OSTIA, PISTA CICLABILE. RISPONDE LA RAGIONERIA DI ROMA CAPITALE: “LAVORI MAI AUTORIZZATI”

IMG-20210529-WA0002La Ragioneria Generale di Roma Capitale (Direzione “Gestione – Controllo di regolarità contabile atti Municipi“) ha confermato la nostra denuncia di 3 mesi fa: i lavori della finta pista ciclabile sul lungomare di Ostia non sono mai stati autorizzati.

Screenshot_20210529-110556Infatti la Determinazione Dirigenziale n.1683 del 5 agosto 2020 (con la quale si sono spesi 115mila euro) non è mai diventata esecutiva per mancanza del visto di regolarità contabile da parte della stessa Ragioneria Generale di Roma Capitale. Un bel danno erariale di cui Giuliana DI PILLO dovrà rispondere davanti alla Procura contabile e penale.

Non solo.

Definita in maniera non veritiera come “opera pubblica incompiuta“, Giuliana DI PILLO ha richiesto alla Ragioneria di inserire a bilancio 1.800.000 euro per il suo completamento e con Determinazione Dirigenziale CO/991/2021 del 26 aprile 2021 ne sono stati addirittura aggiudicati i prossimi lavori.

Mentre collassa la viabilità del Municipio, Giuliana DI PILLO spende così 2 milioni di euro per una pista definita illegittima dal decreto n.598 del 28 dicembre 2020 emesso dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e rivelatasi illegale perchè mai autorizzata da Roma Capitale per la sua realizzazione.

Rattristano certi silenzi del Corpo di Polizia Locale di Roma Capitale che è alle dipendenze amministrative e funzionali del delegato della Sindaca Virginia RAGGI, Paolo FERRARA.

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INFERNETTO, CAOS URBANISTICO: PREVISTO UN SUPERMERCATO SULLA COLOMBO

20210310_114030Un grande supermercato della Eurospin Lazio Spa (oltre 1.500 mq, più parcheggi e strutture di servizio) aprirà sulla complanare della via Cristoforo Colombo, unica uscita da via Ermanno Wolf Ferrari verso Roma per il quartiere Infernetto, un tratto di strada da sempre congestionato dal traffico e soggetto a rischio idraulico per la presenza dell’influente L del Canale Palocco. Il costo di realizzazione è di 2,5 milioni di euro.

E’ l’esito di un tortuoso iter amministrativo iniziato a giugno 2018 con parere negativo in conferenza dei servizi poi sbloccato in maniera definitiva soltanto il 30 marzo 2021 con Determinazione Dirigenziale QH/169/2021 da parte del Dipartimento Sviluppo economico Attività Produttive a firma del Dirigente, Tonino EGIDDI, appena dopo aver ottenuto il permesso di demolizione delle strutture esistenti (d.d. 102 del 19 febbraio 2021, prot.n.12974, lavori iniziati il 22 febbraio). Il tutto, fuori dalle competenze di pianificazione e attuazione del preposto Dipartimento di Urbanistica di Roma Capitale che dovrebbe spiegarci quale attività di controllo esercita sul territorio visto che i lavori di ‘costruzione’ sembra fossero già iniziati il 10 marzo 2021.
La proprietà del terreno è della MDS Costruzioni srl di Angelo DI STASI, acquisito da Gianfranco BINDI. Solo dopo il fine lavori e l’attivazione della struttura commerciale subentrerà la Eurospin che dovrà rispettare tutti gli obblighi di legge.

In un quartiere devastato urbanisticamente come l’Infernetto non serviva applicare con urgenza disposizioni di “rigenerazione urbana per il recupero edilizio” finalizzate a costruire un nuovo supermercato. Anche perché il supermercato non darà seguito alla cessione di aree pubbliche e alla realizzazione delle opere a scomputo degli oneri concessori previsti nell’area. Tali attività rimangono competenza dei precedenti proprietari ma solo dopo l’approvazione del progetto esecutivo del Toponimo 13.08 “Infernetto – via Lotti” adottato nel 2013 che ancora deve definire come recuperare gli standard urbanistici (parcheggi, servizi, verde) per un nucleo di edilizia ex-abusiva stimato intorno ai 2mila abitanti. Non è questo il modo di disegnare una città.

