leonardo DI MATTEO che presiede la Commissione municipale III – Lavori Pubblici e Mobilità e che era presente alle dichiarazioni della SEBASTI.

28 maggio 2021
INFERNETTO, CAOS URBANISTICO: PREVISTO UN SUPERMERCATO SULLA COLOMBO

14 giugno 2021
INFERNETTO, IL SUPERMERCATO FANTASMA SULLA COLOMBO

08 novembre 2021
EUROSPIN, INFERNETTO: IL SUPERMERCATO DELLO SCANDALO

25 gennaio 2022
EUROSPIN INFERNETTO: PASSI CARRABILI SENZA AUTORIZZAZIONE MA IL SUPERMERCATO, DIFFIDATO, NON CHIUDE

Pubblicato in Infernetto Eurospin | Lascia un commento

LA PETIZIONE CONTRO L’INCENERITORE DI ROMA INVIATA DA COPX E’ STATA APPROVATA DALLA COMMISSIONE EUROPEA

copxIn data 23 febbraio 2023 la competente Commissione Europea ha accolto la petizione inviata da COPX, la Rete per la Conferenza sui Rifiuti del Municipio X di Roma di cui LabUr fa parte. La petizione è stata trasmessa anche alla Commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare del Parlamento europeo.
Premesso che spetta agli Stati membri attuare la legislazione dell’UE e garantire la conformità a livello nazionale, va osservato che il progetto dell’inceneritore di Roma rientra nell’ambito dell’indagine EU Pilot 2019 (9541), nell’ambito della quale l’Europa sta analizzando l’attuazione del sistema di gestione dei rifiuti nel Lazio. Per tale motivo, l’Europa sta chiedendo alle autorità italiane maggiori informazioni in merito alla coerenza del progetto con gli obiettivi del piano di gestione dei rifiuti del Lazio, senza però riscontrare una costruttiva collaborazione.

LabUr continuerà pertanto all’interno di COPX, vista l’inerzia e la mancata diligenza del Governo Italiano, ad attivarsi per la tutela della pubblica e privata incolumità, della trasparenza amministrativa e del rispetto delle vigenti leggi sulla salute dei cittadini e dell’ambiente.

0713-22.ITÈ necessario un chiaro cambio di rotta, non è possibile procedere sempre in emergenza con decisioni che non tengono conto del benessere delle persone: Roma ha bisogno di un ciclo dei rifiuti efficiente e funzionante. Ben venga pertanto l’attenzione del Parlamento europeo come organo attento alle istanze dei cittadini. Siamo esausti della tecnica dello scaricabarile e di decisioni anti-ecologiche e retrograde che attentano alla salute. Continueremo a fare rete per scambiare le opinioni e per suggerire soluzioni alternative all’inceneritore. I cittadini sanno cosa vuol dire ammalarsi di tumori e vivere in un ambiente malsano: vogliamo che tutti abbiano la possibilità di scegliere il proprio futuro.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

CHIOSCHI SEQUESTRATI DI CASTELPORZIANO: LA RIAPERTURA SPETTA ALLA PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA

chioschiDopo le imbarazzanti dichiarazioni rilasciate i giorni scorsi a mezzo stampa dal Presidente del Municipio X, Mario FALCONI, in cui ha sostenuto di poter affidare i chioschi sequestrati a Castelporziano entro l’estate, rimane l’amarezza di un’evidente deriva amministrativa in corso. Ricordiamo a FALCONI che il Comune di Roma non paga la concessione demaniale dell’intera spiaggia libera dal 2010 e che il sequestro dei chioschi è avvenuto pochi giorni dopo la sua partecipazione ai festeggiamenti per i 57 anni di vita delle strutture. Tutto è dunque nelle mani del Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica che dovrà trovare, con la Capitaneria di Porto di Roma (Ministero dei Trasporti), una soluzione mediatrice tra la convenzione oggi violata – quella del 1965 con cui Giuseppe SARAGAT aprì i cancelli ai romani – e la vigente normativa sul demanio marittimo. Sempre che la Capitaneria di Porto identifichi, una volta per tutte, quali sono i reali confini del demanio marittimo, la c.d. “dividente demaniale”.
Ad oggi sul Litorale romano di Castelporziano insistono, da Sud a Nord, tre tipologie di strutture balneari. La prima è quella di Capocotta, 5 chioschi dichiarati abusivi che dal 2015 godono di una deroga alla chiusura, nelle more dell’elaborazione di una procedura di gara. Tra questi spicca il caso del “Mediterranea” in mano a Legambiente. Poi ci sono i 5 chioschi di Castelporziano subentrati negli anni ‘90 all’Ente Comunale di Consumo. Sono stati sequestrati a fine 2022 perché senza titolo, essendo scaduta nel 2014 la convenzione con il Comune di Roma all’interno della convenzione madre del 1965 siglata dal Comune con la Presidenza della Repubblica e l’Autorità marittima. Infine, ci sono circa 25.000 mq di demanio marittimo all’interno della Tenuta Presidenziale di Castelporziano, al confine con l’ultimo stabilimento balneare di Castelfusano, “La Marinella”, che risultano occupati dallo stabilimento balneare del Circolo Dipendenti del Quirinale (“CDQ”), già balzato alla cronaca qualche anno fa per l’uso del tutto singolare di poliziotti come bagnini e quindi sottratti al servizio operativo. A regolamentare il rapporto tra il “CDQ” e il Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica è la convenzione contenuta nel D.S.G. 9 marzo 2018, n. 52, che contempla anche la fattiva collaborazione del Circolo per la realizzazione dei progetti sociali a Castelporziano. Un esempio è stato il Protocollo d’Intesa firmato con la Regione Lazio (D.G.R. 17 maggio 2022, n. 308) per la VII edizione del centro estivo diurno in favore di adulti e minori con disabilità nei mesi di giugno, luglio e agosto 2022. Il Protocollo prevedeva la fruizione gratuita delle strutture e dei servizi balneari del “CDQ”, ivi inclusi i servizi in spiaggia quali ombrelloni, cabine, sedie, sdraio e la consumazione gratuita dei pasti presso le predette strutture. Dello stabilimento “CDQ” non è pubblico il titolo amministrativo, cioè la concessione, e neppure l’eventuale importo pagato allo Stato per l’occupazione del demanio marittimo. Eppure, non è invisibile. Circondato da dune e da macchia mediterranea, comprende infatti anche campi da beach volley, beach tennis e beach soccer, nonché una bella piscina da 15 metri, più una zona giochi attrezzata e l’immancabile ristorante interno, oltre a parcheggi, cabine e servizi. Se la scusa addotta per tenere aperti i chioschi dichiarati abusivi di Capocotta è stata quella ambientale al fine di garantire una sorveglianza sul delicato sistema dunale costiero, e se lo stabilimento “CDQ” sta sempre più adoperandosi per favorire una più ampia e qualificata possibilità di fruizione della spiaggia a favore delle categorie socialmente fragili, non si capisce perché i chioschi di Castelporziano, anch’essi a difesa delle dune e voluti da SARAGAT per i romani meno abbienti, debbano rimanere chiusi e perché non si trovi per essi una soluzione analoga agli altri due casi.
Di certo non sarà Mario FALCONI a decidere le sorti dei chioschi sequestrati di Castelporziano, ma la Presidenza della Repubblica, su cui ricade tutta la responsabilità di attivare la Capitaneria di Porto affinché rediga il mancante verbale di delimitazione del demanio marittimo ai sensi dell’art.32 del Codice della Navigazione e dell’art.58 del relativo Regolamento. Solo il tracciato di questa linea di confine a terra – che separa il bene pubblico (demanio marittimo) e i beni di altri (in questo caso, la Tenuta di Castelporziano) – potrà fare chiarezza. Infatti, se i chioschi di Castelporziano non fossero insistenti sul demanio marittimo, dovrebbero essere dissequestrati. Diversamente, sarebbe da capire a quale forma di legittimità rispondono le due aree balneari fruibili laterali ai chioschi di Castelporziano (Capocotta a Sud e lo stabilimento “CDQ” a Nord), visto che la dividente demaniale è la stessa, ad oggi identificata con la linea delle dune costiere.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