Ci chiediamo a questo punto se sia tutto regolare. Il dubbio nasce dall’impossibilità dopo quasi 3 mesi di risalire a una informazione basilare: chi ha autorizzato l’entrata dell’attuale cantiere sulla complanare della Colombo che scavalca l’influente L del canale Palocco su un ponticello forse abusivo? Nessuno lo sa. Non lo sa il Municipio Roma X, non lo sa il Corpo di Polizia Locale di Roma Capitale – Gruppo X Mare, non lo sa il Dipartimento Sviluppo economico Attività Produttive e addirittura finge di non capire la semplice domanda il Dipartimento SIMU che si interessa della manutenzione delle strade di grande viabilità a cui la Colombo appartiene.

A questo punto siamo certi che l’arch. Flavio COPPOLA, direttore dei lavori per la MDS srl, e Mario BORELLI, rappresentante legale della Eurospin Lazio Spa, sapranno fornire una risposta all’esposto che invieremo alla Polizia Locale di Roma Capitale e per conoscenza ai diretti interessati.

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OSTIA, UN VILLAGGIO DELLO SPORT NATO IN 2 SETTIMANE

villaggio dello sportUn affidamento gratuito di 25.500 mq sul lungomare di Ostia dal 1 giugno al 30 settembre 2021, con uno stanziamento di 35mila euro per ospitare eventi collegati al Campionato Europeo di Calcio UEFA 2021. Questa, in sintesi, la manifestazione organizzata dal Municipio Roma X e chiamata”Villaggio dello Sport” che sarà realizzato presso la Spiaggia Libera S.P.Q.R. e le aree pubbliche comprese tra la Stazione Roma-Lido ‘Cristoforo Colombo’ e l’arenile antistante, una manifestazione che verrà assegnata alla Club Italia Eventi ASD.

La manifestazione è stata voluta da Giuliana DI PILLO e Paolo FERRARA con il sostegno attivo di Alessandro IEVA e Silvana DENICOLO’, poi approvata con delibera di giunta a novembre 2020 (doveva iniziare il 1 aprile 2021). C’era dunque tutto il tempo per fare un vero avviso di manifestazione d’interesse per selezionare sul mercato gli operatori economici interessati alla futura gara. Si è invece operato in modo tale da arrivare a pubblicare l’avviso solo il 21 aprile 2021 imponendo il 6 maggio come data di scadenza per la presentazione delle offerte (non proposte, come scritto nell’avviso). Sono così pervenute due sole offerte tra cui, per ultima, quella della Club Italia Eventi ASD, protocollata alle ore 14:57:10 del 6 maggio (un’ora prima della chiusura dell’ufficio protocollo). La prima offerta è stata esclusa, perchè mancante dello statuto societario, con Determinazione Dirigenziale n.1215 del 21.05.2021, da Carla SCARFAGNA, responsabile della Direzione Socio Educativa.

Ricordiamo che Club Italia Eventi ASD è la stessa associazione che ha organizzato il 16 agosto 2020 il torneo di beach soccer presso la spiaggia S.P.Q.R., un evento poi divenuto oggetto di esposto in quanto mancante delle necessarie autorizzazioni da parte dell’Agenzia delle Dogane.
E’ pertanto a questo punto solo una formalità l’aggiudicazione che il direttore del Municipio Roma X, Giacomo GUASTELLA farà nei prossimi giorni. La Club Italia Eventi ASD di Eugenio MARCHINA ha già pronto il nome del villaggio (“X Village”) ed assicura ‘arene’, ‘stadi della sabbia’, ‘aperitivi al tramonto’ e ‘dj set’.

area commercialeIl cuore dell’evento sarà l’area village, un concentrato di bancarelle, stand e palchi dove in mezzo ai punti ristoro si terrà la mostra fotografica di Pino RAMPOLLA, gli eventi musicali di Ostia in Musica, la rassegna “Cabaret Village” diretta dal comico Carmine FARACO nonchè ‘iniziative culturali’ di “Spazi all’Arte” e di “aDNA Collective” (quelli del discusso murales della stazione Lido Nord).

Tutto organizzato e pianificato ma non dovutamente pubblicizzato anche se forse qualcuno qualcosa prima ne sapeva. Tra questi, la Mundial Football Club (via Galatea 48, località La Rustica) una società sportiva dilettantistica specializzata nella formazione dei giovani calciatori il cui direttore generale è Claudio TORTOLANO, ex allenatore dell’Ostia Mare.
Non c’è alcun reato in quanto descritto, anche se sbalordisce la grande capacità di organizzare un evento in maniera così dettagliata in appena 2 settimane. Resta invece da valutare se il Municipio Roma X nelle persone sopra citate, abbia di fatto operato in termini di legge. Dopo l’aggiudicazione, pubblicheremo le carte in nostro possesso iniziando da un inquadramento urbanistico e patrimoniale del bene pubblico affidato.

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INFERNETTO, CROLLO VIA CECCAROSSI: ATTIVATO IL PREFETTO

Screenshot_20210524-152440Roma, 24 maggio 2021

OGGETTO: SECONDA INTEGRAZIONE: Esposto – pubblica e privata incolumità via Domenico Ceccarossi (Municipio Roma X) – crollo del manto stradale

Con riferimento al precedente esposto dell’11 dicembre 2020 e della successiva richiesta di intervento da parte del Prefetto , si intende per la seconda volta integrare quanto già narrato informando del cedimento del manto stradale in via Domenico Ceccarossi effetto della negligenza amministrativa del Municipio stesso, a danno della pubblica e privata incolumità.

PREMESSO

– che LabUr ha già segnalato, documentato e ottenuto da parte del Gruppo X Mare della Polizia Locale di Roma Capitale la chiusura di via Domenico Ceccarossi, per garantire la pubblica e privata incolumità dei cittadini;
– che il recente crollo del manto stradale non consente più l’ignavia e la negligenza finora dimostrata dal Municipio Roma X, nelle persone del presidente Giuliana DI PILLO, dell’assessore al patrimonio Alessandro IEVA, dell’assessore ai lavori pubblici Claudio BOLLINI e del direttore Giacomo GUASTELLA,

CONSIDERATO

– che l’uso pubblico di via Domenico Ceccarossi è accertato dalle condizioni effettive in cui si trova il bene, che dimostrano la sussistenza dei requisiti del passaggio esercitato “iure servitutis pubblicae” da una collettività di persone qualificate dall’appartenenza ad una comunità territoriale, della concreta idoneità della strada a soddisfare esigenze di interesse generale, come già stabilito in via generale dal Consiglio di Stato sez. V, n. 7831 del 1 dicembre 2003;
– che è in colpa la pubblica amministrazione che non provvede alla manutenzione o messa in sicurezza delle aree, anche di proprietà privata, latistanti le vie pubbliche, quando da esse possa derivare pericolo per gli utenti della strada, né provveda ad inibirne l’uso generalizzato, non essendo la natura privata di una strada sufficiente ad escludere la responsabilità dell’amministrazione comunale, come già stabilito in via generale dall’ordinanza n. 3216 del 7 febbraio 2017 della Suprema Corte di Cassazione,

VISTO

– che via Domenico Ceccarossi, seppure collaudata ma ancora strada privata, necessita di interventi urgenti per la messa in sicurezza;
– che si intende come sede stradale tanto la superficie esistente entro i confini viari, ovvero la carreggiata, che le relative fasce di pertinenza (banchine, golfi di fermata, isole di canalizzazione, fasce di sosta laterale, marciapiedi, parcheggi, piazzole di sosta e piste ciclabili);
– che via Domenico Ceccarossi è strada di collegamento alla viabilità principale, strada costituente dorsale di un agglomerato, strada di particolare interesse commerciale, strada con presenza di elevata densità abitativa ad intenso traffico veicolare nonché strada con forti flussi pedonali ai quali si devono garantire elementi di sicurezza e pubblica incolumità,

PRESO ATTO

– che altri Municipi di Roma Capitale, con il consenso degli organi dell’amministrazione capitolina centrale (Segretariato, Gabinetto del Sindaco e Ragioneria Generale) hanno preso in carico manutentivo strade private aperte a pubblico transito insistenti nel proprio territorio, come p.es. il Municipio VII (Deliberazione del Consiglio Municipale n.4 del 18 gennaio 2018)

CHIEDE CON URGENZA

→ un intervento dell’Ill.mo Sig. Prefetto di Roma, in qualità dei suoi poteri di vigilanza sulle Autorità amministrative operanti in Roma Capitale, affinché si sostituisca, adottando le misure del caso, non solo a comporre il contenzioso tra ACRU Infernetto e Municipio Roma X nel rispetto dei diritti dei frontisti proprietari e dei diritti diffusi e collettivi dell’utenza stradale tutta, ma soprattutto a sollecitare il Presidente, la Giunta e la Direzione Tecnica del Municipio VII di procedere alla presa in carico manutentivo di via Domenico Ceccarossi nonché di avviare le procedure presso il Dipartimento Patrimonio finalizzate alla attribuzione del suo Cod. IBU.