‘CASETTE PATER’ L’ALIENAZIONE DEL COMUNE DI ROMA PER ESTINZIONE DEI PARTECIPANTI

labur pate4Tanta propaganda, zero fatti, anche con l’Amministrazione GUALTIERI. “Dobbiamo provare a rendere più dinamico il processo di acquisizione e alienazione degli immobili“, così l’Assessore al Patrimonio e Politiche Abitative del Comune di Roma, Tobia ZEVI, il 5 gennaio scorso.
A luglio 2022, LabUr aveva sollevato il caso delle Casette Pater di Acilia, il complesso di circa 300 lotti con abitazioni voluto da Mussolini negli anni ’40 presso i Monti di S.Paolo, lasciato in completo abbandono e ormai preda delle occupazioni abusive. L’Organo di Revisione, che controlla il bilancio capitolino, aveva rilevato infatti che il Comune non ha mai rispettato il piano di vendite (definito da decenni) secondo quanto previsto per legge. Un danno patrimoniale segnalato da LabUr anche al Municipio Roma X che dal 1951 avrebbe dovuto adempiere a tutti gli interventi di carattere tecnico attinenti alla gestione delle c.d. Casette Pater. Più di 60 anni di colpevole assenza di qualunque manutenzione ordinaria e straordinaria da parte del Comune e gestionale da parte del Municipio.
Per questa ragione LabUr aveva chiesto di verificare con la massima urgenza la completezza di tutti gli atti amministrativi necessari all’ alienazione delle “Casette” di Acilia agli aventi diritto che avevano già manifestato interesse all’acquisto.

L’INCONTRO CON IL DIPARTIMENTO

Solo il 2 dicembre 2022, dopo 5 mesi, c’è stato un incontro presso il Dipartimento con il Presidente della Commissione Patrimonio e Politiche abitative, Yuri TROMBETTI, alla presenza anche del Comitato “Casette Pater Acilia”.

LO STORICO

Da circa 30 anni, i cittadini a cui sono arrivate le lettere del Comune di Roma con un prezzo di vendita, per una ragione o per l’altra, non sono mai riusciti a concludere l’operazione di compravendita presso il notaio. Il cd “comprensorio Casette Pater Acilia” era stato infatti messo in vendita dal Comune di Roma come terreno perché le casette erano state realizzate nel 1936, senza fondamenta e in paglia, e dovevano durare 10 anni in attesa di un ricollocamento delle famiglie. Ad oggi quelle casette, dove il Comune non si è mai preoccupato di fare manutenzione, se stanno in piedi è perché chi ci sta dentro ha fatto manutenzione, realizzato gli impianti, portato i bagni all’interno delle case. Di fatto sono inabitabili.
Poi, negli ultimi anni, il Comune ha deciso di vendere non più i terreni, ma gli immobili. Dall’operazione di alienazione sono però rimasti fuori circa 70/80 lotti di coloro che non sono riusciti a vendere per tutta una serie di problematiche. Nel frattempo, su quel comprensorio, è accaduto di tutto, compresi abusi condonati dal Comune di Roma che hanno leso i diritti di chi attendeva di procedere all’acquisto del terreno lasciando inalterato il vecchio immobile.

LA MANCATA ALIENAZIONE

Da 10 anni le Casette Pater risultano in vendita nel DUP del Comune di Roma, ma il Dipartimento non riesce a risolvere due problematiche: la prima è il frazionamento, la seconda una serie di abusi edilizi (che però non sono mai stati certificati dagli enti competenti) che hanno condizionato la finalizzazione della vendita da parte del Comune di Roma. Il prezzo nel frattempo è risultato fuori mercato. Inoltre, tra i compratori ci sono diverse persone che avevano diritto, secondo la vecchia delibera del 1990, ma lo hanno perso nel corso degli anni.I l Comune ammette di non aver mai operato alcuna manutenzione perché considerava le ‘Case del Duce’ provvisorie e dunque andavano obbligatoriamente demolite essendo case in paglia e senza fondamenta.

Quindi gli inquilini potevano comprare, ma avevano l’obbligo della demolizione prima della ricostruzione. Le persone che in questi anni sono riuscite a farlo hanno ricostruito addirittura con premi di cubatura e abusi, mai certificati, che hanno addirittura danneggiato i confinanti in attesa di acquisto, che oltre al danno hanno subito la beffa di vedere i loro immobili, considerati inagibili, occupati dagli abusivi. Nonostante i solleciti dei notai, la compravendita non è andata avanti a causa del mancato frazionamento da parte del Comune.