 

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INFERNETTO: CROLLA VIA CECCAROSSI

Screenshot_20210520-133759Dopo 5 anni di amministrazione Raggi, è crollata stamane via Ceccarossi tra l’ignavia degli uffici municipali e l’immobilismo della polizia municipale. Abbiamo già denunciato, documenti alla mano, questa storia forzando a tutela della pubblica e privata incolumità la chiusura del tratto di strada crollato e chiedendo l’intervento del Prefetto. Fosse dipeso dal Presidente del Municipio X, Giuliana Di Pillo, dalla Sindaca Virginia Raggi e dai suoi inutili Assessori, forse ci sarebbe scappato anche il morto. Denunceremo penalmente ogni responsabilità soggettiva di questo ennesimo disastro amministrativo.

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OSTIA, SKATE PARK: TUTTO REGOLARE?

IMG_20210514_150104L’impresa vincitrice, la C.E.V. Consorzio Edili Veneti Soc.Coop., ha fatto svolgere i lavori alla Pegaso Srl che però è risultata totalmente inesperta nella costruzione di skate park. Sono stati infatti assunti “in staff” lo spagnolo Sergi Arenas e lo slovacco Milos Ogurcak che a loro volta hanno coinvolto in differenti fasi anche manodopera italiana come Matteo Storelli e Simone Verona assieme a Giovanni Grazzani. Eppure l’impresa aveva dichiarato “di aver svolto in precedenza (ed in particolare nell’ultimo triennio 2016-2017-2018) lavori analoghi a quelli della presente gara con particolare riguardo alla realizzazione di impianti sportivi per sport rotellistici“.

Chiaramente i costi sono aumentati. Chiaramente andremo fino in fondo.

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SKATE PARK DI OSTIA: IL GIOCATTOLO DI PAOLO FERRARA E’ ROTTO

IMG-20210512-WA0008Un sindaco che scappa, un presidente municipale messo nell’angolo e un consigliere comunale, Paolo Ferrara (M5S), in primo piano, che gongola. Cittadini zero. Stampa zero. Dispiegamento di forze di Polizia.
E’ la triste storia dell’imbarazzante inaugurazione dell’opera pubblica dello skate park di Ostia avvenuta questa mattina dopo 2 anni dalla doppia posa della prima pietra a poche centinaia di metri dal dramma delle case ex-Armellini e Larex che abbiamo denunciato.

Ad Ostia, in 5 anni, Virginia Raggi non ha risolto alcun problema, ma alla chetichella stamane ha presenziato all’esibizione del giocattolo di Paolo Ferrara costato oltre 600mila euro. Sorto su area demaniale e ancora non collaudato, ad oggi neppure idoneo ad ospitare gare di rilievo nazionale, figuriamoci internazionali, per ammissione della stessa FISR– Federazione Italiana Sport Rotellistici, lo skate park ha anche distrutto un’area verde pagata dal Comune di Roma 400mila euro con un cantiere pieno di irregolarità.

In attesa di ricevere gli ultimi documenti per la denuncia formale di questo danno erariale di cui è responsabile in primis Paolo Ferrara, forniamo qualche riferimento urbanistico e amministrativo:

Opera Pubblica n.13 del Programma Integrato di Riqualificazione Urbana (PRIU) ‘Ostia Ponente’, ex art.2 legge n.179 del 17 febbraio 1992

· approvazione del progetto: DD 175 dell’8 settembre 2005
· ultimazione dei lavori comunicata al Dipartimento VI, 8° U.O., prot.n. 27151 del 6 dicembre 2007
· opera collaudata il 9 dicembre 2013
· atto unico di collaudo: 18 dicembre 2013 prot.124112 (attestata la corretta esecuzione di una “pista ciclabile lato ovest” e dell’impianto di irrigazione)
· approvazione dell’atto unico di collaudo: DD 1360 del 26 settembre 2014 a firma di Antonello FATELLO

 

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NUOVA OSTIA, CASE DI VIA MARINO FASAN: CONDANNATA DI NUOVO ROMA CAPITALE


1620730959100487-0Nuova condanna di Roma Capitale per la gestione degli immobili ERP a Nuova Ostia.

Il TAR dà ragione alla Larex SpA, proprietaria di quattro edifici a rischio crollo in Via Marino Fasan e scrive “Una vicenda paradossale” in cui gli immobili a rischio crollo sono nella detenzione e nella custodia di Roma Capitale che trascura da anni tale condizione, ma provvede ad intimare al proprietario, che non li detiene e non può accedervi, di eseguire i lavori di messa in sicurezza per privata e pubblica incolumità, non avendo neppure provveduto ad interdire l’accesso a tutte le aree ritenute a rischio per la pubblica incolumità”. 
Condannata Roma Capitale per difetto di istruttoria, travisamento dei fatti e manifesta contraddittorietà”. Ennesima criminale gestione di Roma Capitale dopo il caso delle ex case Armellini.

 La Larex S.p.A. aveva concesso in locazione a Roma Capitale quattro immobili siti ad Ostia – Roma in Via Marino Fasan per essere destinati ad alloggi di edilizia residenziale pubblica (ERP) con contratto del 1° ottobre 2001, definitivamente scaduto il 31 maggio 2013 (sentenza del Tribunale di Roma sezione 6^ civile n. 3166/2014 pubblicata il 7 febbraio 2014 e passata in giudicato). Gli edifici sono attualmente abusivamente occupati ed è in corso una relativa procedura di esecuzione di sfratto.
La società proprietaria ha fatto ricorso al TAR, ottenendone l’annullamento, della determina dirigenziale n. 249 del 4 agosto 2017 (prot. n. RK 5428) emessa dall’Ufficio Extradipartimentale Politiche della Sicurezza e Protezione Civile – Direzione Protezione Civile – Ufficio per la Sicurezza Statica degli Edifici Privati notificata in data 1° settembre 2017 avente ad oggetto “Disposizioni relative agli immobili siti in Ostia-Roma, Via Marino Fasan n. 9/15/23/29 – Mun. X”. Roma Capitale, in ragione delle “condizioni statiche degli edifici” e “considerato che la situazione degli immobili … potrebbe evolversi negativamente nel tempo, con il verificarsi di eventuali crolli e/o cedimenti”, aveva diffidato la Larex a: nominare un tecnico abilitato che accertasse le cause dei dissesti riscontrati dalla Commissione e ad individuare gli interventi o gli apprestamenti necessari al ripristino delle condizioni di sicurezza; a provvedere a far eseguire i lavori atti al ripristino delle condizioni di sicurezza; a disporre, nelle more di un intervento di puntellamento del solaio al primo livello, l’interdizione all’uso del piano interrato e del piano terra, ad esclusione degli accessi al vano scala”, nonché a “fornire … una relazione tecnica in cui fossero indicate le modalità di intervento che si intendono attuare e i tempi previsti per l’esecuzione dei lavori” e “eseguiti i lavori, … un certificato di un proprio tecnico, redatto su carta legale, attestante che … “è stato eliminato ogni pericolo per l’incolumità delle persone”.


La Larex ha dimostrato che la diffida era stata adottata a seguito di suoi ripetuti solleciti a Roma Capitale di procedere allo sgombero e alla restituzione degli immobili, in cui si evidenziava l’impossibilità di eseguire qualsiasi lavoro di messa in sicurezza per via dell’occupazione e degli abusi edilizi ivi presenti, come era stato accertato in sede di sopralluogo il 20 luglio 2017 dalla “Commissione per la verifica delle condizioni statiche degli edifici comunali o in uso al Comune”, alla presenza dei Vigili del Fuoco e della Polizia Locale nonché dei rappresentanti della Larex.
Il 3 ottobre 2017 la Larex comunica di essere disponibile, al fine di esimersi da ogni responsabilità in caso di rovina degli edifici, ad eseguire gli interventi richiesti, convocando per l’11 ottobre 2017 i competenti uffici comunali e la Polizia Locale affinché le prestassero la necessaria assistenza. Quel giorno viene messo a verbale la perdurante impossibilità di accedere ai locali e, dunque, a dar seguito alle prescrizioni indicate nella determinazione. La Larex a questo punto impugna gli atti del Comune per violazione degli artt. 56 e 94 del Regolamento generale edilizio del Comune di Roma (*), per eccesso di potere, per travisamento dei fatti, illogicità, incongruenza e contraddittorietà manifesta dei provvedimenti impugnati e carenza di istruttoria, avendo Roma Capitale omesso di valutare l’impossibilità della Larex di ottemperare alle prescrizioni indicate, essendole precluso l’accesso e l’intervento sugli immobili in rovina.