IL DANNO ERARIALE

LabUr – Laboratorio di Urbanistica, il 1° luglio 2022, ha inviato un’istanza di verifica amministrativa con carattere di urgenza per la predisposizione delle deliberazione di Assemblea Capitolina per l’alienazione delle “Casette Pater Acilia” così come previsto dal DUP 2022 – 2024 (codice 1.a.LA.0105.19) non essendo stato rispettato il relativo piano di alienazione secondo quanto previsto ex art. 58 comma 1, L.n. 1112/2008. Durante la riunione, il Dipartimento il 2 dicembre ha ribadito che il Comune di Roma ha dei terreni da vendere su cui insistono delle pertinenze, le c.d. “casette”, che possono essere demolite e ricostruite. Il problema è che il Comune non vende a prescindere da cosa venda, terreno o casa che sia. Gli assegnatari dei terreni e i loro eredi sono ben individuati, essendo stati anche censiti, e ci sono delibere su delibere che sanciscono i loro diritti all’acquisto, ma il Comune non vende danneggiando di fatto un bene patrimoniale per mancata manutenzione.
Ancora oggi, incredibilmente, l’Amministrazione Capitolina non sa se “Casette Pater” siano da considerarsi ERP oppure Patrimonio, aspetto amministrativamente derimente. Se sono ERP i beni sono andati in tutti questi decenni in deperimento per mancata manutenzione da parte del Comune, se sono Patrimonio il Comune sta di fatto tardando a vendere creando un danno erariale, cosa per altro ribadita anche dall’ OREF (Organo di Revisione Economico-Finanziario) e dalla Procura di Roma.

L’ABUSIVISMO

Secondo quanto riferito in riunione dal Dipartimento sarebbero addirittura da considerarsi misti: ERP per quanto riguarda le “casette”, per tutto il resto Patrimonio disponibile, con il piccolo particolare che il Comune non ha mai operato alcuna manutenzione e addirittura ha posto in morosità chi si è sostituito a lui nella manutenzione ordinaria e straordinaria, dai tetti all’installazione dei termosifoni.
A causa del mancato frazionamento da parte del Comune sono stati compiuti degli abusi nel corso degli anni da parte di alcune persone che hanno comprato su invito del Comune, ma che hanno inglobato, con il permesso del Comune, porzioni di terreno assegnate ad altri che così hanno perso la possibilità di demolire e ricostruire le loro “casette” per insufficienza di metratura.
Dunque gli ultimi 70/80 aventi diritto non riescono a chiudere la questione della compravendita con il Comune di Roma.

CONCLUSIONI

Cambiano le Amministrazioni, ma i problemi no. Anzi si aggravano. Già ai tempi del Sindaco MARINO naufragò la proposta di delibera preparata dagli uffici con cui si delineavano le modalità e il prezzo di vendita, essendo la delibera del 1990 non più applicabile. Cadde la Giunta davanti al notaio, chissà se lo stesso che sollecitava il Comune al frazionamento delle Casette Pater.
Questo lassismo colpevole ha prodotto negli anni distorsioni senza fine. Nel 2006, ad esempio, a seguito di una lettera del Comune di Roma, coloro che hanno aderito all’offerta di vendita del lotto a 45 euro al mq avevano un certo indice di edificabilità che oggi però non esiste più.
I continui cambiamenti che vengono operati dal Comune hanno di fatto pregiudicato gli aventi diritto.
Il problema non è amministrativo, ma di volontà politica. Nulla si è più saputo circa la riunione del 5 dicembre scorso tra il Direttore del Dipartimento Patrimonio e Politiche Abitative, il Presidente TROMBETTI e l’Assessore ZEVI, così come di tutte le altre promesse, ma il Comune ha continuato a mettere a bilancio la vendita di queste “casette”. Evidentemente il Comune di Roma, a guida GUALTIERI, ha deciso di risolvere la questione per estinzione dei partecipanti.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

DOSSIER PASOLINI – LA MORTE NELLA NUOVA OSTIA COMUNISTA

dossier pasolini

Il corpo di Pier Paolo Pasolini fu trovato il 2 novembre 1975, giorno della ricorrenza dei morti, nella zona dove oggi sorge il Porto Turistico di Roma ad Ostia, attuale Municipio X (ex-XIII, già Circoscrizione XIII del Comune di Roma). Il luogo era vicino non all’abitato dell’Idroscalo di Ostia, ma ai famigerati palazzi Armellini di Nuova Ostia, una delle storie di speculazione edilizia più gravi della Roma post bellica.

Pasolini fu ucciso, ma chi e perché rimane ancora un mistero. E’ dei giorni scorsi la notizia battuta dall’ANSA che è stata depositata alla Procura di Roma una istanza per chiedere la riapertura delle indagini relative all’omicidio di Pier Paolo Pasolini. L’atto è stato redatto dall’avvocato Stefano Maccioni, a nome del regista David Grieco e dello sceneggiatore Giovanni Giovannetti, e chiede di accertare a chi appartengano i tre Dna individuati dai Carabinieri del Ris nel 2010 sulla scena del crimine.
Quello che è certo è che il poeta fu aggredito da più persone e volutamente sfigurato, passando più volte con un’auto sul suo corpo esanime. Una morte volutamente archiviata, tra bugie, silenzi e depistaggi, come quella di un corruttore di minorenni omosessuale, “frocio e basta”.

Pasolini è stato condannato a morire come un omosessuale che paga i ragazzini, ammazzato da un minorenne mentre cerca di violentarlo. Una morte infamante, che azzera la verità scomoda, che nasconde il verbo pasoliniano.

E poi teorie su teorie, anche quella provocatoria, simbolica e potente (e forse nemmeno troppo peregrina) di un grande intellettuale che ha scelto il luogo, la data e il modo per morire: il suo lamento funebre.
LabUr vuole dare un contributo a questa violenta vicenda che ha segnato e continua a segnare la storia di questo Paese e del Municipio X, in particolare dell’Idroscalo. Perché al di là delle sentenze, delle inchieste, delle rivelazioni, dei teoremi, dei complotti, nessuno si è curato dei ragazzi sulla soglia del delitto. Silenti, allora, faranno rumore nella loro carriera criminale – senza cesura tra bene e male, innalzati ad eroi di fiction che scivolano nell’epica del banalità del male – testimoni che forse trovò solo Sergio Citti dieci giorni dopo il ritrovamento del corpo e rivelati solo nel 2005 pochi mesi prima di morire e che chissà se faranno parte di un prossimo processo.

La scena del crimine è tutto. Il luogo dove è stato compiuto un crimine è il punto di congiunzione tra la criminalistica e la criminologia. L’unico in grado di farci capire chi sia il colpevole. E di questo LabUr vuole narrare, della scena del crimine, un approccio diverso dai mille racconti non veritieri narrati da chi quei posti non li ha mai conosciuti.

IL CONTESTO STORICO

La morte di Pasolini avvenne un mese dopo l’orribile massacro del Circeo che scosse e indignò l’intera nazione.

Era la notte tra il 30 settembre e il ottobre 1975. Un Metronotte avvisa i Carabinieri che dal bagagliaio di una FIAT 127 si sentono dei lamenti. Quando viene aperto, i militari trovano due giovani ragazze avvolte in bustoni di plastica, nude, ferite, i volti ridotti a maschere di sangue. Una, è morta. I tre macellai sono giovani dei Parioli, quartiere dell’alta borghesia romana appartenenti al mondo della militanza politica armata di estrema destra. Un analogo fatto di cronaca, avvenuto pochi giorni dopo (l’8 ottobre 1975) nella periferia romana c.d. di ‘sinistra’, viene invece relegato dal quotidiano L’Unità nella cronaca locale.

In un prato ai margini della Circonvallazione Subaugusta (Cinecittà), sette ragazzi – il più grande 18 anni, il più piccolo 15 – prelevano da una FIAT 125 una giovane ragazza che si era appartata con il fidanzato. Lui viene bastonato e rinchiuso nel bagagliaio, lei violentata a turno. Un’azione preparata in un bar di piazza Don Bosco, con la stessa violenza del Circeo: «Bada che ti facciamo quello che hanno fatto a Rosaria Lopez», la ragazza uccisa dai pariolini. La violenza nelle periferie in quegli anni era impressionante.

LA CONDANNA DELLA SINISTRA

Erano gli anni dove tutto veniva confinato in un clima infuocato di una politicizzazione integrale del discorso pubblico.

Proprio l’8 ottobre del 1975, dalle colonne del Corriere della Sera, mentre L’Unità nasconde la violenza nella proletaria Cinecittà, Italo Calvino sferra un durissimo attacco alla società borghese prendendo spunto dal massacro del Circeo di una settimana prima. I carnefici erano «borghesi», «fascisti», «pariolini», violenti. Una efferatezza bestiale contro donne «proletarie», una propensione al sopruso «di classe» in una condizione di illegittimo privilegio.

Sarà solo Pasolini, il 30 ottobre, due giorni prima che trovassero il suo corpo ammazzato, a criticare Calvino sulle pagine de Il Mondo, una cruda denuncia al clima di violenza diffuso che in quel periodo esprimevano i giovani di Roma, una città appena uscita dal tentativo del colpo di Stato noto come «Golpe Borghese» (7-8 dicembre 1970), dal nome dell’ex comandante fascista Junio Valerio Borghese, a capo del Fronte Nazionale.
Erano gli anni di piombo, erano gli anni in cui si era passati dall’estremismo al terrorismo. Erano gli anni della fine della dittatura in Spagna di Francisco Franco, morto il 20 novembre 1975. Erano gli anni del colpo di Stato in Cile di Augusto Pinochet ai danni del governo democraticamente eletto di Salvador Allende.