Roma Capitale a questo punto, incomprensibilmente e incredibilmente, si costituisce in giudizio e nella memoria difensiva del 2 febbraio 2018 sostiene la legittimità dei suoi atti riferendo che “a fronte delle oggettive difficoltà incontrate nel recuperare la disponibilità degli immobili e poterli quindi riconsegnare alla proprietà in ottemperanza alla sentenza del Tribunale di Roma n. 3166 del 7/2/2014”, sta “comunque ponendo in essere tutte le attività di sua competenza per sgomberare gli stessi e reprimere altresì i rilevanti abusi edilizi riscontrati, tra le cause “dello stato di ammaloramento e di pericolo in cui versano le palazzine”. Attività mai pervenute.

Il TAR a quel punto con ordinanza n. 659/2018 dispone che “l’Amministrazione valuti l’esigenza di assumere i provvedimenti del caso necessari a tutela della incolumità pubblica” e intima, oltre che alla proprietà e ad ogni altro soggetto coinvolto nella vicenda, di provvedere senza ritardo all’eventuale sgombero ed alla riparazione dell’edificio che minaccia rovina”.
E’ il 27 settembre 2018. La Larex deposita un atto in cui fa presente che l’amministrazione capitolina, pur a fronte di relativa diffida del 30 marzo 2018, non ha ottemperato al giudicato cautelare e chiede l’integrale esecuzione dell’ordinanza. Il TAR emette una nuova ordinanza (n. 10412/2018) e intima a Roma Capitale di provvedere senza ritardo come indicato nel provvedimento cautelare, nominando, per il caso di ulteriore inottemperanza, quale commissario ad acta, il Prefetto di Roma affinché provveda all’adozione di tutti gli atti a tal fine necessari. Il Prefetto, sollecitato dalla Larex ad attivare la procedura commissariale, con nota del 14 aprile 2019, nell’evidenziare come il Comune abbia posto in essere “attività … propedeutiche e indispensabili ai fini della liberazione degli immobili in questione” (censimento famiglie), chiedeva la concessione di una congrua dilazione del termine assegnato a Roma Capitale, al fine di consentirle il completamento delle iniziative intraprese. All’udienza pubblica del 5 giugno 2019 la causa viene rinviata su istanza congiunta di entrambe le parti, in ragione dell’esistenza di una trattativa per la soluzione transattiva del contenzioso in essere. Dopo oltre un anno, il 7 ottobre 2020, mentre le palazzine sono sempre a rischio crollo, la Larex avanza una nuova istanza perché le trattative sono fallite. Roma Capitale deposita una nuova memoria difensiva in cui dà atto di non aver ancora provveduto allo sgombero.
Udienza pubblica del 24 febbraio 2021. Roma Capitale viene accusata di aver del tutto omesso di considerare l’acclarata impossibilità per la Larex di poter accedere e intervenire sugli immobili in rovina. Sono passati 4 anni dal sopralluogo in cui la “Commissione per la verifica delle condizioni statiche degli edifici comunali o in uso al Comune” già attestava come “la quasi totalità del piano (interrato delle edifici) non è accessibile né visibile in quanto chiuso e occupato” e dove Roma Capitale non solo non aveva liberato gli immobili, ma si era sostanzialmente limitata ad intraprendere soltanto un’attività di censimento degli occupanti, peraltro ancora non ultimata, nonché a rendere delle mere dichiarazioni d’intenti circa la riconsegna degli stessi alla Larex. Nessuna attività di messa in sicurezza degli edifici nonostante i molti sopralluoghi gli ultimi eseguiti il 7 agosto 2020, il 30 settembre 2020 ed il 9 dicembre 2020, e nonostante il 28 agosto 2020 la Larex si fosse resa disponibile ad eseguire opere di “puntellamento” delle zone più ammalorate, poi non realizzate a causa del mancato intervento dell’amministrazione.