Nella citata “Lettera luterana” rivolta a Calvino (“Tu dici”) Pasolini scrisse che anche se su livelli sociali diversi, i comportamenti dei giovani erano identici. Pariolini e borgatari erano contagiati dalla stessa brutalità.

«Tu hai privilegiato i neofascisti pariolini del tuo interesse e della tua indignazione, perché sono borghesi. La loro criminalità ti pare interessante perché riguarda i nuovi figli della borghesia… Se a fare le stesse cose fossero stati dei “poveri” immigrati a Milano o a Torino, non se ne sarebbe parlato tanto in quel modo. Per razzismo. Perché i “poveri” delle borgate o i “poveri” immigrati sono considerati delinquenti a priori. Ebbene i “poveri” delle borgate romane e i “poveri” immigrati, cioè i giovani del popolo, possono fare e fanno effettivamente (come dicono con spaventosa chiarezza le cronache) le stesse cose che hanno fatto i giovani dei Parioli… I giovani delle borgate di Roma fanno tutte le sere centinaia di orge (le chiamano batterie) simili a quelle del Circeo; e inoltre, anch’essi drogati… tutte le sere quelle centinaia di batterie implicano un rozzo cerimoniale sadico. L’impunità di tutti questi anni per i delinquenti borghesi e in specie neofascisti non ha niente da invidiare all’impunità dei criminali di borgata».

Una realtà vera e vissuta di persona da Pasolini, una realtà che si ritrova nelle parole di David Maria Turoldo dedicate alla madre del poeta e da lui lette al funerale a Casarsa, nella chiesa di Santa Croce, il 6 novembre 1975: «C’è troppa violenza su Roma. Non c’è un fiore più che sbocci e non un alito di vento che ne spanda il profumo; non un fanciullo con la faccia pura; non un prete che preghi».

Per Pasolini il mostro dell’omologazione consumistica aveva disintegrato le classi. La sua risposta a Calvino era una sferzata ai comodi clichés della cultura di sinistra e solo la morte all’Idroscalo di Ostia, quarantotto ore dopo, impedì il consueto profluvio di polemiche che negli ultimi anni aveva travolto ogni sua scorreria «corsara». Pasolini aveva colto la narcotizzante pigrizia intellettuale, l’aggrapparsi a certezze solide ma inaridite dall’uso e dall’abuso: l’antifascismo rituale, l’identificazione convenzionale tra borghesia italiana e fascismo, la pretesa di fissare una volta per tutte l’inferiorità antropologica e financo umana del «nemico».

IL PALCOSCENICO DI NUOVA OSTIA

Screenshot 2023-03-08 15.19.55Cosa abbia portato quel corpo ammazzato a giacere riverso sulla sporca sabbia di Nuova Ostia in una mattina di pioggia della Festa dei Morti, nessuno lo sa, nessuno lo dice evnessuno lo ricorda. Il corpo fu trovato il 2 novembre 1975 a neanche 500 metri in linea d’aria dalle palazzine Armellini di Nuova Ostia, terminate appena 6 anni prima, le così dette ‘case di ricotta’, edifici fatiscenti perché realizzati con le peggiori regole della speculazione edilizia di quei tempi.

La storia del degrado comincia nel 1968 quando 600 famiglie di senza tetto occuparono la gran parte di quelle palazzine, baraccati provenienti da ogni parte della città e guidati nella lotta dal SUNIA (Sindacato Unitario Nazionale Inquilini ed Assegnatari), dal PCI e dal PSI. In 4 anni occuparono tutto: appartamenti, negozi, scantinati. Un migliaio di sardi, interi gruppi di zingari, famiglie trapiantate dagli ex borghetti Tiburtino, Pietralata, Pigafetta, San Basilio, Trionfale e soprattutto Acquedotto Felice.