Il TAR in sentenza arriva a scrivere che la vicenda è “paradossale”. Infatti, se è vero che lo sgombero degli edifici richiede il trasferimento e la gestione di diversi nuclei familiari (assegnatari degli alloggi ERP, caratterizzati da varie fragilità sociali) sia sicuramente reso difficoltoso, il TAR rileva il carattere paradossale della vicenda, in cui gli immobili in rovina sono nella detenzione e nella custodia di Roma Capitale che trascura tale condizione, ma provvede ad intimare al proprietario che non li detiene e non può accedervi di eseguire i lavori di messa in sicurezza. Il TAR contesta che l’intimazione di Roma Capitale alla Larex sia viziata, oltre che per difetto di istruttoria e travisamento dei fatti, anche per manifesta contraddittorietà, in quanto caratterizzata da un elevato grado di non consequenzialità logico-giuridica rispetto ad altri atti della medesima amministrazione, tra i quali, innanzi tutto, la nota del 17 agosto 2017 (n. prot. QC22812) con cui il Dipartimento Patrimonio Sviluppo e Valorizzazione di Roma Capitale, all’esito del menzionato sopralluogo del 20 luglio 2017, richiedeva agli Uffici di Polizia Locale e al Dipartimento Politiche Abitative di Roma Capitale di procedere, ognuno per quanto di competenza, “all’immediato accertamento degli abusi posti in essere nel piano interrato sottostante gli edifici in questione che, come attestato nel verbale, sono nella quasi totalità chiusi ed occupati” ai fini “anche dell’identificazione degli attuali occupanti nonché della predisposizione degli atti necessari per l’immediato sgombero e contestuale riconsegna dei locali in esame, liberi da persone e cose, alla Proprietà al fine di consentire alla stessa l’esecuzione degli interventi di messa in sicurezza individuati dalla Commissione per la verifica delle condizioni statiche degli edifici comunali in uso al Comune. Inoltre, non ha interdetto l’accesso per tutte le aree ritenute a rischio per la pubblica incolumità”. Pur a fronte di tale indicazione, l’Ufficio Extradipartimentale della protezione civile di Roma Capitale, anziché adoperarsi in tal senso, cooperando con tutti i vari uffici comunali interessati nonché con la competente Polizia Locale al fine di gestire la situazione di grave rischio per l’incolumità pubblica, si è limitata a ribaltare sulla sola proprietà ogni relativa prescrizione, chiedendo a quest’ultima di eseguire tutta una serie di attività che quest’ultima non era in condizione di poter eseguire.
Per questo motivo il TAR ha annullato tutti gli atti impugnati di Roma Capitale e l’ha condannata a pagare le spese.

(*) delibera n. 5261 del 18 agosto 1934 e successive modificazioni, che individua il destinatario dell’intimazione a provvedere senza ritardo alla riparazione dell’edificio che minaccia rovina non necessariamente nel proprietario dell’immobile bensì in coloro che, al momento in cui si verifica la condizione di pericolo per la pubblica incolumità, abbiano la possibilità di disporre dell’immobile oggetto del provvedimento)
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INFERNETTO: IL PASTICCIO DELLA EX-PARROCCHIA DI SAN TOMMASO

san tommaso infernetto laburI locali di una ex-parrocchia del quartiere Infernetto del Municipio Roma X trasformati in oggetto da campagna elettorale. Commissioni, consigli municipali, articoli e interviste senza accorgersi del grossolano errore: il corpo centrale non è mai stato acquisito dal municipio che però, in questi giorni, ne vota il regolamento per la sua gestione. Lo ripetiamo: un incapace è capace di tutto.

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ISTANZA DI REVISIONE IN AUTOTUTELA
URGENTE

Roma, 10 maggio 2021

Oggetto: annullamento Deliberazione Consiglio Municipio Roma X n.38 del 22 aprile 2021 (ex-Parrocchia San Tommaso, sito in Roma, via Lino Liviabella 70, 00124 Roma)

Il sottoscritto dr.Ing. Andrea SCHIAVONE, presidente p.t. di LabUr – Laboratorio di Urbanistica (www.labur.eu), portatore di un interesse diffuso,

PREMESSO

– che in data 22 dicembre 2020 (prot.n. QC/129464) il Dipartimento Patrimonio e Politiche Abitative ha chiesto al Municipio Roma X nella persona del presidente Giuliana DI PILLO, di procedere alla regolarizzazione catastale della ex-chiesa e al frazionamento della particella terreni (foglio n. 1115 n.4793) in due aree, la prima da consegnare al Municipio e la seconda da consegnare “alla Città Metropolitana per uso scolastico” e riferita alla particella 4792 del foglio 1115;
– che in data 22 aprile 2021 il Consiglio del Municipio Roma X ha approvato lo schema di deliberazione n.38, firmato dal direttore del Municipio (Giacomo GUASTELLA) e dalla direzione Socio Educativa (Carla SCARFAGNA), sostenendo “che il Municipio ha acquisito dal Dipartimento Patrimonio di Roma Capitale il plesso dell’ex-Parrocchia San Tommaso, sito in Roma, via Lino Liviabella 70 (verbale di consegna protocollo n.129163 del 21 dicembre 2020), riferimenti catastali foglio n.1115, particella A, foglio 1115 particella 1071 sub 501, 1072 sub 501, 4379, 4793, 4792”

CONSIDERATO

– che nel verbale sopra citato è testualmente riportato che il Municipio Roma X non è mai entrato in possesso della particella 4792 in quanto “le odierne operazioni di immissione in possesso e consegna al Municipio Roma X sono riferite esclusivamente al locale destinato a ex Chiesa (foglio 1115, part. A), ai locali annessi destinati a servizi parrocchiali (foglio 1115 part.1071 sub 501, part.1072 sub 501, part.4379) e all’area contraddistinta al foglio 1115 part.4793 ovvero alla porzione di area come descritto nel paragrafo precedente”

SI CHIEDE CON URGENZA

di annullare in autotutela con effetto immediato la delibera in oggetto, con riserva di procedere nelle sedi giudiziarie preposte a tutela di un interesse diffuso.

 

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ESPOSTO PISTA CICLABILE TEVERE

IMG-20210503-WA0002LabUr-Laboratorio di Urbanistica ha presentato ieri un esposto al Ministero dell’Ambiente, all’Agenzia del Demanio e alla Regione Lazio sulla pista ciclabile del Tevere, banchine di magra sponda destra. E’ in corso un improprio dibattito politico circa la manutenzione della pista ciclabile sulla banchina del fiume Tevere in sponda destra mediante stesura di nuovo asfalto per circa 5km (da ponte Risorgimento a ponte Marconi). L’intervento ricade in area golenale interessando le banchine che, pavimentate con sampietrini e ricorsi di travertino, servono per consentire una migliore regimentazione dei deflussi che transitano nel tratto urbano in condizioni di magra. Tali banchine di magra, parte integrante del corpo idraulico del Tevere, sono anche un’opera di particolare pregio architettonico e storico. L’area di intervento è del Demanio dello Stato settore idrico e su di essa insistono le competenze in ordine idraulico della Regione Lazio. L’Autorità di Bacino fiume Tevere ha con chiarezza normato in data giugno 2008 le linee guida per l’assetto delle aree golenali del Tevere (PS5, NTA, All. E, sub All. 3, parte I). In tale documento l’ABT scrive: “un elemento di criticità delle previsioni urbanistiche è dovuto alla presenza di aree senza destinazione di Piano (c.d. “aree bianche”) che sono localizzate all’interno delle golene e comprese tra ponte Nenni e ponte Palatino. Tali aree coincidono sostanzialmente con le aree banchinate e la mancanza di una chiara destinazione urbanistica probabilmente può portare ad utilizzi non congrui per quelle aree” (pag.99). Questo dispositivo è successivo (e dunque non è stato, colpevolmente, applicato dall’amministrazione attuale) all’originaria istituzione della pista ciclabile in questione e oggi in manutenzione, avvenuta con Deliberazione della Giunta Comunale di Roma n. 1055 del 22 settembre 2000, cioè per il Giubileo e istituita da Veltroni senza alcun richiamo giuridico e alcun controllo da parte degli organi preposti. Dunque l’attuale amministrazione capitolina non ha rispettato la normativa vigente, violando anche gli elementari principi di tutela ambientale, rendendo, ad esempio, non permeabile con la stesura dell’asfalto l’area soggetta all’intervento, ignorando dunque per incompetenza la necessaria valutazione delle norme e indirizzi del Piano di Assetto delle Aree Golenali sopra richiamato. Non è accettabile che si continui in modo disinvolto a fare un uso improprio dei fondi di manutenzione stradale a Roma dirottandoli, come in questo caso, su una pista ciclabile che non è su strada ma in area golenale, cioè a tutela assoluta, che dunque non è di competenza della Polizia Municipale di Roma Capitale. Per altro, si tratta di un’area mai data in concessione al Comune da parte della Regione Lazio e dove non si è nemmeno operata una manutenzione, ma addirittura impiegato i fondi per realizzare anche dei pezzi di tracciato nuovi. Per altro, questa operazione avviene ad un mese dall’apertura del Tevere Expo’. E’ evidente che le cose sono due: o la pista apre a maggio per poi essere chiusa a giugno o le bancarelle saranno spostate su sponda sinistra, ma non c’è traccia di alcun atto amministrativo in tal senso. Per questa ragione LabUr-Laboratorio di Urbanistica, ha chiesto un intervento urgente a tutela di un interesse pubblico che non può essere mercificato con lo scontro politico e la propaganda di bassissimo profilo già in atto in vista delle prossime elezioni amministrative di Roma Capitale d’Italia.

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