fotogrammi del film Ostia

fotogrammi del film Ostia

Palazzine che balzarono alla cronaca il 25 maggio 1969 sulle pagine de L’Unità: “Ostia: cemento sulla spiaggia. Centinaia di appartamenti a ridosso del mare e la speculazione continua – Un enorme cantiere che ha ingoiato chilometri di litorale, spiaggia, verde, spazi”. Proprio qui, su queste spiagge “ingoiate”, verrà girato nell’estate del 1969 il film Ostiauscito nelle sale a marzo del 1970, opera prima di Sergio Citti sotto l’egida di Pier Paolo Pasolini che ne curò il soggetto, la sceneggiatura e la «supervisione tecnica e artistica». Non è una mera suggestione che proprio nel luogo dove nel 1975 fu trovato il corpo del poeta si ambientino le scene più importanti del film, quasi che Pasolini avesse voluto crearsi un proprio palcoscenico. Nel degrado. Si chiude con le immagini del film, dopo 20 anni, la “gita ad Ostia” con cui si apriva Ragazzi di Vita nel 1955, continuato poi con il reportage della lunga estate del ’59 in cui Pasolini arrivò “a Ostia sotto un temporale blu come la morte” e dove “il grande formicaio” viene dipinto con parole crude e a tratti violente. Ostia che ritorna nei versi profetici di “Poesia in forma di rosa” sui “figli fascisti, avviati ai mondi della nuova Preistoria.

Non un caso neppure che tre anni dopo, nel 1972, il fallimento della lottizzazione di Armellini si trasformò in un grande affare (ancora oggi in essere, dopo 50 anni) grazie all’intervento del Comune di Roma che prese in locazione quelle migliaia di appartamenti («In condizioni pessime», scrissero i funzionari comunali) per la sistemazione alloggiativa dei senzatetto.

Fu così che avvenne la finale deportazione delle famiglie baraccate dell’Acquedotto Felice, una zona all’altro capo di Roma, conclusasi nel 1973. Un trasferimento doloroso, che si può cogliere dalle parole di don Roberto Sardelli.

Un’apparente conquista sociale veniva pagata a carissimo prezzo: «il tessuto umano che faticosamente avevamo organizzato si sfilacciava… abituati a dominare l’ambiente che avevamo costruito noi, giorno per giorno, ci trovavamo ora in un ambiente che ci dominava e che per di più ci si mostrava ostile». Arrivati a Nuova Ostia scoprirono di essere passati da una marginalità a un’altra. Tante cose erano rimaste le stesse: «ci trovammo senza le strade, senza le fogne, senza i servizi socio-sanitari, senza scuole, senza illuminazione pubblica».

Chi, politicamente, gestiva la zona, era la sezione del PCI di via Baffico, poi trasferitasi nella famigerata via Forni, che a Nuova Ostia rastrellava il 70% dei voti. Le migliaia di famiglie vennero suddivise nelle palazzine per provenienza regionale o per borgata di origine. Questa divisione non creò una amalgama, ma consolidò la separazione fatta di vere e proprie sparatorie da un palazzo all’altro. Una piccola città violenta nel cuore di Ostia, il quartiere che mai si è sentito parte di Roma.

A Nuova Ostia i bambini giocano in mezzo ai rifiuti, col liquame che fuoriesce dalle fosse biologiche quando c’è alta marea. Casi di tifo e di epatite virale. Un campo sportivo viene realizzato con l’occupazione di una zona destinata a verde pubblico attrezzato. I centri ricreativi e associativi sono limitati alla sezione del PCI e alla parrocchia, ricavata nei vani di un grosso negozio. Disoccupazione con percentuali bulgare. La gente si inventa i mestieri. In questo quadro di abbandono si propaga la degenerazione sociale: droga, prostituzione minorile, scippo organizzato, racket dei negozi. Le cronache di 50 anni fa non sono poi molto diverse da quelle di oggi: “delinquenza che tende a dividere la popolazione in gruppi, rivali, in piccole «mafie» impegnate, anche con la violenza e la sopraffazione, a risolvere il problema del pane. C’è quella dolorosa piaga che verrà definita «guerra tra poveri»”.

Un fatto di cronaca su tutti. In via delle Corazzate, il 18 gennaio 1975, Walter Bentini, 29 anni, muore dilaniato per l’esplosione di una bomba che stava cercando di collocare sotto l’auto di un rivale occupato nel settore del racket e delle bische clandestine.

NUOVA OSTIA E L’INTERVENTO DI PASOLINI

Racconta Giorgio Jorio (artista, padre del centro ‘Affabulazione’ di piazza Marco Vipsanio Agrippa, a Nuova Ostia) in un’intervista del 2015, 5 anni prima della sua scomparsaIl degrado culturale, etico e sociale era veramente preoccupante. Con tutti i compagni ci riunivamo per capire come si potesse fare. Veniva alle riunioni anche Don Sardelli, che con la sua esperienza nelle borgate si inventò la soluzione. “Chiamiamo Pasolini, che è un grande artista, scrittore illuminato che sa vedere le cose e sa indicare le soluzioni a problemi come questi”. Lo chiamo riferendogli il problema. In quell’epoca era impegnato a girare in Africa il film “Il fiore delle mille e una notte”. Ordinatissimo nella sua agenda, che si curava da solo, trovò gli spazi per venire e fissò un calendario di parecchi giorni. Nell’ottobre del 1974 cominciò a girare per ascoltare e capire quale fosse il problema e andò avanti fino a marzo del 1975: viaggio che io seguii, fatto di interviste con il suo metodo maieutico che conosciamo bene, di tirar fuori dal popolo quello che aveva dentro per scoprire quale fosse la sua necessità e dare una risposta e delle soluzioni. A Nuova Ostia esistevano dei luoghi proibiti a tutti, anche ai comunisti. Erano i luoghi della piccola malavita che si stava organizzando: Pier Paolo fu accolto anche lì e parlò e fece parlare i piccoli scippatori, i truffatori, gli iniziali strozzini. Dopodiché si fece un’assemblea pubblica dove lui tirò le conclusioni di questo viaggio. Egli disse ai comunisti ma anche al prete della chiesetta nei garage occupati: “Avete fatto un lavoro bellissimo perché qui non c’era nulla, siete riusciti ad avere i marciapiedi, l’asfalto, la scuola Guttuso, avete portato qui la seconda biblioteca comunale a via Forni, avete risposto ai beni primari, anche se manca ancora un punto di riferimento sanitario. Ma quello che manca sono dei luoghi di incontro, di cultura e di socialità”. Qualcuno di noi pensò ai centri sociali ma lui rispose che quel tipo di aggregazione aveva finito la sua funzione salvifica e storica, perché erano diventate delle isole felici di una certa parte del pensiero e della cittadinanza, ma parlandosi esclusivamente tra loro non servivano più a niente. Dovevano essere dei luoghi aperti alla città e a tutti, dei luoghi non diretti verticalmente ma autodiretti e autorganizzati. Disegnò quello che diventò 17 anni dopo il centro socio culturale di Piazza Agrippa, il cui statuto e i principi fondativi furono fatti sulla relazione di Pasolini, che io e altri compagni avevamo appuntato durante l’assemblea”.

LA MORTE DI PASOLINI A NUOVA OSTIA

pasolini e testimoniIn questo ambiente di degrado e violenza, lo stesso denunciato da Pasolini dopo il delitto del Circeo, dopo le polemiche con Calvino, dopo l’isolamento dal PCI, dopo lo scomodo interessamento del poeta che voleva portare cultura dove interessavano invece i voti e dove le mafie già proliferavano, dove Pasolini aveva già visto il suo palcoscenico finale, il racconto di Giorgio Jorio è emblematico: “Erano le 6.30 del mattino ed eravamo in sezione a preparare la diffusione straordinaria di quel giorno. Da sopra la sezione, Bellini mi chiamò urlando: “Hanno ammazzato il tuo amico, quello scrittore, quel frocio! Sta all’Idroscalo”. Io e Grottola ci muovemmo immediatamente: avevano già messo una recinzione molto, troppo ampia e non si vedeva nulla. Lui conosceva bene la zona e quindi riuscimmo, passando dietro le case dei pescatori, ad arrivare dove c’era il corpo, ancora scoperto. Eravamo a 6/7 metri da lui e purtroppo lo vidi: fu uno spettacolo orribile. Osservai anche le condizioni del campo in cui era stata assassinato: non era difficile capire che li c’era stato un branco di persone che l’avevano attaccato, inseguito e bastonato. Dissi questa cose anche in tv ma nessuno mi ha mai chiamato per fare una testimonianza”.

Pasolini era un frocio e doveva morire nel degrado, vittima della violenza delle periferie che il PCI, che lo aveva rinnegato, difendeva in contrasto alla borghesia di destra. Pasolini è morto come le ragazze del Circeo ma in una Nuova Ostia, comunista nelle urne, violenta nella realtà.
Non solo non venne sentito Giorgio Iorio, ma nemmeno i ragazzi ritratti nella famosa foto apparsa su tutti i quotidiani. Questo fu il luogo del delitto. Nessuno lo ha mai narrato.


RIFERIMENTI

Pasolini 1922 – 2022, un mistero italiano” di Lucia Visca (Ed. All Around)

Dalla parte degli ultimi. Una scuola popolare tra le baracche di Roma” di Roberto Sardelli, Massimiliano Fiorucci (Ed. Donzelli)

archivio L’Unità

https://www.lamiaostia.com/intervista_jorio/

http://schiavoneandrea.blogspot.com/2017/11/nuova-ostia-via-forni-la-ex-sede-del-pd.html

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento